Nel quadro ancora fluido delle elezioni comunali di Milano 2027, accanto ai movimenti che attraversano il centrodestra e alle manovre più tradizionali dei partiti, si è affacciata già da alcuni mesi anche una candidatura civica che rivendica esplicitamente una posizione alternativa agli schieramenti. È quella di Massimiliano Lisa, imprenditore culturale, editore e cofondatore del Museo Leonardo3, che a fine gennaio ha lanciato la lista Milano Libera con l’obiettivo dichiarato di “riportare la città a chi la vive”.
Una discesa in campo maturata al di fuori dei circuiti politici tradizionali e legata anche alla lunga vicenda che ha coinvolto proprio Leonardo3, con il rischio di chiusura del museo e uno scontro con l’amministrazione comunale che Lisa indica come momento di rottura personale e civile. “La candidatura nasce a partire dal mio impegno per Leonardo3 e dalla battaglia per evitare la chiusura del museo”, spiega nell’intervista. Un passaggio che, racconta, gli ha fatto toccare con mano “interessi trasversali”, gli stessi che oggi individua anche nelle principali partite urbanistiche della città.
Da qui la scelta di costruire una proposta civica “né di destra né di sinistra”, rivolta soprattutto a quell’area di elettorato che negli ultimi anni si è progressivamente allontanata dal voto. Con un impianto programmatico che insiste su alcuni punti chiave: casa, sicurezza, mobilità e trasparenza amministrativa. Temi che Lisa sintetizza con toni netti: “Milano è diventata respingente per il ceto medio” e “solo Sala non vede il problema della sicurezza”. QUI IL PROGRAMMA INTEGRALE.
Intervistato da Affaritaliani.it Milano, il candidato di Milano Libera entra nel merito delle sue proposte e attacca frontalmente alcune delle scelte più recenti, a partire dalla vendita di San Siro, definita “una grande vergogna”. Ma soprattutto rivendica il senso politico della sua iniziativa: costruire un’alternativa indipendente capace di intercettare chi oggi non si riconosce più nei partiti. “L’amministrazione di una città non dovrebbe avere colore politico”, sostiene. “Il cambiamento può arrivare solo da qualcuno realmente svincolato da logiche di appartenenza”.
Lisa, partiamo dalle cronache recenti: cosa ne pensa dell’indagine sulla vendita di San Siro?
Sono da sempre molto critico sull’operazione di vendita di San Siro. Non sono contro una idea di sviluppo urbanistico ma in questo caso non è stato perseguito l’interesse pubblico. La cifra di 197 milioni per la vendita dello stadio e di tutta l’area circostante è ridicola e fuori dal mondo. A maggior ragione se si considera che lo spostamento del tunnel Patroclo sarà a scomputo per 80 milioni di euro e quindi a carico del Comune. La decisione bipartisan presa in consiglio resta una grande vergogna.
Come avrebbe dovuto procedere il Comune?
Con un bando pubblico reale, aperto ad offerte da tutto il mondo e con ben più di un mese di durata. Detto questo, che una città come Milano abbia un solo stadio per club come Inter e Milan non la rende all’altezza di una dimensione internazionale. Avrei mantenuto la gestione pubblica di San Siro lasciando poi ai privati la realizzazione di un secondo impianto.
Parliamo della sua candidatura: come è maturata?
La candidatura nasce a partire dal mio impegno per Leonardo3 e dalla battaglia per evitare la chiusura del museo per scelta dell’amministrazione comunale milanese. Una vicenda che mi ha fatto capire molto: inizialmente avevamo ricevuto sostegno e appoggio dal centrodestra, poi è emerso che evidentemente il museo andava contro ad interessi che erano trasversali. Una trasversalità di interessi che ritroviamo anche nelle vicende urbanistiche. Da cittadino, toccare con mano queste dinamiche mi ha provocato grande indignazione.
E’ a quel momento che risale il primo contatto con Marco Rizzo?
Sì. La sua proposta era stata di candidarmi per Democrazia popolare, circa un anno fa. Inizialmente avevo accettato ed ho iniziato la stesura del programma. Nel tempo sono emerse divergenze con Rizzo, ad esempio sull’Europa. Istituzione che voglio riformare, non abbandonare. Ho scelto quindi di lavorare ad una candidatura totalmente indipendente. Una lista civica e non schierata, nella quale tutti i cittadini possano riconoscersi.
Né di destra né di sinistra, quindi?
