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Milano 2027, la lunga corsa verso Palazzo Marino passa da Direzione Nord: aperture, veti e candidature in cerca d’autore

I contributi di Sala, Calenda, Lupi, Majorino, passando per Ronzulli, Fontana, Scavuzzo e Civita: Futuro Direzione Nord diventa il primo vero laboratorio politico delle Comunali milanesi

Milano 2027, la lunga corsa verso Palazzo Marino passa da Direzione Nord: aperture, veti e candidature in cerca d’autore

Più che un convegno, un gigantesco tavolo politico a cielo aperto. La XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord, organizzata dalla Fondazione Stelline ad Assolombarda con il titolo “Prospettive in bilico”, si è trasformata di fatto nel primo grande crocevia pubblico della corsa alle Comunali di Milano del 2027. Lunedì 11 maggio per un’intera giornata, sul palco e nei corridoi, si è discusso di candidature, coalizioni, modelli di città, leadership e soprattutto di equilibri politici ancora tutti da costruire.

Ad aprire i lavori è stato Giuseppe Sala. Ed è stato il sindaco, non a caso, a fissare subito il perimetro della partita: “Guardando tutte le elezioni che ci sono state negli ultimi dieci anni a Milano il centrosinistra ha sempre vinto, quindi è favorito”. Ma il messaggio vero è arrivato subito dopo: “Quando si vota per il sindaco la gente guarda il sindaco e vuole sentirsi rassicurata che chi si sieda su quella scomoda poltrona abbia voglia di lavorare e resistere. Perciò la partita è aperta come sempre” e “il centrodestra ha chance di giocarsela”.

Quella del 2027 non sarà una successione automatica. Sala ha anche indicato i tempi, prevedendo una lunga fase interlocutoria: “Io penso che la decisione dei candidati non sarà presa molto a breve, credo entro fine anno. Il centrodestra forse aspetterà di capire chi è il nostro candidato e viceversa”.

Lupi: “Il mio nome è sul piatto, fuori dal piatto e sopra il piatto”

Se il centrosinistra appare impegnato soprattutto nella costruzione del metodo e della coalizione, il centrodestra sembra invece ancora immerso nel grande dilemma della candidatura: profilo civico o politico? Ed è proprio qui che Direzione Nord ha mostrato tutte le sfumature, le tensioni e i controveti interni alla coalizione. “Sono contento che finalmente non ci sono veti”, ha detto Maurizio Lupi intervenendo in mattinata. “Si è capito che non c’è bisogno di fare X Factor”. Una frase non casuale, perché nelle ultime settimane il dibattito milanese si è trasformato quasi in una gara permanente tra civici, manager, imprenditori e politici di professione. Lupi prova a riportare il tema sui contenuti: “Il punto vero è mettere in campo un programma credibile e di alternativa di governo di questa città”. E ancora: “Il mio nome è sul piatto, fuori dal piatto e sopra il piatto”.

Ronzulli (Forza Italia) e l’apertura a Lupi: “Perché non candidarlo?”

La sponda più forte a Lupi è arrivata da Licia Ronzulli. La vicepresidente del Senato sembrerebbe aver di fatto certificato la fine del veto interno di una parte di Forza Italia verso un candidato politico. “Maurizio Lupi è un politico di lungo corso ed è l’unico politico che ha messo sul tavolo la sua candidatura. È una persona conosciuta ed è anche un politico che ha avuto visione. Perché no?”, ha dichiarato. Ronzulli ha insistito molto sul tema dei tempi: “È una questione di rispetto verso i cittadini milanesi. Serve un candidato forte, riconoscibile, con un programma e una squadra, non soltanto un nome o una fotografia”.

Ma le sue parole hanno raccontato anche altro: la volontà di aprire un dialogo con l’area moderata e riformista milanese, compresa Azione. “Milano è storicamente la città del riformismo ed è evidente che oggi quell’area sia frammentata, ma uno spazio politico reale esiste e le convergenze sono possibili”. Molto più prudente invece sul fronte civico-imprenditoriale, rispondendo ad una domanda dei cronisti su Antonio Civita: “Essere un bravo imprenditore non significa automaticamente essere un bravo amministratore”.

La frenata della Lega su Lupi, Piscina: “Servono una vera svolta e un nome nuovo”

Ma proprio mentre Ronzulli apriva al leader di Noi Moderati, dalla Lega arrivava una frenata evidente. Samuele Piscina, segretario provinciale del Carroccio, ha diffuso un comunicato che è suonato quasi come una risposta diretta al clima maturato durante Direzione Nord. “In queste settimane sono emersi diversi nomi, tra cui quello di Maurizio Lupi, figura di esperienza e alleato di valore, ma appare evidente che ad oggi il suo nome non sia riuscito a compattare tutto il centrodestra”. Piscina ha chiesto “una vera svolta” e soprattutto “un nome nuovo, autorevole e credibile, capace di attrarre consenso in modo trasversale”. Un profilo “super partes”, con “capacità politiche e gestionali”. Il messaggio politico pare chiarissimo: la Lega non vuole una candidatura calata dall’alto. Non a caso Piscina avverte: “Serve evitare fughe in avanti che rischierebbero soltanto di bruciare il nome di un valido alleato e indebolire il lavoro della coalizione”.

