Milano
Pinocchio/ Il centrodestra e i candidati a loro insaputa

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C’era una volta un Paese, anzi, una città, dove prima di candidare qualcuno alle elezioni almeno gli chiedevano se era disponibile. Incredibile ma vero, oggi sul giornale ho letto un titolo di questo tenore: “Il centrodestra chiude su Parisi. Manca l’ok dell’interessato”. Manca l’ok dell’interessato? Ma siamo matti? Cioè, io me li immagino Salvini, Berlusconi, Sallusti, Santanché, Gelmini e chi più ne ha più ne metta, stare là le ore, anzi le settimane, a ragionare su chi schierare a Milano. E alla fine venirsene fuori con un nome, che so dello sciur Brambilla del Corvetto.
Poi, finito il caminetto, prima di andare allo stadio a vedere le tre pere che il Milan ha rifilato all’Inter, un Paolo Romani qualsiasi - tanto per fare un nome a caso - che dice: oh, ma siamo sicuri che lo sciur Brambilla accetta? E gli altri, a guardarlo: ma sì, chissene, tanto vedrai che ci va a parlare quello che è il cugino di quell’altro che è suo amico per via di madre. Surreale. L’ultima volta che il centrodestra ha fatto così ha incassato almeno una ventina di no secchi da Paolo Del Debbio. Appunti di politica di base: prima di candidare qualcuno, sarebbe meglio chiederglielo.












