Milano
Pinocchio/ C'era una volta un Paese senza vergogna

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ASCOLTA LA RUBRICA "PINOCCHIO" OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO "PANE AL PANE" E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
C’era una volta un Paese indecoroso. Senza memoria ma soprattutto senza vergogna. Vorrei dirlo con chiarezza, giacché mi accingo a parlare di Referendum: non so ancora come voterò. E non perché non sappia il merito e il metodo della riforma costituzionale, ma perché devo ancora capire se prevale in me il piuttosto che niente meglio piuttosto di tradizione milanese, o il piuttosto che niente meglio niente decisamente più borbonico. C’è però una cosa che so per certo. Che odio tutta una serie di post che stanno inondando la Rete e Facebook. Tutti quelli con “Di Battista distrugge Renzi”. Oppure “Tutti in piedi, la Gabanelli massacra tizio”, “Renzi asfalta Caio”. Come se il dibattito fosse una corrida incivile. C’è poi un post che prende in giro chi ha affermato che se vince il no, si torna indietro di trent’anni. E recita più o meno così: trent’anni fa la benzina costava un terzo, c’era possibilità di essere assunti in un posto pubblico, le donne potevano non lavorare, si potevano fare tre figli, eccetera eccetera. Generalmente chi lo posta è gente che trent’anni fa aveva 20, o 30 anni. Gente che non si rende conto che se oggi siamo conciati come siamo, non è certo per colpa dei millennials, nati dal 2000 in poi, e neppure delle generazioni degli anni 90 e degli anni 80. Direi neppure per chi è nato negli anni 70. Se oggi siamo conciati così, se lo Stato è un colabrodo infarcito di sprechi, se il sistema pensionistico fa acqua da tutte le parti, se c’è corruzione, concussione, collusione, è del tutto colpa proprio di quelli che invocano il ritorno a 30, o 40, o 50 anni fa. Di quelli che sono nostalgici di tempi che dovrebbero essere additati al peggio del peggio dell’italia repubblicana. Concludo dicendo che se non fossimo noi, ragazzi e uomini di oggi, troppo smidollati, contro i responsabili dei disastri avremmo davvero messo su una rivoluzione da ricordarsi a lungo. Ma non su Facebook, dietro un “asfalta” e un “distrugge” e un “massacra”, ma nel mondo reale, che è l’unico posto che conta.












