La stagione della Società del Quartetto orobica: Bergamo, Provincia di Vienna - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 12:39

La stagione della Società del Quartetto orobica: Bergamo, Provincia di Vienna

La Società del Quartetto di Bergamo presenta il repertorio della Seconda scuola di Vienna e grandi classici, tra concerti e progetti sociali

Di Francesco Bogliari

La stagione della Società del Quartetto orobica: Bergamo, Provincia di Vienna

Vienna, 27 maggio 1921. Arnold Schönberg è al violino, Anton Webern al violoncello, Alban Berg
all’harmonium. In programma tre valzer di Johann Strauss II orchestrati dai tre musicisti per
organico cameristico: “Schatzwalzer” (Valzer del tesoro) op. 418 (trascrizione di Webern); “Rosen
aus dem Süden” (Rose del sud) op. 388 (trascrizione di Schönberg); “Wein, Weib und Gesang”
(Vino, donna e canto) op. 333 (trascrizione di Berg).

Pochi mesi prima Schönberg, con la collaborazione dei due amici e colleghi, aveva deciso di
fondare una “associazione per esecuzioni musicali private”, che si poneva come alternativa ai
grandi concerti pubblici, per creare un luogo più intimo dove proporre a un pubblico aperto e
curioso le opere di compositori giovani o non ancora pienamente conosciuti (fra gli autori presentati
ci furono, oltre al trio viennese, Reger, Debussy e Stravinskij, ma anche Mahler). Ed eccoci quindi
al 27 maggio: Schönberg presentò brillantemente la serata e si improvvisò anche battitore d’asta; la
trascrizione di Berg fu accolta da applausi convinti e quella di Webern fu rieseguita come bis.

Pochi giorni dopo, il 2 giugno, Alban Berg scrisse: “I valzer sono stati suonati meravigliosamente
bene! L’orchestrazione di Schönberg sovrastava naturalmente la mia di gran lunga! Io non avrei
saputo osare così tanto”. Il manoscritto di Berg fu venduto per 5.000 corone, quello di Schönberg
per 17.000 e quello di Webern per 9.000. La trascrizione del “Kaiserwalzer” fu stesa dal padre della
dodecafonia qualche anno dopo, per una tournée spagnola del suo “Pierrot Lunaire” del 1925.

L'idea delle trascrizioni dei valzer per piccolo ensemble strumentale nasceva dall'ammirazione che
Schönberg aveva per Strauss. Le trascrizioni avevano, quindi, il proposito di evidenziare la
ricchezza del fraseggio, la cantabilità della melodia, la varietà ritmica e i colori variegati della
strumentazione. I valzer, nella nuda scarnificazione delle trascrizioni che rinunciano al colore
brillante della versione orchestrale, nulla perdono della loro levità.

Bergamo, 28 dicembre 2025. La Sala Piatti, costruita nel 1903, un bel soffitto decorato da
Francesco Domeneghini, con ampio contorno dorato, putti e festoni, cornici e fregi tipici dello stile
dell’epoca, ospita la “ripresa” del concerto viennese del 27 maggio 1921. Sul palco il Quartetto
Adorno
, nato nel 1915, una delle più affermate realtà cameristiche italiane nonostante la giovane
età degli esecutori, affronta le meravigliose creazioni di Johann Strauss con i violini di Edoardo
Zosi e Liù Pellicciari, la viola di Benedetta Bussi e il violoncello di Maria Salvatori. L'organico
base è integrato da Maria Grazia Bellocchio al pianoforte e Giorgio Lazzari che si alterna al
pianoforte e all'harmonium. Nel “Kaiser-Walzer” intervengono anche – come previsto dalla
partitura di Schönberg – il clarinetto (Paolo Sartori) e il flauto (Lello Narcisi).

