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Logistica, stop caporalato: Cgil, il patto va allargato a grandi piattaforme

Logistica, stop caporalato: Cgil, il patto va allargato a grandi piattaforme

Tutto è partito dalla vicenda della Ceva Italia, azienda commissariata per sfruttamento e caporalato dal Tribunale di Milano, che ha utilizzato il Codice antimafia per smascherare le pratiche dell’azienda. E’ così che, raccogliendo le sollecitazioni di molti, il Tribunale di Milano, a partire da Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione, imprese e sindacati, il Prefetto di Milano Renato Saccone, hanno definito il profilo del Patto della legalità nel settore della logistica. Il settore della logistica, va ricordato, rappresenta il 6% del Pil nazionale e lo sfruttamento dei lavoratori, anche col caporalato è un fatto consolidato. Obiettivo del tavolo convocato dal Prefetto, partendo dalla vicenda Ceva, fare una ricognizione sul sistema imprese, costruendo un percorso virtuoso per evitare i gravi fenomeni di sfruttamento dei lavoratori. Ma per fare ciò, applicando i minimi contrattuali, occorre aumentare il costo delle prestazioni del 20% circa, cosa che le grandi committenze provano a evitare. Ma per bloccare questa spirale serve l’impegno di tutti e la vasta partecipazione all’incontro di oggi fa ben sperare. Perché pagare di più il lavoro, oltre a limitare malaffare e caporalato migliora la qualità delle prestazioni. A breve un nuovo incontro per definire nei dettagli il Codice. Luca Stanzione, segretario regionale della Filt Cgil Lombardia, ha chiarito che “era da anni che chiedevamo un intervento istituzione forte – e l’iniziativa odierna della Prefettura e del Tribunale di Milano chiama tutti i soggetti del settore della logistica, sindacati, imprese, associazioni ad un’azione condivisa contro la criminalità organizzata. Ciascuno deve fare la propria parte in un settore che cuba il 40% delle merci trasportate in Lombardia e che non ha silo problema della legalità, ma soffre un mercato in cui la concorrenza non è sempre genuina e trasparente mentre le contraddizioni vengono scaricate spesso sui lavoratori. Al tavolo – conclude il sindacalista – ci devono essere tutte le aziende della logistica comprese naturalmente le piattaforme digitali, che saranno ben presto il 70% del settore”, ha concluso il sindacalista.

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