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Milano
La candidatura di Guido Camera: "Portare la giustizia fuori dal palazzo"
Guido Camera

C'è un fascio di energia sotterranea nella voce di Guido Camera. Avvocato penalista, appassionato di temi di comunicazione e di etica, è candidato al Consiglio Direttivo della Camera Penale di Milano, per le elezioni che si svolgeranno lunedì e martedì prossimi.

Dietro la sua candidatura c'è la volontà di aprire l'associazione. E infatti ci sono 16 candidati per 9 posti. Come si è arrivati a questo punto?
Una premessa è d’obbligo: l’impegno dell’Avvocatura penale milanese in favore del diritto di difesa e del ruolo del difensore nel processo penale, a tutela dei diritti, ha una storia di autorevolezza e forza che, credo, abbia pochi eguali. La nostra Camera Penale, fondata a metà degli anni 80, ha visto attivi con passione ineguagliabile i migliori avvocati milanesi. La candidatura di 16 avvocati per 9 posti nel Consiglio Direttivo - tutti estremamente validi e preparati, e che soprattutto hanno trovato una piena convergenza sui punti principali del programma, pubblicati sul sito www.camerapenalemilano.it- è la migliore dimostrazione della vitalità dell’associazione e della volontà di aprirla sempre di più, soprattutto ai giovani che si avvicinano alla nostra amata professione: i praticanti e gli avvocati alle prime armi, purtroppo, a causa dei grandi numeri, sempre più spesso non possono beneficiare, come accaduto a noi in passato, del contatto quotidiano con grandi Maestri, che possano spiegare con il loro esempio la funzione sociale dell’avvocato. Io ricordo con affetto, che il mio amico Michele Saponara, quando era presidente dell’Ordine degli Avvocati, regalava ai giovani l’ “Elogio dell’avvocato scritto da un giudice”, di Piero Pajardi, in cui questo illustre magistrato (fu presidente della Corte di Appello di Milano) scriveva di nutrire “la massima convinzione che l’avvocato sia il primo e più importante, spesso l’unico, tutore della persona umana”.

Quali sono gli obiettivi? Solo elettorali?
L’obiettivo iniziale che si è posto il cammino iniziato a maggio era quello di evitare una competizione elettorale con “liste bloccate” che potevano allontanare gli elettori dalle urne, dando l’idea di percorsi già stabiliti, o poco aperti a nuovi ingressi. L’abbiamo già conseguito, anche grazie alla voglia di mettersi in discussione dei componenti del Direttivo uscente, che con entusiasmo hanno deciso di affrontare la sfida posta da altre candidature, altrettanto autorevoli, che in ogni caso daranno vita a un Direttivo molto autorevole.

La Camera Penale ha davanti una sfida difficile: la giustizia è sempre un tema caldo. E gli avvocati spesso sono nell'occhio del ciclone.
La giustizia è un tema caldo nella misura in cui ci si sottrae da analizzare quelli che sono i suoi veri problemi e si lascia spazio a un facile giustizialismo per cercare visibilità o credito politico. Purtroppo, la nostra esperienza ci insegna che giustizialismo e approssimazione spesso vanno di pari passo e producono solo leggi dal sapore meramente simbolico ma totalmente inutili per il sistema giudiziario: un esempio eclatante è la recente riforma della prescrizione, ovvero una legge nefasta e stigmatizzata da tutti gli operatori del diritto perché – oltre a essere figlia di un approccio per me culturalmente inaccettabile - avrà unicamente l’effetto di intasare il sistema giudiziario di cause bagatellari. I problemi che ci interessano, in quest’ottica, non sono tanto quelli dei processi che vanno sulle pagine dei giornali, ma soprattutto di quelli che si celebrano tutti i giorni nelle aule di giustizia senza clamore. Noi siamo convinti, prima di tutto, che la giustizia penale non debba risolversi in esibizione di statistiche per dimostrare che è efficiente; al centro ci deve essere una decisione emessa da un giudice terzo e imparziale, a seguito di un processo in cui il ruolo del difensore sia valorizzato come impone la Costituzione. Per raggiungere questi obiettivi, noi investiamo molto sulla formazione dei difensori penali, per garantire loro una preparazione idonea a esercitare quello che per me è uno dei mestieri più affascinanti, ma difficili, che ci siano. Anche i diritti dei detenuti e la situazione carceraria sono per noi temi prioritari, secondo quella che è la funzione rieducativa della pena prevista dalla nostra Carta Costituzionale.

Chi sarà il presidente?
Non lo so e, per certi versi, mi importa relativamente. Tutti i candidati hanno le credenziali per farlo, e sono certo che non ci saranno problemi a individuarlo tra chi verrà eletto. Il nostro è un lavoro collettivo, il presidente avrà il compito di tradurre in sintesi il pensiero comune, dando ampio spazio anche a ciascuno dei componenti del Direttivo.

La Camera Penale ha anche una funzione "politica". Come si fa a portare il tema della giustizia giusta fuori dal Palazzo?
La Camera Penale lo sta già facendo - dialogando con le scuole, gli istituti di pena, la magistratura, le autorità cittadine - e invito tutti i lettori a consultare il suo sito per capirlo. Ora dobbiamo impegnarci sempre di più sui social, e abbiamo perciò previsto punti specifici del programma sul tema della comunicazione all’esterno. Oltre a questo, il mio sogno sarebbe organizzare presto - coinvolgendo l’Unione delle Camere Penali e le forze politiche - una grande manifestazione a Milano contro la prescrizione infinita, in cui si mettano a fuoco i veri problemi della giustizia e si facciano proposte veramente utili e concrete. La storia d’Italia ha sempre avuto in Milano - città di Cesare Beccaria - una forza propulsiva incredibile. Questa mi sembra un’altra occasione per dimostrarlo.

fabio.massa@affaritaliani.it

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