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Milano
La strage delle case di riposo. Regione e Rsa, entrambe colpevoli

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Premesso che sono tutti scienziati, passata l'emergenza. Premesso dunque che l'adagio popolare che del senno di poi sono piene le fosse è ampiamente disatteso in Italia. Premesso questo, parliamo delle case di riposo. E cerchiamo di dire le cose come stanno. Nelle Rsa, ovvero le residenze per anziani, c'è stata una ecatombe di morti. Decine. Centinaia. A Mediglia, un paesino della provincia di Milano, sono deceduti in 64. Storie strazianti. Ma ce ne è per tutta la Lombardia. Lutti che non possono essere dimenticati, e che hanno delle responsabilità precise. Vediamo di capire che cosa è successo. La Regione Lombardia vara una delibera molto vasta il 9 marzo, nella quale c'è scritta molta roba. Dall'individuazione degli ospedali hub a tutta un'altra serie di decisioni. In nessuna parte c'è scritto che le Rsa devono prendersi i malati di Covid. E' una scelta delle Rsa. Quindi, colpa delle Rsa? No, troppo semplice. La Regione ha parte di responsabilità, eccome. Perché? Perché le case di riposo hanno avuto le liste d'attesa bloccate, e per avere nuovi ingressi hanno avuto l'obbligo di chiamare la centrale unica regionale. La centrale unica regionale ha proposto ovviamente pazienti Covid positivi, proprio in base alla delibera regionale. Le case di riposo hanno detto di sì, in alcuni casi, perché in fondo sono posti che devono fatturare come tutti. Hanno detto di sì perché la Regione non solo glielo ha permesso, ma ha indicato quest'unica via per avere nuovi ospiti. La logica era anche comprensibile: mancavano posti letto, i pronto soccorsi esplodevano e là c'erano medici e infermieri. Di più: in delibera viene chiaramente specificato come le Ats stiano cercando strutture con padiglioni separati e personale medico separato. Almeno in teoria, l'idea avrebbe potuto funzionare. L'applicazione pratica però, si dimostra carente, senza dispositivi medici. E la conseguenza è stata mettere la volpe in un pollaio: inserire il virus tra quelli che possono essere più colpiti è una follia. Una follia che può essere condivisa equamente senza levare il torto a nessuno: non alla Regione, ma neanche alle Rsa che adesso fanno le verginelle. Potevano scegliere, e hanno scelto male. Per colpa della Regione che le ha indotte a sbagliare, sicuramente. Ma anche per colpa loro. E ancora una volta in questa intricata storia del Coronavirus ci si accorge che non c'è nessuno che può alzare il ditino ed ergersi a maestrino sulle tombe.

fabio.massa@affaritaliani.it 

 

Il Trivulzio reagisce: "Noi diffamati. Dati falsi, non c'è una strage nascosta"

Ieri l'articolo, assai violento, di Gad Lerner. Dove si accusava la gestione del Pio Albergo Trivulzio, mettendo in mezzo anche Salvini e l'assessore Bolognini. Ora il Trivulzio risponde. Per ora, con un comunicato stampa, e poi anche con i legali. 

"Il Presidente Maurizio Carrara e il Direttore generale Giuseppe Calicchio, dell’ASP IMMS Pio Albergo Trivulzio hanno incaricato  i propri legali di procedere alla diffida nei confronti del quotidiano laRepubblica, a seguito dell’articolo in prima pagina, firmato da Gad Lerner, dal titolo “ La strage nascosta del Trivulzio” - recita il comunicato - Al legali è stato altresì dato mandato di tutelare, nelle sedi opportune, l’immagine del Trivulzio e l’onorabilità professionale dei responsabili sanitari. Nell’articolo infatti si sostiene che la “strage nascosta’ nel mese di marzo riguarderebbe 70 pazienti.

Tale dato, presente sul sito dell’Istituto e ripreso da altri organi di stampa, si riferisce al numero complessivo dei decessi nel mese di marzo, in parte probabilmente riconducibili a Covid 19 senza però che sia stato possibile effettuare i tamponi per accertare la presenza del virus".

Insomma, il Trivulzio contesta i dati: "Il dato del primo trimestre 2020, che tiene conto anche dei decessi di ospiti trasferiti ai Pronto Soccorsi, è in linea con i decessi avvenuti al PAT nel corrispondente trimestre 2019 (170 contro 165), mentre nello stesso periodo sono risultati 15 contro 13 alla RSA Principessa Jolanda. Nel mese di marzo 2020 al PAT sono risultati 18 decessi in più rispetto al corrispondente mese del 2019. Una situazione che non si configura come strage nascosta ma conferma che al PAT non vi sia una situazione fuori controllo - spiega l'istituto, i cui vertici sono nominati di comune accordo tra Comune e Regione - Operativamente il Pio Albergo Trivulzio si è sempre attenuto rigorosamente alle disposizioni delle Autorità sanitarie (OMS, Istituto Superiore di Sanità e Regione Lombardia) per quanto riguarda l’uso dei dispositivi di protezione individuale, così come sui tamponi oro-faringei si è e si attiene alle disposizioni di Regione Lombardia e dell’Agenzia di Tutela della Salute". Poi, la polemica con la "gola profonda" di Gad Lerner, ovvero Bergamaschini. "Disposizioni che riteneva di poter ignorare il prof. Bergamaschini, sospeso anche a tutela della sua salute connessa all’età, e rientrato solo a seguito della sua autocertificazione a proseguire nella collaborazione. E’ grave, inoltre, che il giornalista si sia affidato alle sole dichiarazioni di un rappresentate sindacale interno, senza avvertire la necessità di verificarne l’attendibilità con la dirigenza dell’Istituto e con i responsabili dell’ufficio stampa in contatto quotidianamente con le redazioni dei media non solo cittadini".

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