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Milano, la Cgil a Sala: “Controllo pubblico dei dati"
Massimo Bonini

Milano, la Cgil a Sala: “Controllo pubblico dei dati"

di Daniele Bonecchi

Mentre impazza lo scontro tra i colossi delle reti e gli Usa lanciano l’offensiva contro la Cina, via Huawei - proprio quando il colosso delle tlc cinesi chiede al tribunale statunitense di dichiarare incostituzionale il divieto imposto alle aziende americane di acquistare le sue apparecchiature di rete - a Milano, capitale smart city la Cgil propone a Sala un controllo pubblico dei dati. Perché “è un modo per salvaguardare la libertà dei cittadini”, dice Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro, in una intervista ad Affaritaliani.it Milano. 

Quali sono i rischi che corrono i cittadini, visto che noi tutti ci muoviamo in rete, ogni momento, riversando una infinità di dati personali anche sui social?

“Milano è la prima smart city d’Italia, questo vuol dire che il digitale è entrato anche nel governo della cosa pubblica. Quindi crediamo che il tema dei dati dei cittadini connessi al digitale debbano essere trattati come una normale infrastruttura: come il gas, l’acqua, l’energia elettrica. Anche perché vediamo una serie di rischi, il primo è che possano essere altri a decidere il governo del territorio, l’esempio classico è quello di Airbnb, che rischia – se non governata in un rapporto di trasparenza - di alimentare la speculazione edilizia”.

Parliamo del cuore della nuova economia ma cosa propone la Cgil?

“Facciamo una proposta semplice: una governance pubblica che guidi le reti, le infrastrutture e le piattaforme digitali. Tutto questo si collega al lavoro, per noi molto importante, perché sappiamo che si traduca nel precariato. Chiediamo trasparenza e che i cittadini tornino ad essere padroni della gestione dei loro dati. Nel mondo che cambia, soprattutto a Milano che (ce lo dice il voto alle europee) rischia di essere il baluardo delle difese democratiche, il tema del governo dei dati riguarda la difesa della democrazia”.  

Ci sono esperienze simili in Europa?

“Ci sono diverse città europee che si stanno muovendo, a partire da Barcellona che ha il modello migliore. Dove è nato una specie di new deal per il controllo dei dati digitali. Occorre rendere fruibile tutto ciò che una città può governare, per migliorare la qualità dei servizi stessi. È un concetto che oggi sfugge è per questo che chiediamo al comune di farsene carico perché altrimenti Milano rischia di essere la città migliore d’Italia ma in ritardo verso questi processi verso i quali tante città europee hanno iniziato un percorso nuovo”.

Come si misura la vostra proposta di fronte allo scontro tra i grandi operatori planetari, tipo Huawei?

Il tema della battaglia intorno a Huawei, tra Stati uniti e Cina è una cosa lontana dalle nostre proposte, è decisamente su di un altro piano. Però oggi il cittadino fruisce dei servizi digitali attraverso gli smartphone, e quindi da lì passano le abitudini e le scelte dei cittadini che restano nella cerchia ristretta del le aziende, Microsoft, Google, Huawei. La nostra proposta è di aprire quel capitale facendolo uscire dalla cerchia privata per cui si arricchisce solo alla singola impresa ma di renderlo fruibile a tutti”.

Un esempio, per capire cosa va tutelato?

“Se io, con un cellulare utilizzo gli strumenti di mobilità, che sia un car sharing, che sia l’Atm o anche per prenotare i biglietti, tanto da far vedere come mi muovo sul territorio, ecco quello dovrebbe essere un dato a disposizione della pubblica amministrazione. Ma quello che conta, è che il cittadino deve avere la possibilità di scegliere che uso fare dei suoi dati. Dove sono andato, a che ora e come, solo il cittadino può decidere se quei dati possono essere utilizzati”.

Si tratta di una scelta importante, destinata a rendere più trasparenti le scelte, come ottenere il risultato?

“Il tema è trasversale, non vale solo per un operatore cinese, riguarda tutti e sicuramente interroga la collettività. La politica è in ritardo, fa solo una battaglia commerciale. Noi siamo fuori dalla logica commerciale dentro un contesto diverso. Faccio un esempio: oggi i cittadini conoscono la qualità dell’acqua che usano che bevono, ecco allo stesso modo deve sapere che e da chi vengono usati i suoi dati. E un bene comune da salvaguardare”.

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