“Queste Olimpiadi ci lasciano l’idea che la città può gestire in modo brillante anche i grandi eventi. Ma ha il compito di affrontare anche i problemi che la crescita di questo decennio ha portato. L’obiettivo diventa riflettere su come curare le tensioni emerse”. Pietro Bussolati, consigliere Pd in Regione Lombardia e già segretario milanese del partito, sintetizza così quella che può essere la legacy dei Giochi Milano Cortina. Allacciando il successo delle Olimpiadi all’appuntamento con le elezioni comunali che si avvicina sempre di più. L’esponente dem auspica per Milano un orizzonte realmente metropolitano e maggiore autonomia, che significa dotare la città dei poteri necessari per affrontare le nuove sfide emerse in questi anni. Dal punto di vista politico, predica calma. Ovvero: i tempi non sono ancora maturi per individuare il candidato sindaco del centrosinistra. Ed è giusto che sia così.
E i nomi che stanno già circolando? “Magari tra di loro c’è già quello del futuro candidato sindaco, ma non si è ancora imposto. Magari invece questo nome deve ancora uscire. Questa è una fase di consolidamento della progettualità e del consenso delle forze politiche, che rende prematuro il discorso sul nome del sindaco”. L’obiettivo ora è “ripartire da quanto di buono è stato fatto, nella consapevolezza che sono emersi nuovi bisogni e che dunque conseguentemente devono cambiare alcune priorità”. L’INTERVISTA
Bussolati, che cosa lasciano le Olimpiadi a Milano?
Expo ha proiettato undici anni fa Milano in una inedita dimensione di attrattività internazionale. Milano come “the place to be”, il luogo da visitare e dove vivere. Una consapevolezza divenuta tale anche per i milanesi. Queste Olimpiadi giungono alla fine del ciclo ed indicano una strada diversa. Ci lasciano l’idea che la città può gestire in modo brillante anche i grandi eventi. Ma ha il compito di affrontare anche i problemi che la crescita di questo decennio ha portato. L’obiettivo diventa riflettere su come curare le tensioni emerse. La sicurezza dei quartieri. Il welfare tanto nei confronti dei giovani che della terza età. Le politiche di cittadinanza attiva.
Lei sostiene l’importanza di una prospettiva più metropolitana rispetto a queste dinamiche.
Questo è un necessario tema di architettura istituzionale per dare efficace risposta a ciò che i cittadini chiedono. Milano è una grande città europea, ma diversamente da altre grandi capitali non gode di altrettanta autonomia. Sulla sicurezza ed altre tematiche cruciali, Milano ha né più né meno gli stessi poteri di qualsiasi altro Comune. Serve invece poter immaginare di ridisegnare il territorio in modo da dotarlo della massa critica e dei poteri sufficienti per affrontare le varie sfide, dalla sicurezza ai trasporti.
Sala ha detto che la roadmap per il candidato sindaco del centrosinistra sarà definita solo dopo il referendum. E’ uno snodo così decisivo?
Per me è soprattutto una questione di tempistiche. Si voterà nella primavera del 2027, manca dunque ancora più di un anno. Per fare un paragone, quando mancava questo stesso lasso di tempo undici anni fa, il nome di Beppe Sala non era ancora emerso. La sua candidatura prese corpo ben dopo l’inaugurazione di Expo. E lo trovo un fatto naturale e normale.
E quindi i nomi che circolano oggi?
Magari tra di loro c’è già quello del futuro candidato sindaco, ma non si è ancora imposto. Magari invece questo nome deve ancora uscire. Questa è una fase di consolidamento della progettualità e del consenso delle forze politiche, che rende prematura il discorso sul nome del sindaco.
A proposito di questo: primarie sì o no? E allargate a quale perimetro?
Il perimetro della coalizione deve essere lo stesso di chi ha governato in questi anni. Bisogna ripartire da quanto di buono è stato fatto, nella consapevolezza che sono emersi nuovi bisogni e che dunque conseguentemente devono cambiare alcune priorità. Con radici tuttavia ben salde in quanto è stato fatto in questi quindici anni. Non condivido l’impostazione di chi vuole aprire una nuova fase criticando il percorso fatto e lo sviluppo avuto da Milano. Il cambiamento muove in continuità con quanto fatto in questi anni. Le primarie sono uno strumento sul tavolo, ma prima e dopo di esse è fondamentale il lavoro politico. Oggi più che parlare di nomi è importante costruire una squadra capace di preparare il campo di gioco, per me l’urgenza è quella.
Torniamo al referendum: lei voterà sì, in disaccordo con la linea ufficiale del suo partito.
E’ la mia posizione personale, diversa da quella legittimamente espressa dal Pd. Ho sempre ritenuto importante liberare la magistratura dall’influenza delle correnti politiche che la attraversano. E questo referendum ricalca proposte avanzate dallo stesso centrosinistra in passato. Si tratta per me quindi di una scelta personale ma coerente con i miei valori, rivendicando il diritto di una posizione autonoma nel contesto di un voto che è quello su un referendum costituzionale.
Un’ultima battuta su Regione Lombardia: le tensioni emerse nel centrodestra la renderanno realmente contendibile?
Di sicuro stiamo partendo con largo anticipo e questo è un elemento importante. Servono parole d’ordine chiare per spiegare ai cittadini lombardi che voltare pagina è necessario e che serve un cambio di passo. Penso a temi come l’energia, il lavoro. Ma soprattutto all’idea di una legge speciale per Milano. Credo ci siano possibilità, ma serve anche che il centrosinistra sappia uscire dal proprio perimetro.


