Milano chiusa per ferie (e per idee)
Milano, capitale morale. Ma anche capitale delle chiusure. Non quelle estive, si badi bene: qui si parla di chiusure vere, strutturali, simboliche. Chiusure che raccontano una città sempre più difficile da vivere, da capire e anche da amare.
Cominciamo dalla cultura, perché – come si diceva una volta – “con la cultura non si mangia”, e oggi nemmeno si entra. Il Museo del Fumetto, eccellenza nazionale, è stato costretto a sospendere le attività per mesi, travolto da silenzi istituzionali e fondi evaporati. Mentre fuori si moltiplicano le proteste di appassionati, famiglie e operatori culturali, dentro regna una calma piatta da fine dei giochi.
Non va meglio al Leonardo3 – Il Mondo di Leonardo, la mostra multimediale e interattiva in Galleria Vittorio Emanuele II, che ha denunciato pubblicamente la mancanza di sostegno da parte del Comune. Uno dei più visitati musei di Milano, con 11 milioni di visitatori dal 2013, si è ritrovato a chiedere aiuto per non chiudere. Il cortocircuito è servito: celebriamo il genio del Rinascimento ma non sappiamo risolvere problemi burocratici.
Milano, “vietato nuotare”. E la mobilità sostenibile diventa insostenibile
Dalla cultura al benessere il passo è breve. Peccato che anche qui, a Milano, la parola d’ordine sembri essere: “vietato nuotare”. Numerose piscine comunali sono ancora chiuse, in stato di ristrutturazione eterna o abbandono burocratico. È il caso della Scarioni, dell’Argelati, ma anche di molte strutture decentrate. Risultato? In una città sempre più calda e frenetica, i milanesi sudano… ma non si rinfrescano.
E se qualcuno pensa di evadere dalla giungla urbana con una passeggiata, ecco le chiusure stradali: Area B, Area C, piste ciclabili tracciate come labirinti esoterici, cantieri eterni, mezzi pubblici a circolazione ridotta. Il cittadino si sente come in un videogioco: evita l’auto, evita la bici, evita i lavori in corso, non trova i mezzi, ma soprattutto… evita di capire. Il rischio è che lamobilità sostenibile diventi insostenibile per i nervi.
Milano: si chiude ciò che unisce, resta aperto ciò che divide
Infine, un’altra nota dolente: le occupazioni abusive. In via Brenta, all’angolo con corso Lodi, da mesi un intero edificio è occupato senza alcuna reazione concreta. I residenti parlano apertamente di degrado, insicurezza, mancanza di risposte. “La gente è stanca, si sente abbandonata”, scrivono e denunciano sui social e nei gruppi di zona, “facciamo sacrifici enormi per pagare la casa e le utenze, e c’è chi occupa senza diritti e a spese di tutti”. Ma la politica – quella alta, quella di palazzo – sembra voltarsi altrove, forse distratta da qualche festival gourmet, dalla prossima inaugurazione “green” o dalla prossima Week a tema.
Il paradosso è evidente: si chiude ciò che dovrebbe unire, si lascia aperto ciò che crea divisione. Cultura, sport, mobilità: tutto sembra ostacolato da una visione tecnocratica e autoreferenziale, dove il cittadino diventa spettatore impotente. A Milano non manca la voglia di fare, manca l’accesso: alle idee, ai servizi, ai luoghi del vivere comune.
Chiudere un museo, una piscina, una strada non è solo un gesto tecnico. È una scelta simbolica, che racconta la direzione – o l’assenza di direzione – di una città che rischia di perdere la propria anima. Una nebbia culturale e trasversale, sembra aver avvolto Milano: offuscando i bisogni reali, ignorando il benessere quotidiano.
È ora di aprire gli occhi. E magari anche qualche porta.
MUSEO DEL FUMETTO, LA REPLICA DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA TOMMASO SACCHI
Egregio Direttore,
ho letto con attenzione l’articolo a firma di Carmelo Ferraro dedicato alla vicenda di WOW Spazio Fumetto, e desidero sottoporle alcune doverose precisazioni.
Permetta innanzitutto di dirle quanto mi addolori la situazione in cui versa la Fondazione Franco Fossati, cui ho sempre riconosciuto competenza, passione e un impegno civile e culturale di grande valore. Il Museo del Fumetto ha rappresentato, in questi anni, un presidio culturale prezioso per Milano, e il lavoro svolto dalla Fondazione è stato meritorio.
