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Pinocchio/Aggressione con machete: agire alla radice dell'insicurezza

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C’era una volta un Paese nel quale chi chiedeva un biglietto poteva essere colpito da un machete. E nel quale chi viaggiava in treno poteva assistere a una scena degna di un film di Quentin Tarantino. Il problema è che questo non è un film, è la vita reale, e quello che succede sui treni lombardi non è una commedia o tragedia da palcoscenico ma una tragedia o una commedia (a seconda della gravità del fatto) reale. Il fatto è questo: ieri sera a un gruppo pare di sudamericani viene chieste di esibire il biglietto. Questi si arrabbiano, o perché non ce l’hanno oppure perché pensano di essere i padroni del mondo, tirano fuori un machete e feriscono profondamente un braccio al macchinista che aveva chiesto loro il ticket. Una signora, che vede il tutto, scappa impaurita. Un altro collega di Trenord prova a intervenire ma viene pestato e finisce anche lui in prognosi riservata. Poi, semplicemente, il gruppo sparisce. Lo si potrebbe derubricare a semplice problema di sicurezza. Irrisolvibile perché chi può controllare tutti i matti che ci sono su un treno? E invece no. E’ un problema di management. E’ un problema di politica. E’ un problema molto più complesso. Perché oggi, l’assessore Sorte dice: mettiamo uomini armati e pronti a sparare sui treni. Vigilantes. Semplice e populista, perfetto per la politica. Non si farà mai. Invece dovrebbe chiedere al management di Trenord di installare i tornelli, di mettere le telecamere. Insomma di agire alla fonte dell’insicurezza. Perché il problema non è che c’è un matto su un treno, o un gruppo di matti, ma che nessuno ha impedito loro di salire.

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