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Pinocchio/Expo, quel varco abusivo dentro le nostre paure (e i nostri istinti)

Pinocchio/Expo, quel varco abusivo dentro le nostre paure (e i nostri istinti)
Pinocchio radiolombardia
C’era una volta un Paese che, giorno dopo giorno, lavorava per cercare di realizzare le proprie paure. Quel varco abusivo all’ingresso di Expo, ad esempio…

ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45

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C’era una volta un Paese che, giorno dopo giorno, lavorava per cercare di realizzare le proprie paure. Hai paura di un attentato? Creiamo doppi o tripli sistemi di sicurezza e poi un modo comodo per aggirarli. Hai paura di rimanere intossicato? Prima creiamo i dop, doc, cip ciop etc etc, e poi facciamo in modo che si possano stoccare, come è successo in Sicilia, tonnellate di carne avariata che poi finivano in macelleria come se nulla fosse. Tuttavia, nel Pinocchio di oggi la storiella riguarda, e come potrebbe essere diversamente, l’Expo. Il Corriere della Sera ha scoperto che a 200 metri dal varco principale, dove passano tutti gli operai, previ controlli, ce ne è un altro dove passano gli operai abusivi, quelli in nero. Un po’ come all’ortomercato, dove però si deve anche fare la fatica di scavalcare un muro. Qui, invece, si entra comodamente e senza controlli. Dal che ne deriva che sul sito Expo ci sono aziende che usano manodopera in nero. E dove sono finiti i protocolli legalità di Cantone e quelli di sicurezza che hanno portato qualcuno a dire che Expo è un successo perché non c’è stata neppure una morte bianca? Ma soprattutto, dov’è la sicurezza del sito sbandierata da Sala e da Maroni? E se uno di quegli operai fosse un pericoloso terrorista che ha già piazzato una bella bomba in un padiglione, pronta per esplodere il primo maggio, o il primo giugno, o quando ne hanno voglia? Quel varco è la nostra ignoranza, la nostra avidità, il nostro irrimediabile istinto di fregare l’altro. Per risparmiare qualche euro sui lavori, si usa il lavoro nero. E ci si espone a questi problemi gravissimi e – ormai – irrisolvibili. Perché questo è un paese di navigatori, ma soprattutto di Santi. Sarà perché pregare è l’unica cosa che ci rimane da fare.