Tuttavia, nonostante il riconoscimento del ruolo svolto, va segnalato come la Fondazione, alla scadenza del contratto di concessione lo scorso 31 marzo, si trovasse in una condizione di morosità non compatibile con una proroga. Il debito maturato per canoni non versati ammonta a oltre 160.000 euro – senza considerare ulteriori tributi locali non corrisposti – e rappresenta, come noto, un impedimento oggettivo per la prosecuzione del rapporto con una pubblica amministrazione.
Sin dal primo momento in cui la Fondazione ha reso nota la propria difficoltà, mi sono attivato per aprire un dialogo serio e diretto con il Presidente Bona, incontrandolo personalmente presso lo Spazio WOW. Ho coinvolto fin da subito gli uffici comunali competenti e l’Avvocatura, con l’intento di individuare soluzioni compatibili con la normativa vigente, che potessero anche consentire alla Fondazione di partecipare al prossimo bando per la gestione dello spazio.
Mi sono inoltre sincerato presso la Direzione competente che la Fondazione potesse continuare a occupare legittimamente gli spazi di viale Campania fino alla futura aggiudicazione. Così sarà.
Vorrei però ripercorrere, brevemente, le tappe amministrative di questa lunga vicenda, per restituire un quadro trasparente del lavoro svolto dalla Direzione Cultura a sostegno del Museo in questi 14 anni.
La concessione dell’immobile di viale Campania alla Fondazione Franco Fossati decorre dal 1° aprile 2011, per una durata iniziale di 8 anni, rinnovabile per ulteriori 8. Il canone concessorio, inizialmente fissato a 29.239,70 euro oltre IVA annui, è stato fin da subito agevolato con uno sconto del 70% rispetto al valore di mercato, in linea con la politica comunale di sostegno alle realtà culturali. Va ricordato che la Fondazione occupa un immobile di oltre 1.100 metri quadrati in un’area semicentrale della città.
Nonostante l’indubbia qualità della programmazione culturale, la Fondazione non è riuscita negli anni a mantenere la regolare corresponsione del canone e di altri tributi locali. Già nel 2017 aveva richiesto una rateizzazione di alcune annualità. In vista della prima scadenza contrattuale, l’Amministrazione – ritenendo inopportuna l’interruzione di un’esperienza così rilevante – ha disposto una proroga di 6 anni, fino al 31 marzo 2025, con Determinazione Dirigenziale n. 38 del 4 aprile 2019.
La pandemia ha certamente colpito duramente molte realtà culturali, incluso il Museo del Fumetto. Tuttavia, a partire dal 2020, la Fondazione ha interrotto sia i versamenti delle rate pregresse che quelli dei canoni correnti. A nulla sono valsi i ripetuti inviti a regolarizzare la propria posizione: nel dicembre 2023 è stato infine avviato un atto di riscossione coattiva per i canoni 2021–2023, pari a 102.791 euro.
Nel frattempo, la Fondazione ha provveduto ad alcuni pagamenti arretrati (circa 40.000 euro), e gli uffici hanno aperto alla possibilità di una nuova rateizzazione del debito residuo, a condizione della presentazione di una garanzia fidejussoria. Durante un incontro del 9 aprile 2024, è stato richiesto formalmente alla Fondazione di fornire tale garanzia entro il 30 giugno. La risposta, pervenuta il 28 giugno, ha purtroppo confermato l’impossibilità di adempiere.
Tale situazione, come previsto dalla normativa, preclude anche la partecipazione a un’eventuale gara per il futuro affidamento. In data 22 luglio 2024, sentita l’Avvocatura, è stata quindi notificata alla Fondazione la formale disdetta della concessione.
Ad oggi, la Fondazione può comunque continuare a gestire lo spazio fino alla nuova assegnazione, purché venga corrisposto il canone originariamente pattuito. È utile ricordare che il contratto d’affitto del bar interno garantisce alla Fondazione un’entrata mensile di 4.000 euro dal 2013, per un totale superiore al mezzo milione di euro.
Confermo la mia disponibilità al confronto e alla costruzione di percorsi condivisi, nella piena legalità e nel rispetto del patrimonio collettivo. Milano ha bisogno di luoghi come il Museo del Fumetto, ma ha anche il dovere di assicurare trasparenza e responsabilità nell’uso degli spazi pubblici. La ringrazio per avermi concesso l’opportunità di chiarire, attraverso le sue pagine, una vicenda tanto articolata quanto delicata.
Con i miei migliori saluti,
Tommaso Sacchi
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

