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Milano
Pillitteri: “Le primarie Pd? Chiameremo Tarantino…”

di Fabio Massa

Paolo Pillitteri, ex sindaco socialista di Milano, è un fiume in piena. Originale, divertente. Esattamente come il suo ultimo libro (“Tutto poteva accadere”, ed. Mursia). Spiega ad Affaritaliani.it: “Era una esigenza naturale scriverlo. La Milano di oggi? Reagirà come sempre. La sinistra con le primarie si fa del male, mentre a destra c’è il deserto. Del Debbio? Ottimo. Ma anche Rampello…” L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, come le è venuto in mente di scrivere “Tutto poteva accadere”?
Mi viene in mente due o tre anni fa: credo sia stata una specie di esigenza naturale, quasi uno sfogo della memoria ricapitolare quel che era accaduto allora e soprattutto metterlo a confronto con i vent’anni successivi. Mi è venuta questa voglia e Roberto Vallini è riuscito a cavar un po’ di sangue da questa vecchia rapa…

A quale aneddoto è più affezionato, tra i tanti che popolano il suo libro-intervista?
Non ce ne è una in particolare. Ognuno di noi ha un suo passato, un suo vissuto, una storia fatta di passioni ed errori. La nostra storia socialista è fatta di una grande passione, di tanti errori e di un grande leader, Bettino Craxi. In noi alberga anche una grande nostalgia. Come dice Verdone nel film “La Grande Bellezza”, la nostalgia è l’ultimo svago che ci è rimasto. Il mio libriccino serve a questo: a dare un po’ di nostalgia e di umorismo. Il nostro è un Paese privo di umorismo.

Lei scrive un po’ di frasi celebri di Bettino Craxi. Come “se ce la fai a Milano ce la fai ovunque”.
Bettino aveva una serie di proverbi che sua madre ci aveva insegnato, e che lui aveva portato nella politica. Sono tantissimi, e potrei andare avanti mezz’ora a recitarli…

E chi ce la sta facendo, oggi, a Milano?
Vorrei fare una premessa. Milano è l’unica città d’Italia che se la cava sempre. E’ una città fai da te. Milano non l’ho mai vista col cappello in mano a chiedere qualcosa. E’ una sorta di città stato autonoma e autosufficiente. E’ assolutamente incapace di piangersi addosso. Non ho mai visto né Milano né i milanesi piangersi addosso. Questa è la cifra milanese, la sua marcia in più. Milano ce la farà sempre e lo dico perché ce l’ha fatta in quel periodo tremendo degli anni 70: ne è uscita con il colore, con la voglia di inventare. La stessa di Fiorucci. 

Parliamo di attualità: Pisapia ha fatto un errore dicendo che non si ricandida al secondo mandato?
Sono rimasto molto colpito da questa sua rinuncia. Pensavo ci fosse qualche segreto, come il quarto o quinto segreto della Madonna di Fatima. Poi invece mi hanno detto che la motivazione della rinuncia è molto semplice: non c’ha più voglia di fare il sindaco. Di fatto la sua rinuncia a ricandidarsi apre un nuovo e inquietante scenario a Milano. La sinistra, che in genere è abituata a farsi del male, farà le primarie. E io non ci ho mai creduto alle primarie. Credo che si farà molto male, la sinistra. Ma sono curioso di vedere come finirà.

Majorino, Fiano o Caputo: chi sceglierebbe oggi?
Con Roberto Caputo sono legato dall’affetto socialista. Con Fiano c’è anche un’amicizia personale. Conosco poco Majorino. Credo che oltre questi tre verranno altre candidature. La famosa ricerca della cosìddetta sintesi, produrrà ampie guerre civili. Avete presente i romani, con Mario e Silla? Ecco, di quella dimensione. Credo che bisognerà chiamare Quentin Tarantino sul set delle primarie della sinistra a Milano. Ci potrebbe fare uno di quei suoi film nel quale c’è sangue dappertutto…

E a destra?
A destra la desertificazione. A destra non c’è ancora nessuno. Si fanno nomi. Ma non c’è una politica, a destra. Questo è il punto. A destra non c’è un’area nella quale si sviluppi un ragionamento. Il ragionamento politico che aveva fatto di Berlusconi il capo di un’area liberale non c’è più. E non c’è più neanche Berlusconi. Invece c’è un leader, che si chiama Matteo Salvini, che è un leader ed è molto forte. Io sono molto critico con la Lega Nord ma devo riconoscere che Salvini è un leader. Detto questo non si sa fino a che punto questo leader riuscirà a coinvolgere gran parte dell’elettorato che seguiva Berlusconi.

Paolo Del Debbio sarebbe un buon candidato?
E’ un buon nome per il centrodestra. Non soltanto è un giornalista. E’ stato professore universitario ed è stato un grandissimo assessore, non va sottovalutato, anzi va tenuto in conto come una possibilità. Siccome ha scelto la strada della televisione dove peraltro è stato sorprendentemente funzionante non so se sarà facile distoglierlo da là.

Silvio dovrebbe chiamarlo?
Certo, l’ha già fatto con Toti. La pista di Toti andrebbe seguita e trasposta a Milano. Può essere una grande idea.

Ce ne sono anche altri di nomi, però.
Io ne faccio uno. A destra uno dei migliori è Davide Rampello, già presidente di quella Triennale che io ho avuto la fortuna di presiedere quando avevo solo 28 anni. Va tenuto d’occhio anche lui. Ma sono tutte suggestioni molto anticipate rispetto all’ora x.

Che cosa ne pensa delle dimissioni della De Cesaris?
Sicuramente un fatto politico. Però sono state un po’ sottovalutate. Dovrebbero essere un fatto politico che mette in discussione tutta la maggioranza, e invece no. Sono state passate in cavalleria. 

@FabioAMassa

Tags:
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