E’ finita in bagarre la seduta di oggi del consiglio comunale di Milano. Ad accendere gli animi il dibattito sulla manifestazione dei Patrioti europei organizzata a Milano per sabato 18 aprile, dopo che la presidente dell’aula, Elena Buscemi, del Pd, ha presentato un ordine del giorno contro l’appuntamento lanciato dalla Lega. Il centrodestra ha contestato Buscemi, chiedendone le dimissioni, per avere messo ai voti la richiesta del Pd, poi passata, di chiudere la seduta: “Vergogna, fascista, vai a casa”, le urla dei consiglieri di opposizione che avevano chiesto di replicare alle dichiarazioni della presidente sul suo ordine del giorno. Buscemi aveva escluso la possibilità per ragioni di regolamento.
Il Remigration Summit diventa dunque un caso politico a Milano. Il documento di Buscemi chiede al Comune di dichiarare l’evento incompatibile con “l’identità civile e democratica” della città. Nel documento si sollecita inoltre il prefetto e il questore a valutare l’opportunità di autorizzare la manifestazione, ritenuta in contrasto con i principi costituzionali.
Al centro dello scontro c’è il concetto stesso di remigrazione, definito nell’ordine del giorno come l’espulsione “forzata o incentivata” di cittadini stranieri, anche se regolarmente residenti o nati in Italia, sulla base di criteri etnici o razziali. Una visione che, secondo Buscemi, contrasterebbe apertamente con l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione o opinioni politiche. Non solo: la scelta della data, il 18 aprile, viene letta come simbolicamente provocatoria perché cade a pochi giorni dal 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Sala: “Sono contrario ma non ci sono gli estremi per vietare l’evento”
“A proposito del Remigration Summit, confermo che ho gia’ portato la questione al COSP. Prefettura e Questura mi hanno comunicato che non ci sono assolutamente gli estremi per vietarlo. E sul punto non posso fare altro. Rimane il mio giudizio politico negativo, che ho espresso da tempo”. Lo fa sapere il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, intervenendo cosi’ nel dibattito sulla manifestazione convocata dai Patrioti Europei a Milano.
Buscemi: “Pongo un tema politico perchè è un mio diritto”
Sulla vicenda interviene anche la presidente del consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi, firmataria dell’ordine del giorno contro la manifestazione organizzata a Milano dai Patrioti europei, tra cui il Carroccio, per sabato 18 aprile. “La Lega, e il suo segretario Salvini, – dice – giocano con le parole e tendono a fare confusione: io non autorizzo ne’ vieto niente a nessuno, non e’ nelle mie prerogative, pongo un tema politico all’Aula perche’ e’ un mio diritto, da consigliera e da presidente, e chiedo che si esprima formalmente su una manifestazione che veicola messaggi in contrasto con la Costituzione”.
“Milano e l’Europa – ha aggiunto replicando a Matteo Salvini – hanno gia’ conosciuto alla fine degli anni 30 le deportazioni. Conosco i miei limiti e quelli del Consiglio, infatti mi rivolgo a Prefetto e Questore nell’ordine del Giorno, ma conosco anche i valori di democrazia, la Costituzione e i diritti umani. Come li conosce bene questa Citta’”.
Sardone (Lega): “L’unico fascismo che vedo è quello rosso”
In aula ha preso parola la vicesegretaria leghista, Silvia Sardone: “La parola remigrazione deriva da Remigration che significa rimpatrio. Noi vogliamo rimpatriare chi non ha il diritto di restare nel nostro paese, le persone che vengono nella nostra citta’ e delinquono. La manifestazione non ha nulla a che vedere col razzismo e col fascismo. L’unico fascismo che io vedo – ha osservato – e’ quello rosso di chi pensa di poter proibire una manifestazione perche’ non ne condivide i contenuti”. Sardone ha poi definito “assurdo” l’ordine del giorno e si e’ detta “stupita” che Buscemi “non abbia mai fatto mozioni simili nei confronti dei centri sociali che devastano la citta’”.
La Lega attacca: “Atteggiamento antidemocratico”
Durissima la reazione della Lega già alla vigilia della seduta, con il Carroccio che accusa la presidente del Consiglio comunale di voler limitare il pluralismo. “Chi ricopre un ruolo di garanzia dovrebbe essere presidente di tutti”, è la linea del partito, che parla apertamente di tentativo di censura. L’eurodeputata Silvia Sardone difende l’iniziativa, definendola un “evento dal respiro internazionale” e ribadendo che la remigrazione non sarebbe razzismo, ma piuttosto una risposta al tema della sicurezza e delle espulsioni di stranieri che delinquono. Secondo la Lega, l’opposizione all’evento sarebbe l’ennesimo tentativo di silenziare posizioni politiche non allineate.
Il Pd: “Milano non può tornare indietro”
Di segno opposto la posizione del Partito democratico, che sostiene senza esitazioni l’ordine del giorno. Il gruppo consiliare dem parla di una battaglia politica contro “una deriva estremista populista di destra”, sottolineando come Milano, città simbolo della Resistenza e medaglia d’oro al Valor Militare, non possa ospitare iniziative percepite come un passo indietro sui diritti civili.
Forza Italia prende le distanze ma frena sul divieto
Più articolata la posizione di Forza Italia, che da un lato prende le distanze dal concetto di remigrazione, giudicato “pericoloso” e potenzialmente vicino a derive divisive, dall’altro respinge l’idea di una censura preventiva. La consigliera Deborah Giovanati definisce il summit “un attacco a Milano”, criticando una narrazione che rischia di sfociare in posizioni estreme. Tuttavia, il partito non sembra intenzionato a sostenere l’ordine del giorno di Buscemi. Il coordinatore regionale Alessandro Sorte mette in guardia anche sul piano politico: “La vannaccizzazione del messaggio non porta nulla di buono”, soprattutto in vista delle prossime elezioni amministrative. La linea degli azzurri resta quindi quella di evitare divieti pregiudiziali, proponendo piuttosto un consiglio comunale straordinario sul tema.
Più prudente Fratelli d’Italia, che per ora non prende una posizione netta. Il capogruppo Riccardo Truppo parla della necessità di valutare il testo, ribadendo il rifiuto di ogni forma di discriminazione ma anche la contrarietà a un “no” preventivo alla manifestazione. Il risultato è un centrodestra diviso sul tema, tra la linea dura della Lega e le posizioni più caute di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

