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Vite: la moka che nasce dai rottami e conquista Milano

Alessi e Philippe Malouin riscrivono un’icona del quotidiano alla Milan Design Week 2026, tra memoria industriale, intuizione e un brunch che sa di casa

Vite: la moka che nasce dai rottami e conquista Milano

C’è un momento, durante la Milan Design Week 2026, in cui il design smette di essere spettacolo e torna a essere gesto quotidiano. Non succede in una grande installazione, ma attorno a una tavola apparecchiata, tra il profumo del caffè e il rumore lieve delle stoviglie. È qui che Alessi sceglie di raccontare “Vite”, la sua nuova caffettiera espresso firmata da Philippe Malouin.

La scena è quella di un brunch domenicale a Casa Gregotti. Nulla di formale: Malouin è in cucina, prepara la colazione, parla con gli ospiti. Il progetto prende vita così, senza distanza, come se fosse sempre esistito. “Quando Alessi mi ha chiamato è stata una sorpresa. Non avevo mai immaginato una collaborazione del genere”, confessa il designer. E poi, con una sincerità disarmante: “Mi è stato chiesto di progettare una moka e ho pensato: perché farne un’altra? Ce ne sono già moltissime, e alcune sono perfette”.

La nascita di “Vite”, un concept che parte da ciò che già esiste

È proprio da questo dubbio che nasce tutto. Per Malouin, progettare non significa partire da un foglio bianco, ma da ciò che già esiste. O meglio, da ciò che è stato scartato. Il suo metodo è quasi istintivo, fatto di esplorazione e assemblaggio: “Lavoro spesso andando nei rottamai, raccogliendo pezzi metallici e creando collage. È una sorta di ‘taglia e incolla’ che mi permette di capire subito come forma e funzione possano convivere”. Così, invece di disegnare la moka, la costruisce. Letteralmente. In un deposito di rottami nell’Ossola, tra metalli dimenticati e forme grezze, Malouin individua gli elementi da cui partire. Li combina, li osserva, li trasforma. “Ho assemblato componenti esistenti per testare rapidamente idee meccaniche. Da lì è emerso il concept”.

Philippe Malouin: “Una moka contemporanea ma senza tempo”

Quello che ne nasce non è solo un oggetto, ma una storia fatta di materia recuperata e intuizione. “Vite” rompe con la tradizione, ma non la nega. La caldaia richiama esplicitamente la forma di una vite, rendendo naturale il gesto della torsione. È un’intuizione semplice, quasi ovvia — e proprio per questo potente. La struttura in alluminio pressofuso mantiene una solidità industriale, mentre i dettagli cromatici introducono un equilibrio più sottile, quasi emotivo. Verde, marrone, grigio: colori che sembrano arrivare da un’altra epoca.

“I colori vengono dagli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta”, racconta Malouin. “Sono industriali ma anche molto delicati. Mi piace pensare che questa moka avrebbe potuto esistere allora come oggi: è contemporanea ma senza tempo”. Ed è forse proprio qui che si nasconde il cuore del progetto: nella capacità di abitare il presente senza dimenticare il passato. Dietro “Vite” non c’è solo un oggetto ben riuscito, ma un dialogo raro tra designer e azienda. “Abbiamo una relazione fantastica, ci capiamo a livello personale”, dice Malouin parlando del team Alessi. “Non succede spesso. Qui c’è stata una sintonia immediata”. Una sintonia che non sembra destinata a esaurirsi. “Siamo già al lavoro su qualcosa di nuovo insieme”, lascia intendere, quasi come se il progetto fosse ancora in divenire. Quando il brunch finisce e gli ospiti si alzano, “Vite” resta sul tavolo. Non come un prototipo da osservare, ma come un oggetto pronto a essere usato, ogni giorno. “Non volevo creare qualcosa di completamente alieno”, conclude Malouin. “Volevo che fosse familiare, ma capace di sorprendere”.

E forse è proprio questa la sua forza: non reinventare tutto, ma cambiare il modo in cui guardiamo ciò che credevamo di conoscere già.