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La sinistra che odia Milano. Provenzano, pro e contro. Analisi

La sinistra che odia Milano. Provenzano, pro e contro. Analisi

C'è una sinistra che odia Milano. E c'è Milano che inizia a pensare che farsi odiare non è la cosa giusta. Così, in questo fil rouge, tutto si tiene. Settimana scorsa, nel week end, va in scena l'evento del Pd milanese che Pierfrancesco Maran aveva spiegato puntando tutto sul concetto di rete di territori contro le solite correnti che arraffano tutto. Maran, lucidamente, aveva anche detto che era tempo che Milano non si mettesse alla testa di nessuno, ma al servizio di tutti. Insomma, niente spocchia, siamo milanesi. Un bel cambio di mood rispetto a un'altra frase - in altro contesto - pronunciata casualmente dallo stesso assessore: "A Milano non si fa così". E il non si fa così era riferito a un tentativo di corruzione. La verità è che Milano, e la sinistra di Milano, in questi anni ha brillato. Intorno si perdeva, a Milano la sinistra vinceva. La Lega e il Movimento 5 Stelle, negli scorsi anni, a Milano hanno trovato una terra difficile. Quella "terra ostile" che un tempo Marco Alfieri imputava alla sinistra, è diventata terra fertile e fortino. Il problema è che nel resto d'Italia la riscossa della capitale morale dopo i lunghi anni della crisi, è stata vissuta con insofferenza. Odio, quasi. La spocchia non si fa amare. Il resto d'Italia stenta e Milano invece brilla. Lotta di classe per una sinistra che progressivamente - e l'alleanza con il Movimento 5 Stelle la dice lunga - ha spostato il proprio baricentro e le proprie istanze nel centrosud. E non è un caso che quando bisogna fare i governi, sono gli esponenti del centrosud come Peppe Provenzano che vengono chiamati a governare. Non quelli di Milano, pur validissimi e vincenti. Colpisce che a pronunciare le parole, pesantissime, sia stato un esponente come Provenzano che è stato ed è esponente politico estremamente vicino a uno degli ideologi della giunta Sala, ovvero l'ex assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino. Che con Affaritaliani.it Milano è assai stringato, ma efficace: "Son convinto non si sia fatto capire, che ci sia stato un fraintendimento.  Il tema è come cooperare assieme. Di Milano non si può fare certamente a meno. E il ministro lo sa". Poi, nella serata, Provenzano amplia il discorso e chiarisce. Chi legna duro è Franco D'Alfonso, ex ideologo degli arancioni di Pisapia: "Ma uno come il ministro Provenzano, che è arrivato al governo non sa nemmeno come e perché, che nella sua per fortuna giovane vita ha lavorato poco più di Di Maio, che si trova nientepopodimeno che a doversi occupare del Mezzogiorno d'Italia dopo Barbara Lezzi avendo perlomeno letto qualcosa di Nitti e Salvemini, con il problema di Taranto al culmine della crisi, non ha niente di meglio da fare che farsi una gita a Milano per sdottorare le banalità meridionaliste piagnone che in realtà diceva anche da oscuro ricercatore asceso ai vertici della Svimez? Cosa è, snobismo neoborbonico che lo porta a schifare l'unica realtà d'Italia nella quale il partito al quale deve la sua esistenza non ha  ancora perso la bussola? E poi ci si lamenta del fatto che il Nord non si fida del Pd". Snobismo neoborbonico o fraintendimento, rimane l'ultima frase di Majorino: "Non si può fare a meno di Milano". Su questo, decisamente, potrebbero esserci dei dubbi.

fabio.massa@affaritaliani.it

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