Omicidio di Aurora Livoli, l’incredibile elenco di precedenti di Valdez: ecco perché era ancora libero - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 13:56

Omicidio di Aurora Livoli, l’incredibile elenco di precedenti di Valdez: ecco perché era ancora libero

Prima di uccidere Aurora Livoli a Milano, Emilio Gabriel Valdez Velazco aveva aggredito un'altra donna. Ma era già stato condannato nel 2019 per violenza sessuale ed indagato per un altro episodio

Di Giorgio d'Enrico

Omicidio di Aurora Livoli, l’incredibile elenco di precedenti di Valdez: ecco perché era ancora libero

Un uomo “pericoloso”, con una condotta definita dagli inquirenti come “seriale” e un rischio concreto di reiterazione dei reati. È il profilo che la Procura di Milano traccia di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni che ha confessato di aver violentato e ucciso Aurora Livoli, 19 anni, la sera del 28 dicembre scorso a Milano.

Nella richiesta di custodia cautelare in carcere, firmata dai pm Letizia Mannella e Antonio Pansa, l’uomo viene descritto come un soggetto che “potrebbe violentare e uccidere ancora”. La Procura chiede una nuova ordinanza per omicidio volontario aggravato dal nesso con la violenza sessuale e per violenza sessuale, sottolineando come l’esigenza cautelare principale sia il pericolo concreto di reiterazione del reato.

Valdez è già detenuto nel carcere di San Vittore per una brutale tentata rapina commessa la stessa sera dell’omicidio. Ma, secondo quanto emerge dagli atti, il delitto di Aurora Livoli non rappresenterebbe un episodio isolato.

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Tutti i precedenti dell'assassino di Aurora Livoli

Il quadro che emerge è quello di una lunga sequenza di precedenti: Valdez era già stato condannato nel 2019 per una violenza sessuale, risultava indagato per un altro episodio e imputato a Monza per un’ulteriore aggressione, definita anch’essa brutale, avvenuta nel giugno scorso. Nonostante ciò, non era stato arrestato nel procedimento in corso a Monza anche perché nel casellario giudiziale non figurava la precedente condanna a cinque anni inflitta a Milano.

Un “buco” che, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato determinato anche dall’uso di alias. Un esame dattiloscopico, spiegano gli inquirenti, avrebbe potuto chiarire l’identità dell’uomo e far emergere correttamente i precedenti, evitando l’errore nel casellario. Valdez, inoltre, avrebbe dovuto essere già da tempo espulso dal territorio nazionale perché irregolare.

Ora la Procura punta a rafforzare la custodia cautelare, ritenendo l’uomo un soggetto altamente pericoloso, con un’escalation criminale che – secondo i magistrati – avrebbe potuto essere interrotta prima.

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