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C’era una volta una città che non riusciva a liberarsi dei fantasmi, dei mostri, degli spauracchi. Non siamo ingenui, ed è normale che in una certa misura la campagna elettorale vive anche delle paure e dei timori della gente. C’è chi teme gli extracomunitari, chi odia i rom, chi teme la povertà, chi ha paura di perdere la casa. Alcune sono paure giustificate, altre meno. Quello che però non accetto, perché è una operazione scorretta sul piano politico, è il demonizzare l’avversario. Intendiamoci: se uno è solidale, magari un cattolico di sinistra, è chiaro che non vedrà di buon occhio certe sparate contro Papa Francesco di Matteo Salvini. Ma non per questo è autorizzato a dire che bisogna votare Sala per evitare il ritorno di Salvini. Questa mozione ad excludendum, penso io, è la morte della politica. Perché se davvero bisognasse votare in base non a quello che vogliamo, ma a chi odiamo, si potrebbe pur star certi che l’affluenza rasenterebbe il 100 per cento. Ma la sfida della politica è proprio altro: è cercare di proporre una alternativa, non dividere il mondo in buoni e cattivi, mettendosi – ovviamente – dalla parte dei buoni.

