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Giusto processo e tempi ragionevoli. Il convegno di Italia Stato di Diritto

Giusto processo e tempi ragionevoli. Il convegno di Italia Stato di Diritto

"Giusto processo penale e tempi ragionevoli. Una sfida per il Parlamento". Detta così sembra quasi un ossimoro triplo: giusto processo, tempi ragionevoli, sfida parlamentare. Eppure il titolo del convegno presso la Sala Stampa della Camera dei deputati organizzato da Italia Stato di Diritto, l'associazione presieduta dall'avvocato cassazionista milanese Guido Camera, nasconde una vena di ottimismo che non si esaurisce. E dunque, ne parlano con Camera il senatore Andrea Ostellari, presidente leghista della commissione giustizia del Senato; l'onorevole Mario Perantoni, pentastellato, presidente della commissione giustizia della Camera; la senatrice Anna Russomando, responsabile giustizia del Pd e Maurizio Lupi, presidente di Noi per l'Italia. Lo streaming è disponibile su https://italiastatodidiritto.it

Avvocato Camera, la sfida di un giusto processo dai tempi ragionevoli è una sfida per il Parlamento oppure per giudici e avvocati?
In realtà oggi è una sfida per il Parlamento, oltre che per tutti noi. Con il varo del PNRR il Parlamento ha una enorme responsabilità. E' stata composta una commissione autorevolissima presieduta da Lattanzi che a metà maggio ha lanciato una serie di proposte che dovrebbero tradursi in iniziative legislative per la modifica del disegno di legge di riforma penale a firma dell'allora guardasigilli Bonafede.

Facciamo un passo indietro.
All'inizio del 2020 il governo 5 stelle-Pd approva la riforma del processo penale. Poi il governo è cambiato: oggi la nuova maggioranza ha approvato nuove linee di riforma e con l'Europa si è impegnata ad approvarle entro il 31 dicembre per poi procedere con i decreti attuativi entro il 2022.

La nuova commissione ha fatto il suo lavoro. Ora la palla passa al Parlamento.
La riforma proposta dalla commissione Lattanzi è molto diversa dalla riforma Bonafede. Si propone di tagliare il 25 per cento della durata dei processi nel giro di cinque anni. Cambia moltissimo la fisionomia del processo penale. E' una grande sfida.

Come pensa di riuscire a centrare l'obiettivo?
La proposta è divisa in tre parti. Prima di tutto chi dimostra ravvedimento o risarcisce può essere premiato con tutta una serie di percorsi di giustizia riparativa.
La seconda parte riguarda il riti alternativi: il patteggiamento viene realmente incentivato. Viene abolito l'appello del pubblico ministero e della parte civile contro le sentenze di proscioglimento.
Poi viene modificata la norma sulla prescrizione della Spazzacorrotti e viene introdotto un principio di temperamento per l'obbligatorietà dell'azione penale, con l'individuazione di priorità da parte del Parlamento e dal Csm. Questo è un punto dibattuto.

Abbiamo visto decine di riforme tentate, perché questa volta potrebbe essere quella giusta?
Perché la proposta è organica ed è conforme a una serie di principi già rodati dalla giurisprudenza. E poi perché disegna un processo equilibrato e giusto, dove le esigenze di efficientemento convivono con quelle di garanzia. Non tutto è condiviso tra le varie forze politiche, ma il Parlamento serve a questo: a dibattere e trovare una sintesi. E poi i fondi del PNRR sono legati alla riforma della giustizia, che è uno dei problemi anche per la credibilità dell'Italia a livello internazionale. Oggi abbiamo pendenti davanti al tribunale monocratico circa 640mila procedimenti penali su un totale nazionale di 1600 mila. Nel quadriennio 2015-2019 le condanne sono state in media del 41 per cento del totale. A fronte di circa il 60 per cento di archiviazioni. Abbiamo un problema e dobbiamo risolverlo.

Andrà a firmare per il referendum?
Personalmente io andrò convintamente a firmare per i referendum anche se come associazione non abbiamo preso una posizione. Però capiamoci: referendum e riforma del codice di procedura penale sono due cose diverse, riguardano aspetti diversi. Unificare le cose è sbagliato.

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