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Milano
Ripartono gli eventi in città. Gordini: “Ecco la Milano Wine Week post Covid”

Ripartono gli eventi in città. Gordini: “Ecco la Milano Wine Week post Covid”

Milano è una città reattiva, una città dove si cercano soluzioni e se non le si trova le si inventa. Da questo punto di vista Milano non si è mai fermata. È sempre stata in fermento anche quando Piazza Duomo era vuota e tutti erano nelle proprie case. Milano è la città degli eventi e non se lo dimentica. La ripartenza parte anche da lì. Dal coraggio di tornare a fare degli eventi. Come quello riuscitissimo della Milano Wine Week che è un omaggio alla convivialità. Quella convivialità che oggi va regolata e tutelata. E allora ecco che la MWW si trasforma senza perdere la sua identità, anzi uscendo da questa trasformazione addiritturaa rafforzata. Ci vuole coraggio a ripartire e a cambiare. Ed è con la parola coraggio che inizia l’intervista di Affaritaliani.it Milano al presidente della Milano Wine Week, Federico Gordini.

Determinazione e visione, Gordini è così. Ha le idee chiare e ci vede decisamente lungo. Ha iniziato una decina di anni fa a cimentarsi con eventi di enogastronomia e da allora è stato un crescendo continuo. E così nell’anno del Covid e della ristorazione in crisi ecco che Gordini non si arrende, anzi rilancia. Dal 3 all’11 ottobre la sua Milano Wine Week torna, ancora più ambiziosa dell’anno scorso. La chiave del segreto del successo in stile Milano è proprio questa: riuscire a trasformare un ostacolo in un’opportunità.

Come ci si sente a una settimana circa dall’inizio di una complessa Milano Wine Week?

Periodo intenso. Ci vuole coraggio, credo sia questo il vero tema. Ci vuole il coraggio di affrontare una situazione del genere, soprattutto facendo il nostro mestiere. Ci vuole coraggio a ricordarsi che il settore degli eventi dà lavoro in Italia centinaia di migliaia di persone che in questo momento sono in prevalenza ferme. Settore che ha un ruolo fondamentale soprattutto a Milano. È giusto ripartire, lo stiamo facendo per il mondo del vino e della ristorazione che ne hanno bisogno, ma anche per il nostro settore. Quando salta un evento o una fiera salta il lavoro di hostess, della security, del tecnico luci, dell’allestitore e via dicendo, è una filiera che troppo poco secondo me è stata ricordata in questo periodo.

Chi ha sofferto di più in questi mesi, il mondo degli eventi o quello del vino?

Il mondo degli eventi ha sofferto tantissimo perché si è completamente spento. Sono ripartite poche cose da luglio, assolutamente normate, però rispetto a quello che era l’industria degli eventi a livello nazionale è ancora poca cosa. Il mondo del vino ha avuto una perdita molto importante derivante dalla chiusura del canale della somministrazione e della ristorazione, ma il vino nel canale della grande distribuzione e quelli online è andato a meraviglia. Ora è chiaro che a trarne beneficio sono stati solo determinati tipi di aziende, non tutte. Chi lavora per esempio con prodotti di alta gamma e si focalizza sulla ristorazione ha sofferto di più. Però nel vino sono riusciti comunque a trovare dei canali per andare avanti, il settore eventi di contro si è proprio stoppato per forza di cose e si è dovuto ripensare completamente. Anche negli eventi ci sono state delle idee sul digitale, però non dimentichiamo che la digitalizzazione totale è qualcosa a cui non siamo ancora pronti. Non a caso questa edizione della MWW è digital, ma è digital per connettere eventi fisici, come delle degustazioni in diretta in diverse città del mondo.

Quale è stata la difficoltà maggiore nell’inventarsi una MWW rispettosa delle norme anti Covid?

