Milano
Gesù è morto di nuovo a Crans-Montana
Ci sono morti che chiamano il destino e morti che chiamano un colpevole. A Crans-Montana molti giovani sono morti non per una fatalità, non per un capriccio del cielo, ma per una vecchia, antica, modernissima divinità: il Dio denaro

Gesù è morto di nuovo a Crans-Montana
Ci sono morti che chiamano il destino e morti che chiamano un colpevole. A Crans-Montana, in mezzo alle montagne che promettono aria pura e vacanze di lusso, Gesù è morto di nuovo insieme a quei ragazzi, mentre il fuoco divorava prima la carne e poi l’anima.
Non per una fatalità, non per un capriccio del cielo, ma per una vecchia, antica, modernissima divinità: il Dio denaro. Quello che non chiede sacrifici rituali, ma pretende risparmi; che non promette salvezza, ma rendimenti; che non perdona, perché non crede nel perdono, solo nei bilanci.
È una morte senza croce e senza chiodi, ma non meno crudele. La negligenza non ha il volto feroce dell’assassino: indossa la giacca della normalità, parla la lingua dell’efficienza, si nasconde dietro procedure e responsabilità diluite come acqua nel vino. Così, quando accade l’irreparabile, nessuno è colpevole. E proprio per questo lo sono tutti.
In quel teatro ovattato di neve e chalet, dove il lusso dovrebbe comprare anche la sicurezza, si è consumato un sacrificio inutile. Angeli che potevano essere salvati sono morti. Non perché mancassero le conoscenze, ma perché mancava l’attenzione. Non perché non si sapesse cosa fare, ma perché qualcuno ha deciso che costava troppo farlo.
Eppure, mentre lassù si sbagliava, quaggiù — in quell’Italia che amiamo insultare per sport nazionale — accadeva il contrario. All’Ospedale Niguarda, i soccorsi hanno fatto quello che sanno fare meglio: lavorare. Senza proclami, senza eroismi da copertina, con la sobrietà di chi considera il dovere una cosa normale. Medici e infermieri hanno accolto, curato, tentato. Hanno messo competenza dove altri avevano messo superficialità, metodo dove altri avevano lasciato spazio al caso.
È la compostezza italiana, spesso vituperata, che emerge nei momenti decisivi. Quella che non si vanta, non si esibisce, non chiede applausi. Fa. E basta. Una professionalità silenziosa che regge il Paese quando le luci si spengono e restano solo le responsabilità.
Crans-Montana resterà un nome elegante, una cartolina patinata. Ma su quella neve resta una macchia che non si scioglie: l’idea che si possa risparmiare sulla prevenzione, sul tempo, sulla vita. Gesù è morto di nuovo perché qualcuno ha confuso il prezzo con il valore. E quando succede, non è mai una fatalità: è una scelta.
L’Italia, intanto, ha risposto come sa. Con dignità. Con mestiere. Con umanità. In silenzio. E forse, se un giorno smetteremo di vergognarci di questa normalità operosa, capiremo che il vero miracolo non è camminare sulle acque, ma continuare a fare bene il proprio lavoro, anche quando nessuno guarda.












