Niscemi, una frana che viene da lontano. Una soluzione tecnica esiste dal 2017 - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 14:38

Niscemi, una frana che viene da lontano. Una soluzione tecnica esiste dal 2017

Uno studio tutto italiano dimostra come il caso Niscemi non sia inedito, bensì un rischio noto da secoli per cui esistono soluzioni concrete

di Alessandro Pedrini

Niscemi, una frana che viene da lontano. Una soluzione tecnica esiste dal 2017

Il dissesto del versante di Niscemi non è un fatto nuovo né imprevedibile. La fragilità geomorfologica dell’area è conosciuta da secoli, documentata nella storia del territorio, nella memoria collettiva e negli studi geologici che, nel tempo, hanno segnalato la ricorrenza di frane superficiali e movimenti del suolo legati alle piogge intense. Niscemi convive da sempre con un equilibrio instabile, noto e riconosciuto, e proprio per questo risulta sempre meno accettabile che eventi di questo tipo vengano ancora trattati come fatalità inevitabili.

A questa consapevolezza storica si è aggiunta, negli ultimi anni, una conoscenza scientifica puntuale e moderna. Nel 2017 un gruppo di ricercatori italianiSabatino Cuomo e Vincenzo Di Polito dell’Università di Salerno, insieme a Lorenzo Frigo – ha analizzato in modo approfondito proprio il caso di Niscemi, producendo uno studio rigoroso poi pubblicato negli atti dell’11th International Conference on Geosynthetics del 2018. Si tratta di un contributo interamente italiano, che non si limita a descrivere il problema, ma ne chiarisce i meccanismi fisici e individua soluzioni progettuali concrete, calibrate sul territorio siciliano. 

Diagnosi, trattamento e cura

Lo studio dimostra che il dissesto non è causato da eventi meteorologici eccezionali, ma da piogge intense di breve durata, pienamente compatibili con il regime climatico dell’area. Il fattore decisivo è rappresentato dalle condizioni di parziale saturazione dei terreni superficiali, che favoriscono l’aumento rapido delle pressioni interstiziali e l’innesco della frana. Un meccanismo noto alla letteratura geotecnica, ma che troppo spesso non viene tradotto in interventi strutturali adeguati.

Ancora più rilevante è il fatto che lo studio non si fermi alla diagnosi. Gli autori analizzano diverse soluzioni di consolidamento basate sul rimodellamento del pendio, sull’uso di materiali granulari ad alta permeabilità e sul rinforzo con geosintetici. Le simulazioni dimostrano che questi interventi consentono di aumentare in modo significativo il fattore di sicurezza e, soprattutto, di modificare in maniera stabile il comportamento del versante rispetto alle piogge, rendendolo molto meno sensibile sia all’intensità sia alla durata degli eventi meteorici.

In altre parole, dal 2017 esiste una base tecnica solida, validata scientificamente, che indica come intervenire in modo strutturale e duraturo. Non si tratta di ipotesi teoriche o di soluzioni sperimentali, ma di interventi concreti, già applicati in contesti analoghi e perfettamente compatibili con la realtà di Niscemi e della Sicilia.

Sorgono interrogrativi: Sicilia territorio di serie B?

A questo punto, il problema non è più la mancanza di conoscenza. Se il rischio è noto da secoli e se, da anni, esiste uno studio italiano che individua con chiarezza le soluzioni tecniche, diventa inevitabile porsi una domanda: perché così poco è stato fatto? Perché si è continuato a inseguire l’emergenza anziché affrontare in modo definitivo la messa in sicurezza del versante e delle aree abitate sottostanti?

C’è anche una questione più ampia, che va detta con chiarezza. La Sicilia non può più essere trattata come un territorio di serie B, dove i problemi strutturali vengono tollerati, rimandati o gestiti solo quando esplodono. La Sicilia è parte piena e fondamentale dell’Italia, con le stesse esigenze di sicurezza, le stesse aspettative di tutela e lo stesso diritto a interventi strutturali tempestivi e basati sulla conoscenza scientifica.

Accettare che studi, competenze e soluzioni restino lettera morta significa accettare un’idea di Paese a due velocità. Un’idea che non è più sostenibile né giustificabile. La scienza, in questo caso, ha già fatto il suo dovere: ha spiegato il problema e indicato le soluzioni. Ora spetta alle istituzioni fare il proprio, chiarendo responsabilità, ritardi e scelte mancate.

A Niscemi, come in molte altre parti della Sicilia, il tempo delle analisi è finito. Ora servono risposte, decisioni e opere concrete, perché la sicurezza dei cittadini non può dipendere dalla geografia.








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