La difficoltà maggiore è stata quella di pensare a un progetto che potesse non privare dell’esperienza diversi tipi di target. Il numero degli appuntamenti in programma è cresciuto perché ogni incontro si rivolge a un numero ridotto di persone. Gli eventi sono stati ideati in modo da garantire il distanziamento e tutte le prassi di sicurezza. Messo a punto il protocollo, c’è poi stata la fase della progettualità. Una progettualità nuova che si è rivelata anche una grande opportunità. In particolare, abbiamo pensato a un nuovo modo di fare business a livello internazionale. Laddove buyer, giornalisti e stakeholder non si potevano muovere, abbiamo deciso di far sì che queste persone potessero vivere un’esperienza pari a quella che avrebbero vissuto a Milano, ma stando a casa loro. Con questo spirito sono nate le sette city room nel mondo (New York, San Francisco, Miami, Toronto, Shenzhen, Shanghai e Mosca), che saranno collegate in diretta con Milano. Chiaramente abbineremo i fusi, per cui la mattina trasmetteremo per la Cina, il pomeriggio per gli Stati uniti e il Canada, nel tardo pomeriggio-sera per la California. Così si potranno coltivare e ampliare tutte quelle relazioni essenziali per l’export che quest’anno non sono state portate avanti attraverso le fiere. La tecnologia non solo ci supporterà con dirette in alta definizione, ma abbiamo anche creato una piattaforma che si chiama Digital Wine Fair, che permetterà l’interconnessione con stand virtuali, fissare degli incontri e organizzare dei meeting come se si fosse in fiera. Tutto il mondo degli operatori potrà partecipare alla MWW perché tutti gli eventi, le masterclass, i forum e le principali attività della manifestazione saranno trasmesse in diretta, quindi chi non ha la possibilità di muoversi e si trova in uno stato diverso di quelli che noi abbiamo scelto per questa prima sperimentazione potrà partecipare.

Mi sembra una modalità che conferma l’appeal e la creatività di Milano. Mesi fa si era parlato di una città in ginocchio, mi pare invece le idee continuano a esserci e che Milano reagisca sempre e comunque.

Penso che Milano negli ultimi 10 anni ha avuto una progressione che nessuna altra città ha avuto. Progressione sia dal punto di vista strutturale-urbanistico che dell’offerta e delle opportunità. Sicuramente questo decennio milanese sarà ricordato nei secoli. Purtroppo è arrivato il covid subito dopo aver conquistato la Milano-Cortina per cui questa crescita dirompente che avrebbe potuto continuare ancora ha dovuto rallentare. Milano è stata un po’ maltrattata nel corso dell’emergenza sanitaria e francamente credo che ci sia stato da parte di qualcuno un po’ di ingratitudine in quel momento nei confronti della città che è stata quella che ha costruito una visione di Italia migliore negli ultimi anni. Questa capacità tutta milanese di mettersi in discussione, di essere competitivi, di guardare all’internazionale, abbiamo cercato di metterla nella MWW perché questo progetto lo abbiamo fatto anche perché è da Milano che devono nascere le risposte più importanti, a mio avviso, per l’Italia. Milano fa tendenza, è da qui che si devono dare degli esempi positivi, pensare a progetti nuovi. E’ un ruolo che noi che lavoriamo in questa città dobbiamo portare avanti. Si tratta di un modo di fare e delle scelte che sono molto milanesi. Noi della MWW abbiamo deciso di fare degli investimenti importanti, vedo anche tanti imprenditori che nonostante il periodo e le difficoltà stanno cercando di investire sulle loro attività e di trovare il coraggio per andare avanti in un momento difficile. Questi sono i segnali che secondo me dobbiamo dare al Paese da Milano.

C’è stata collaborazione da parte delle istituzioni?

