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Milano
A Milano rinasce il centrodestra

Si è vero, è presto. A Roma l'attività non è ripresa, la discussione sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale è ancora in corso, di aggiustamento delle politiche economiche ancora non si parla in misura ragionata, in attesa del primo intervento del Ministro Padoan. Eppure martedì il Premier, che sulla tempistica delle sue uscite è sempre attento, che sulla logica del #passodopopasso ha costruito la sua fortuna, una cosa l'ha detta: le stime sulla crescita non vanno bene, sono troppo basse, rimedieremo.

Matteo Renzi ha ragione e come d'abitudine non si nasconde dietro un dito: il punto debole del suo governo e' esattamente l'efficacia delle scelte adottate su economia e bilancio. Legge di stabilità, dunque. Ma non solo. Possiamo pensare davvero che la cifra delle politiche economiche per la ripresa si consolidi in un unica manovra di finanza? Ovviamente no. Parimenti vi è la riorganizzazione dei modelli aziendali in atto o annunciata, la scelta strategica sul rapporto pubblico privato successiva alla recente sentenza del Consiglio di Stato, la funzione che le nostre grandi imprese tratteranno per se' nei mercati e il ruolo delle reti aziendali in termini di community da sviluppare. Se siamo d'accordo, e' difficile non vedere un processo di riorganizzazione in atto nel modello economico ambrosiano. In altri tempi Forza Italia nasce e ha successo assecondando un'altra fase di riorganizzazione della città, dovuta anche li a rivolgimenti politici qualificanti come quelli a cui abbiamo assistito recentemente.

Parimenti oggi il centro destra si trova davanti alla capitale economica d'Italia disposta a indicare nuovamente la via e a farlo a prescindere dalla politica. Se a Matteo Renzi il processo in corso pare chiaro, nonostante il Pd locale, il centrodestra non sembra per nulla in partita. Eppure non c'è stato dirigente, mesi fa, che non abbia detto che si rinasce a Milano, che non abbia posto nel voto delle amministrative del 2016 la chiave di volta per chi si candida ad essere alternativa di governo a Renzi e al Pd. Se questo è, quanto reale peso ha la diatriba primarie si primarie no? Chi ha risposto all'appello di Berlusconi prima e Formigoni subito dopo su progetto, programmi e profilo del centro destra? Quale riflessione fa Matteo Salvini sul rapporto che intercorre tra la costruzione di consenso "militante" e quella che permette di governare Milano Capitale? E ancora, il Presidente della Regione evoca un patto tra governatori, sebbene esso sia oggi limitato a Liguria e Lombardia, e certamente nel quadro dei rapporti Stato Regioni e' una strada fisiologica, ma su che cosa si fonda questa convergenza? Se fosse puramente sul peso politico interno ad una coalizione, sarebbe davvero ben poca cosa. Possibile che in un rapporto di bilancio tra Stato e Regioni su cui lungamente si è giocato un rapporto di forza propagandistico, come oggi sul tema immigrazione, non interessi ai governatori un modello rinnovato della Cassa Depositi e Prestiti, per esempio? E infine in autunno il PPE va a congresso...

Eppure nonostante in molti si straccino le vesta o facciano a gara nel citare De Gasperi, pare che di quest'appuntamento si siano accorti solo il Presidente della Repubblica e il Cardinal Bagnasco. "Far crescere l'Italia per costruire un'Europa più forte" rimane lo slogan che proposi per la campagna elettorale di Mario Monti, si va a congresso del PPE, si vota nella locomotiva economica del Paese, ma i partiti di centro destra ad oggi non ne vedono i nessi. Eppure un pezzo sempre più crescente di società tedesca, a partire dalla Baviera, studia il modello di welfare ambrosiano metropolitano. A prescindere dalla politica. Il centrodestra che nasce a Milano e' quello che determina le prossime elezioni politiche. Forse, per citare Luciano Violante al meeting di CL, vale la pena non banalizzare.

Silvia Davite

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