Milano
Pinocchio/ La nostra Europa di bastardi
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ASCOLTA LA RUBRICA "PINOCCHIO" OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO "PANE AL PANE" E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
C’era una volta una Europa di bastardi. Sì, avete capito bene. Ho detto bastardi, anche se in radio le parolacce non si dovrebbero proprio dire, per questa volta vorrei fare una eccezione. Perché ieri, dopo aver visto le immagini che si rincorrevano, la paura negli occhi della gente, e aver pensato “chissà come sta quel mio amico, quella mia amica” (perché tutti hanno un’amica o un amico a Bruxelles), l’unica parola che mi è venuta in mente è stata questa: bastardi. Bastardi tutti. Bastardi loro che si fanno saltare in aria, che sparano, che uccidono, che piazzano bombe, che ci terrorizzano, che sono capaci di cambiare il nostro modo di vivere e di vedere il mondo. Sono bastardi loro e pure gli stessi belgi che hanno permesso che avvenisse tutto questo. Che quel quartiere sia un covo di terroristi l’avevamo già appurato dopo la tragedia del Bataclan, in Francia.
E allora, perché non intervenire? Perché aspettare ancora? Ed è bastarda l’Europa, figlia illegittima e stupida di burocrati che badano all’andamento della moneta comune e dei mercati più che all’integrazione vera, dato che l’unica cosa che hanno fatto di buono in questi anni è stato creare l’Erasmus, che tra un libro e una bevuta collettiva davvero ha creato delle reti che tuttavia non sopravvivono nella maggior parte dei casi all’arrivo dell’età adulta. Roba da matti. Non si è mai riusciti a fare una politica comune, perché c’è sempre qualcuno più bravo degli altri: i tedeschi che pensano di essere geneticamente superiori, i francesi che lasciano i profughi sugli scogli di Ventimiglia, gli italiani che sono tanto cretini da essere diventati un posteggio sicuro, quasi una piazzola d’imbarco in cui sostare, lasciando alla fine spazzatura, disperazione e promesse infrante. E siamo un po’ bastardi, e lo sono anche le nostre idee, pure noi: noi che gioivamo perché in Nord Africa non ci sono più i dittatori, ma poi ci siamo beccati i regimi teocratici e le guerre civili. Noi che eravamo contenti perché Assad in Siria stava per essere deposto, e poi abbiamo visto avanzare l’Isis. E che abbiamo gioito perchè un proiettile era entrato nella testa di Obama senza capire che stava arrivando qualcosa di molto peggio.