L’amministrazione di una città non dovrebbe avere colore politico, ma essere in grado di rappresentare tutti. Questo lo può fare solo una vera civica. E’ esattamente quello che sta avvenendo a Como, anche se i media non ne parlano. Anche a Milano può essere così. Ed io, milanese da 58 anni, sento di poter incarnare questo spirito di servizio nei confronti di una città che voglio diversa da ciò che è diventata negli ultimi 25 anni. Il cambiamento necessario può imprimerlo solo qualcuno che sia realmente indipendente e svincolato da logiche di appartenenze politica, per governare con vera equidistanza.
A chi si rivolge la vostra proposta?
Soprattutto a quei numerosi cittadini che – come me – cinque anni fa non hanno voluto votare né per Sala né per Bernardo. Abbiamo elaborato un programma per chi non si riconosce in nessuno dei due schieramenti. Abbiamo già una trentina di persone disposte a candidarsi. E tra queste posso dire con orgoglio che ci sono tanti che provengono dalla destra come dalla sinistra.
Quali sono i punti qualificanti del programma?
La casa è prioritaria, Milano è diventata respingente per il ceto medio. Sappiamo che non si tratta di un problema solo milanese. Ma c’è un dato che fa riflettere: in Europa c’è una media del 35% di edilizia pubblica per ogni nuova area che viene lottizzata. A Milano tale quota è relegata al di sotto del 5%. Il fenomeno non nasce con Sala: è da 25 anni che chi amministra ha troppo riguardo per chi specula. Ed ora i prezzi sono esplosi. Altro tema: la mobilità. Io in città mi sposto in bicicletta, ma bisogna rispettare il diritto alla mobilità di tutti. Area B e Area C non sono state risolutive. Contro l’inquinamento sarebbero molto più efficaci ad esempio misure contro gli impianti di riscaldamento vetusti.
Sulla sicurezza?
Solo Sala non vede il problema. Dice che non competenza del sindaco? Qualcosa potrebbe fare: implementare la Polizia locale con un maggiore presidio delle pattuglie. Che di notte attualmente sono appena cinque. E poi mi immagino l’istituzione di vigili di “microquartiere”, supportati da una implementazione tecnologica tramite app che possano segnalare in tempo reale aggressioni od ogni altra situazione che richieda interventi.
Cosa altro?
Milano deve tornare ad avere altri standard di qualità della vita. Servono rispetto, decoro, servizi sociali efficienti. Una maggiore attenzione alle famiglie. Le esigenze dei Municipi devono essere più ascoltate. Ed il Comune deve tornare a farsi carico direttamente dei lavori pubblici essenziali, come la manutenzione stradale. Ambiti che non possono essere appaltati esternamente. Aggiungo la necessità di rilanciare la città come hub tecnologico e culturale, per attrarre i giovani talenti e fare in modo che poi non lascino Milano. Infine: la trasparenza. Ogni atto comunale, dai bandi ai bilanci, deve essere sempre pienamente verificabile. Pensiamo di istituire un assessorato alla Trasparenza, da affidare ad un ex magistrato. Sindaco ed assessori saranno tenuti a ricevere i cittadini aprendo le porte del municipio una volta alla settimana.
Cosa ne pensa di quelli che potrebbero essere i suoi sfidanti?
Chiunque sarà candidato per il centrosinistra, governerebbe di fatto in perfetta continuità con l’attuale amministrazione Sala. Penso ad esempio a proposte come LaCivica, che non è altro che espressione di quel Pd che sta governando la città.
E dall’altra parte?
Dopo l’esito del referendum, credo che l’autocandidatura di Antonio Civita si stia trasformando in una investitura definitiva. Lo si è visto all’evento del 30 marzo: c’erano tutti i principali esponenti di centrodestra, tranne quelli di Noi Moderati. Se Civita è un romano trapianto a Milano, Maurizio Lupi è milanese. Ma è molto più legato alle dinamiche romane, non potrebbe garantire alcun reale cambiamento. Questo pur essendoci ottime personalità in quell’area, penso ad esempio a Riccardo Truppo.
Quali saranno le prossime mosse della sua lista Milano Libera?
Prima dell’estate indiremo una nuova conferenza stampa nella quale annunceremo i nomi di chi andrà ad occupare alcuni ruoli chiave della nostra amministrazione. Essendo realmente liberi, possiamo permetterci di presentare già la squadra. Per una Milano libera. Dalle speculazioni, dalla paura, dall’elitarismo, dal degrado. E libera di fare.

