Pinocchio/ (In)giustizia italiana: colpevoli anche dopo contraria - Affaritaliani.it

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Pinocchio/ (In)giustizia italiana: colpevoli anche dopo contraria



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ASCOLTA LA RUBRICA "PINOCCHIO" OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO "PANE AL PANE" E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45

C’era una volta, in Italia, la giustizia. Quella per cui quando una persona è indagata allora è indagata, e se è condannata, allora è condannata. E se poi sconta il carcere o comunque la pena, quando esce, è una persona che ha finito di pagare. In questi giorni sta facendo polemica la vicenda relativa a Ciancimino. Ve lo ricordate? Forse no. Era quello che sosteneva che ci fosse una trattativa tra lo Stato e la mafia. Uno che è stato smentito da tutti i giudici possibili, con motivazioni anche durissime. Eppure, sfido chiunque a chiedere a un italiano se per lui la trattativa Stato Mafia c’è stata oppure no. Sicuramente la risposta sarà sì. Così, l’inchiesta che portò Maurizio Lupi alle dimissioni è finita in nulla. Eppure per tutti Lupi era quello che “si faceva regalare i rolex per il figlio”. E Penati? Uguale, era quello che prendeva le tangenti per il partito. Anche per lui, nessuna condanna. E non parliamo delle migliaia di carcerati che escono dopo aver scontato la pena, e restano comunque carcerati. Giustizia, in Italia, non può essere che si è colpevoli anche dopo la prova contraria. Non può essere che la nostra memoria si ingolfi di tutto e di più, spesso cose false, usate con malizia, artificiosamente per un motivo molto semplice: per averne un vantaggio politico. Così, si usano le inchieste non per fare giustizia, ma per abbattere l’avversario. Il che non vuol dire che non si debba indagare. Ma che si debba aspettare la sentenza prima di dare un giudizio. Altrimenti sarà sempre e solo un pregiudizio, e come tale, per definizione, ingiusto. 








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