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Il virus che distrugge le nostre certezze. Dopo Lehman, crolla tutto

Il virus che distrugge le nostre certezze. Dopo Lehman, crolla tutto

"Accoronati", la  nuova rubrica di Affaritaliani.it Milano. Di Francesco Francio Mazza

La notte del 15 settembre 2008, quella del crack Lehman Brothers che diede il via alla crisi finanziaria più grande dagli anni ’30, fu la notte in cui scoprimmo che la stragrande maggioranza di libri e manuali di economia che avevamo studiato a scuola potevano tranquillamente essere buttati giù per lo scarico del cesso.
Il momento in cui l’America, attraverso la Fed, si vide costretta a intervenire con un piano da 3 triliardi di dollari per salvare il dollaro, coincise con la fine del libero mercato così come lo avevamo inteso dai tempi di Adam Smith. Non c'era nessuna fantomatica “mano invisibile: il sistema era marcio fino al midollo e nessuno poteva farci nulla.
La spiegò bene l'economista Michael Pierce alla CNN: “Se prendeste i più grandi economisti della Terra nel 2007 e li portaste nel 2018, mostrando loro come in dieci anni le banche centrali abbiano pompato 9 triliardi di dollari nell'economia globale per rianimarla, peraltro senza riuscirci, nessuno vi avrebbe creduto. Nessuno”.
Con la conclusione, ieri, della settimana peggiore di Wall Street dal 2008 a questa parte, salutiamo la definitiva dipartita di altre teorie che gli economisti di tutto il mondo – dai più prestigiosi fino ai buffoni che su Instagram promettono guadagni facili – consideravano alla stregua di dogmi inoppugnabili.
La Fed, per la prima volta, azzera tutti i tassi di interesse – ovvero: se chiedete oggi un prestito in banca ve lo concedono gratis, senza interesse – e Wall Street crolla. L'oro, che dovrebbe essere un bene rifugio, è in discesa. I bond e tutti gli altri investimenti considerati “sicuri”, tra un rimbalzo e l’altro, scendono in picchiata.
Alla faccia dei manuali di economia il mercato agisce come un animale ferito, in preda al panico più nero. Si vende tutto, si vende subito, l’unico intento è accumulare cash per comprare provviste e armi per poi chiudersi in casa.
L’unica teorica salvezza (come nel 2008) è rappresentata allora dall’intervento statale, i 750 miliardi di euro messi in campo dalla BCE, il triliardo di dollari di cui parla Trump, la nazionalizzazione di interi settori industriali. Forse non sarà abbastanza, si dovrà spendere ancora, ma come nel 2008 prendiamo atto del tempo buttato, in gioventù, a studiare teorie completamente inutili, che alla prova dei fatti si sono liquefatte come neve al sole.
Viene in mente un meraviglioso pamphlet del 1999, “Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli”, del francese Bernard Maris, anch’egli economista, una delle menti più fini del nostro tempo ucciso dall’Isis nell’agguato alla redazione di Charlie Hebdo del 2016.
Il libro che, per primo, sosteneva profeticamente che negli anni a venire, avremmo compreso la fragilità di un sistema cresciuto a dismisura negli ultimi decenni del Novecento, basato su una serie di menzogne mascherate da rassicuranti teorie.
Maris diceva che il prezzo sarebbe stato “drammatico”. Nemmeno lui, probabilmente, immaginava di aver avuto ragione fino a questo punto.

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