Le quattro trascrizioni (oltre alle tre del 1921, c’è anche il “Lagunen Waltz” op 411, orchestrato
successivamente da Schönberg) sono state inframezzate – geniale idea di impaginazione – dai
“Mehrere kurze Walzer” di Wolfgang Rihm, il compositore tedesco morto nel giugno 2024:
autentici gioielli in miniatura, una sorta di “Mikrokosmos” contemporanea del valzer, gioiosi – mai
irriverenti – nella reinvenzione della tradizione straussiana; sorpresa di una serata caratterizzata da un alto grado di leggerezza e grazia. “Il bel Danubio blu” invece, trascritto da Renaud de Vilbach,
era affidato al pianoforte a quattro mani.

Gli esecutori hanno saputo cogliere e trasmettere empaticamente al folto pubblico – il linguaggio
del corpo e gli sguardi significavano gioia di suonare insieme – l'eleganza e la dolce malinconia di
questa musica che come poche altre esprime il concetto di “civiltà occidentale”. Serata conclusa
(prima del bis, l'ultima parte del “Kaiser-Walzer”) dal breve e intenso “Abyss Waltz” del
compositore Stefano Gervasoni (presente in sala), un valzer che nella sua evoluzione diventa quasi
un tango. Intrigante.

La Stagione Concertistica 2026

Questo concerto concludeva la stagione 2025 della Società del Quartetto di Bergamo, la prima
guidata dal nuovo presidente e direttore artistico Marco Mazzoleni, imprenditore (settore
costruzioni edili) e melomane bergamasco con un dna culturale di impronta austro-tedesca, fine
conoscitore di Wagner, Richard Strauss, del repertorio novecentesco e della musica contemporanea.

Pochi giorni prima era stata presentata la stagione 2026, in cui il repertorio della Seconda scuola di
Vienna (appunto Schönberg, Webern e Berg) fa la parte del leone, insieme a Beethoven Schumann,
Brahms, Shostakovich, con significative presenze di Bach, Debussy, Stravinskij, Ravel, Prokofiev,
Kurtag. Tra gli interpreti da segnalare il Quartetto Nous, il Trio Nebelmeer, i pianisti Giorgio Lazzari, Maria Grazia Bellocchio, Antonio Alessandri, Gianluca Di Donato, Sofia Sacco, Pina Napolitano, Martina Consonni, i violinisti Clarissa Bevilacqua, Franco Mazzena, Sara Pastine, Andrea Cicalese, oltre al ritorno del Quartetto Adorno il 2 febbraio in uno splendido programma comprendente Schubert, Berg e Webern.

Da segnare assolutamente in agenda domenica 22 febbraio alle ore 11.00 la conferenza dell’illustre
musicologo Quirino Principe su Gli ultimi quartetti di Beethoven, nella bellissima cornice della
Biblioteca civica Angelo Mai. 

“Sonata for 7 Cities”, tra musica e inclusione

Nel programma 2026 si distingue per la sua portata internazionale il progetto “Sonata for 7 Cities”,
realizzato in collaborazione con il pianista Filippo Gorini. Un’iniziativa che reinterpreta il ruolo
dell’artista come mediatore culturale e sociale: Gorini, protagonista di sette residenze artistiche in
altrettante città del mondo – dall’Africa all’Asia e al Sudamerica – porta questo progetto anche a
Bergamo. La musica entra non solo nelle sale da concerto, ma anche in scuole, ospedali, centri per
anziani e luoghi di fragilità, in un gesto autentico di condivisione e partecipazione. «“Sonata for 7
Cities” rappresenta pienamente la nuova direzione della Società del Quartetto: una musica viva,
inclusiva, radicata nel territorio», dichiara Marco Mazzoleni. «Siamo felici e onorati di poter
accogliere un progetto di così grande valore ideato e interpretato da Filippo Gorini, pianista di fama
internazionale noto non solo per l’eccellenza artistica, ma anche per il profondo impegno umano e
filantropico. 

Il progetto affianca a due concerti in Sala Piatti un articolato percorso educativo e
sociale, che comprende incontri musicali con gli studenti delle scuole, masterclass gratuite per
giovani pianisti e concerti destinati a contesti sociali sensibili, grazie alla collaborazione con
l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Bergamo».

Il programma completo sul sito http://www.quartettobergamo.it








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