Calenda (Azione): “Lupi? Non lo sosterremo mai”

Ma sul nome di Lupi è calato il forte “no” anche da parte di Carlo Calenda, collegatosi in videocollegamento a Direzione Nord. Azione, come noto, sta dialogando in particolare con Forza Italia per sondare eventuali convergenze su Milano. Convergenze che tuttavia non sembra possibile trovare nella persona del presidente di Noi Moderati. Così Calenda: “Maurizio Lupi sa che non lo sosterremo mai”. Una bocciatura politica chiarissima, accompagnata però da una contemporanea apertura a un candidato moderato e pragmatico, anche di area non progressista: “Noi a Milano sosteniamo e abbiamo sostenuto Sala anche quando la sua maggioranza l’avrebbe voluto far cadere. E per il 2027 continuiamo a sostenere che serve un candidato serio e pragmatico a fare il candidato del centrosinistra, poi se il centrodestra vuole discutere di un candidato che abbia le stesse caratteristiche ne siamo felici”.

Fontana: “Non conta se è civico o politico, conta se è capace”

In mezzo allo scontro tra civici e politici, il governatore lombardo Attilio Fontana ha provato a posizionarsi come mediatore. “Io non faccio distinzione tra politico e civico ma tra capace e non capace”, ha spiegato il presidente. Anche il governatore considera Milano contendibile: “Io sono convinto che il centrodestra abbia chances ovunque e anche a Milano”. Ma ha avvertito che servirà “una scelta cosciente e non al buio”. Sui nomi ha evitato accuratamente di schierarsi: “Tutti i nomi che sono stati fatti sono tutti nomi buoni”.

Civita accelera: “Un civico può fare sintesi. Tracciare una linea prima dell’estate”

Quindi, il panel con cui si è conclusa la giornata, che ha visto confrontarsi sul futuro della città Antonio Civita, Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Antonino La Lumia.

“Vedo sempre maggiore interesse e c’è molta gente anche nel mondo politico che crede che un candidato civico possa fare sintesi”, ha spiegato l’imprenditore e patron di Panino Giusto. Civita ha insistito su una candidatura “più laica”, capace di intercettare chi oggi non si riconosce nei partiti. Ma contemporaneamente ha evitato lo scontro con Lupi: “Penso che Lupi sia un ottimo candidato”. La differenza, però, è giunta subito dopo: “Girando Milano e incontrando tante persone mi sembra che una proposta politica probabilmente abbia meno possibilità di vincere di una proposta che possa essere un pochino più laica”. Civita ha chiesto anche tempi rapidi: “Per me prima dell’estate potrebbe essere importante iniziare a tracciare una linea”. Perché “c’è da recuperare un gap importante”.

Majorino: “Scegliere strade nuove: innovazione politica e lotta alle disuguaglianze”

Sul fronte progressista, invece, il tono è stato diverso. Meno ossessione sul nome e più attenzione alla costruzione politica. Pierfrancesco Majorino ha commentato Sala: “È lapalissiano che la partita sia aperta”. Ma subito dopo ha rilanciato: “Dal 2011 a oggi abbiamo vinto tutte le elezioni”. Secondo il capogruppo Pd in Regione Lombardia, il centrosinistra “parte favorito” e “questo lo sanno soprattutto a destra”. Majorino ha però cercato di evitare la personalizzazione dello scontro: “Più dei nomi conta discutere delle idee e del futuro della città metropolitana”. Il riferimento è alle nuove diseguaglianze urbane, alla casa, alle periferie, alla necessità di “scegliere strade anche nuove nel nome dell’innovazione politica e della lotta alle diseguaglianze”.

Scavuzzo: “La coalizione stessa sceglierà il metodo”

Ancora più prudente Anna Scavuzzo. La vicesindaca ha quasi evitato il tema personale, concentrandosi sul metodo: “Credo che sarà la coalizione stessa a scegliere quale sarà il metodo”. Prima dei nomi, per Scavuzzo, serve “un perimetro di coalizione forte e un programma”. E soprattutto serve una nuova idea di Milano metropolitana: “Milano è diventata più grande: oggi sono milanesi anche quelli che vivono a Segrate o a Bollate”.

La Lumia: “La crescita è sostenibile soltanto se ci sono delle regole”

La Lumia ha spostato il dibattito sul tema urbanistico e sul modello di sviluppo della città. “A Milano serve equilibrio, la città non può pensare di crescere in maniera indiscriminata perché la crescita è sostenibile soltanto se ci sono delle regole”. Il riferimento, neanche troppo implicito, è alle tensioni sull’urbanistica che da mesi attraversano Milano. “L’amministratore pubblico deve porsi il tema della trasparenza e della partecipazione su scelte particolarmente rilevanti, penso anche alla questione di San Siro”.