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Mariani e l’altra sinistra che non vuole consegnare Milano alla destra. L’intervista

Già candidato sindaco nel 2021 per Milano in Comune, l’architetto ed ingegnere Gabriele Mariani commenta gli attuali scenari: “Urbanistica, questa amministrazione non ha tutelato l’interesse pubblico. Per il futuro non abbiamo preclusioni ma bisognerà valutare i compagni di viaggio sulla coerenza”

Mariani e l’altra sinistra che non vuole consegnare Milano alla destra. L’intervista

“L’urbanistica è oggi il più importante campo d’azione per una amministrazione comunale, perché è attraverso di essa che la politica può concretamente cercare di ridurre le disuguaglianze”. Architetto e ingegnere, con un passato nel Pd e in Sinistra italiana, Gabriele Mariani nel 2021 si è candidato sindaco alla guida di Milano in Comune, una coalizione collocata alla sinistra della maggioranza che governa oggi la città.

Nel suo ragionamento sugli attuali scenari il giudizio relativo alle politiche cittadine ruota attorno a due parole chiave: urbanistica e coerenza. Da un lato la gestione delle trasformazioni urbane, che secondo Mariani è lo strumento principale attraverso cui la politica può incidere sulla riduzione delle disuguaglianze. Dall’altro la coerenza delle scelte politiche, soprattutto nei rapporti tra amministrazione pubblica e interessi privati. Tra i temi che, secondo Mariani, permettono di leggere l’azione dell’amministrazione milanese degli ultimi anni ci sono il dossier San Siro e il dibattito sul cosiddetto Salva Milano, considerati due casi emblematici del rapporto tra istituzioni e operatori privati. In questo contesto si inserisce anche la riflessione sulle prospettive della sinistra milanese e sulle possibili alleanze in vista delle elezioni comunali del 2027. Mariani spiega ad Affaritaliani.it Milano: “C’è la volontà di contribuire all’individuazione di un candidato sindaco e di una compagine di governo che sia di livello superiore a quella attuale. Ci si vuole porre in modo propositivo. La priorità è tenere fuori la destra dal governo della città, ma che prezzo si è disposti a pagare per questo?” L’INTERVISTA

Mariani, questa estate affermava che la gestione di San Siro sarebbe stata la cartina di tornasole delle reali intenzioni di questa amministrazione in materia di urbanistica. Alla luce della successiva vendita che idea si è fatto?
San Siro e il Salva Milano sono i due grandi temi che consentono di comprendere e giudicare l’operato di questa amministrazione negli ultimi quattro anni. Perché indicano la postura che hanno avuto le istituzioni nei confronti del privato. Io ritengo oggi l’urbanistica il più importante campo d’azione per una amministrazione comunale, perché è attraverso di essa che la politica può concretamente cercare di ridurre le disuguaglianze. Cosa ci raccontano invece le due vicende? Su San Siro il bene pubblico non è stato tutelato, lo dimostrano il prezzo di vendita ed il percorso adottato.

E sul Salva Milano?
In un momento di difficoltà in cui le politiche urbanistiche del Comune erano oggetto di forte contestazione, hanno pensato di sostenere un ddl che avrebbe sfasciato il Paese. Non fosse che poi una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che la Procura si stava muovendo correttamente. E’ a fronte di situazioni come questa che quella sinistra oggi non rappresentata in consiglio si interroga su quelli che potrebbero essere i futuri compagni di viaggio. C’è un aspetto che trovo particolarmente emblematico.

Quale?
Il modo in cui si è tentato di strumentalizzare la situazione delle Famiglie sospese. A fronte dei numerosi comitati che si presentano davanti a Palazzo Marino per le più diverse questioni, solo loro sono riuscite ad essere ricevute dall’Amministrazione. Eppure non sono gli unici cittadini che sono stati vittime di un cattivo uso dell’urbanistica. E rispetto ad altri sono in un certo senso maggiormente tutelate perché avranno diritto ad un rimborso. Il Comune dialoga con loro ma allo stesso tempo si rifiuta di costituirsi parte civile. Ed è così facendo che dimostra da che parte sta veramente. I costruttori fanno solo il proprio interesse nell’interpretare la legge a loro favore. Il problema è chi dentro le istituzioni dovrebbe contemperare ai diversi interessi e non lo fa. Se bisogna trovare un colpevole per questa situazione non lo cercherei dalle parti della sede dell’Ance ma a Palazzo Marino…

Il leader di Avs Angelo Bonelli è stato recentemente a Milano invocando un cambio di rotta sulle politiche urbanistiche. Cosa ne pensa?
I Verdi vantano in Giunta una rappresentanza di alto livello, l’assessore al Verde Elena Grandi. Lascio a chi legge un giudizio sul suo operato. Il problema di Avs è che sin dal 2019 avevano deciso di sostenere la ricandidatura di Beppe Sala spinti dall’esigenza di mantenere un ambito di influenza politica al netto delle tematiche. Così non si fa un buon servizio ai propri elettori. All’epoca San Siro era già una questione aperta. C’erano gli scali ferroviari. Bonelli doveva chiederlo sei anni fa un cambio di passo. Gli elementi per valutare c’erano già tutti ma sono state fatte delle scelte.

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Veniamo all’oggi. Dialogherete con le forze che compongono l’attuale maggioranza?
C’è la volontà di contribuire all’individuazione di un candidato sindaco e di una compagine di governo che sia di livello superiore a quella attuale. Ci si vuole porre in modo propositivo perché anche il contesto sarà diverso, con ad esempio la concomitanza delle Politiche. La priorità è tenere fuori la destra dal governo della città, ma che prezzo si è disposti a pagare per questo? Preclusioni a priori non ce ne sono, ma bisognerà valutare gli scenari. Sulle primarie deciderà il Pd, vedremo chi si candiderà. Calabresi? Si vedrà. E’ un po’ presto per questi ragionamenti

Che spazio politico pensa ci sia oggi per la sinistra radicale a Milano?
Contesto l’aggettivo “radicale”. E’ essere radicali portare avanti con coerenza una critica profonda alla traiettoria urbanistica di Milano? Dovremmo considerare di sinistra radicale la magistratura? E’ radicale dire che le piscine devono restare pubbliche? O rivendicare la tutela del bene pubblico, sia esso materiale come uno stadio o immateriale come le capacità edificatorie? Per me non si tratta di radicalità. Ma di buon senso. E di coerenza.

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