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Milano
Il killer di don Roberto, irregolare e con manie di persecuzione
Don Roberto Malgesini

Il killer di don Roberto, irregolare e con manie di persecuzione

(di Manuela D'Alessandro per Agi) Davanti alla Chiesa di San Rocco, la sua Panda grigia era colma, come sempre, di biscotti, brioche e caffe'. Don Roberto Malgesi stava per iniziare alle sette di una mattina di sole il suo consueto giro di colazioni per i poveri di Como quando uno degli uomini in difficolta' che sfamava e aiutava da tempo, tanto da avergli procurato un avvocato per difendersi nei processi in cui era imputato, lo ha avvicinato. Non e' ancora chiaro cosa abbia detto, una fonte investigativa riferisce che avrebbe chiesto al religioso del ghiaccio, pronunciando poi delle frasi senza senso. Di certo lo ha colpito al collo con un grosso coltello da cucina procurandogli piu' ferite, risultate mortali. Col sangue sugli abiti, lasciando ampie chiazze per terra nel tragitto, si e' presentato alla vicina caserma dei carabinieri dichiarando di avere ucciso il prete amatissimo dagli ultimi che hanno dato vita per tutto il giorno a una sorte di 'processione', tra lacrime e urla di dolore, davanti alla canonica.

Radhi Mahmoudi era irregolare in Italia dal 2014. Arrivato nel 1993 dalla Tunisia, si era sposato con una donna italiana e lavorava. Poi, si era sgretolato tutto. Si era separato, non lavorava più, dormiva nella parrocchia di Sant’Orsola e vagava per la città sempre con uno zaino in spalla e un vecchio cellulare, ora sotto sequestro. Spesso la colazione gliela portava proprio don Roberto. Condannato in via definitiva per estorsione e maltrattamenti in famiglia, aveva visto scivolare via anche il permesso per stare in Italia. Non risulta che fosse radicalizzato o avesse legami con ambienti di terrorismo.

Era destinatario di due provvedimenti di espulsione rimasti sulla carta. Il primo, nel 2018, che aveva impugnato e, per questo, riferiscono dalla Questura, i tempi per l’esecuzione si erano dilatati fino al 2021. Il secondo, datato aprile 2020, non era stato eseguito per via del blocco dei voli determinato dal Covid. Era uno dei tanti ‘ultimi’, non affetto da disturbi psichiatrici accertati da medici ma che, riferisce chi lo conosceva, “soffriva di sbalzi d’umore e manie di persecuzione”, che don Roberto, 51 anni, seguiva con devozione da anni. Durante l'interrogatorio, Mahmoudi ha 'giustificato' il suo gesto affermando  di essere vittima di un complotto per farlo tornare nel suo Paese d'origine.

Stefano e Pietro sono due persone in difficolta' che hanno dormito per diverso tempo nella parrocchia di San Rocco, la chiesa davanti alla quale il prete e' stato accoltellato. "Una sera - racconta all'AGI il primo - gli ho detto che avevo bisogno delle scarpe perche' non ne avevo. Il giorno dopo si e' presentato con un paio di scarpe nuove, c'era ancora lo scontrino nella busta. Gli chiedevo quando andava a dormire perche' di notte preparava le colazioni da portare in giro sulla sua Panda grigia, lui rispondeva un paio d'ore al pomeriggio". "Era una persona eccezionale - dice in lacrime Jasminka, una donna croata in Italia da molti anni - gli dicevo sempre che non mi sembrava neanche un prete. Le mie amiche spesso si sono rivolte a lui perche' avevano problemi. Gli procurava cibo e vestiti, tutto quello di cui avevano bisogno". Alla fine dell'anno scorso quando il sindaco aveva vietato la distribuzione di alimenti sotto ai portici ai poveri tra le proteste della Caritas, i volontari del gruppo da lui guidato avevano continuato a nutrirli e la Polizia Locale gli aveva inflitto una multa, poi 'archiviata'. "Non aveva reagito - ricorda chi gli stava vicino - niente commenti, ne' interviste. Non ne ha mai concessa una sebbene fosse molto popolare".

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