Le istituzioni sono presenti e al nostro fianco fin dall’inizio di questo percorso, in primis Regione Lombardia, con cui condividiamo un grande progetto che cresce ogni anno: Milano può diventare un ampio hub per l’enoturismo dei territori e stiamo cercando di costruire dei percorsi per far sì che ciò avvenga. Anche il Comune di Milano ci è molto vicino e poi le istituzioni del mondo della rappresentanza che per noi sono fondative, come FIPE e a Milano ci saranno quest’anno ancora più locali. Stiamo parlando di centinaia di locali e ristoranti coinvolti nella nostra manifestazione con programmazioni tematiche. Poi c’è un grandissimo coinvolgimento della rappresentanza agricola e vinicola, quindi Confagricoltura, Unione Italiana Vini, Federdoc e via dicendo. Insomma, le istituzioni che operano nel settore del vino ci sono davvero molto vicine e stanno sposando sempre di più il grande progetto milanese, molto diverso, innovativo, anche generazionale se vuoi, perché non dobbiamo scordarci che siamo la più giovane organizzazione in questo campo credo a livello europeo.

Un’edizione molto internazionale ma sempre capillare sul territorio, penso ad esempio ai wine district in diversi quartieri della città.

Sì, e rispetto all’anno scorso c’è un settimo distretto che è stato ufficializzato il 21 settembre, proprio a ridosso dell’inizio della manifestazione: il distretto dei Navigli, che sarà dedicato al Buttafuoco Storico, un vino che è espressione di un territorio lombardo importante come l’Oltrepò Pavese. Sono quindi 7 i quartieri coinvolti e vestiti a festa per l’occasione (Brera-Garibaldi-Solferino, Eustachi, Porta Nuova, Isola, Porta Nuova, Arco della Pace-Sempione, Navigli). I vari locali, sempre in modo normato, creeranno i loro eventi con le aziende che aderiscono. Oltre ai distretti, c’è poi un’attivazione massiva dei ristoranti in tutte le zone della città. Questo ci aiuta ad avere una MWW che ha un panorama ampissimo di eventi che magari saranno destinati a numeri più piccoli di persone ma che daranno la possibilità a tutti di vivere una grande esperienza e animeranno la città in maniera intelligente perché non dobbiamo dimenticare che partiamo da una situazione particolare e dobbiamo affrontarla con maturità e intelligenza. Se vogliamo dimostrare che gli eventi possono continuare, dobbiamo essere i primi noi a dare dei modelli positivi di convivenza con quello che sta accadendo.

Hai visto crescere questo evento negli anni, cosa ne ha decretato il successo?

La capacità di fare sistema. Il fatto che di essere nato con l’intento preciso di coinvolgere sempre più i grandi interlocutori del vino italiano, della comunicazione, del mondo dell’agroalimentare. Quest’anno, ad esempio, sono felicissimo di dare il benvenuto a due nuove importanti partnership, che si aggiungono a quelle precedenti, con Slow Wine, che per la prima volta presenterà la sua guida a Milano. Riuscire a portare una delle principali guide italiane all’intendo del palinsesto della MWW è un davvero un successo. E poi la partnership con Sda Bocconi con cui organizziamo Shaping Wine, un nuovo forum sui cambiamenti delle città e sul mondo del retail, che arricchisce la parte dedicata alla formazione e al network. La capacità di fare sistema credo sia la chiave di lettura più importante anche dal punto di vista internazionale.  Abbiamo l’obiettivo di diventare una manifestazione che non vuole rappresentare il mondo del vino soltanto per l’Italia o soltanto per il vino italiano, vogliamo essere una grande manifestazione internazionale che parla dell’evoluzione del settore enologico, dell’innovazione, della comunicazione e delle nuove frontiere. Un posto dove si fa il punto, dove arrivano persone da tutto il mondo, il “place to be”, esattamente come la Milano Design Week e la Milano Fashion Week.  Ovviamente se si conta quante edizioni hanno fatto della design e della fashion week ci si rende conto che noi abbiamo ancora tanta strada da fare, siamo solo al terzo anno, ma i numeri, il coinvolgimento e l’appeal che ha questa manifestazione sono già importanti e credo che questo sia un ottimo viatico per il futuro.

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