Milano
Pinocchio/"Okkupazione", stanco rito milanese

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C’era una volta un Paese che non riusciva proprio a scrollarsi di dosso certi riti stanchi, triti e ritriti. Il caso è quello delle occupazioni sotto Sant’Ambrogio. Non c’è anno che Dio mandi in terra dopo il 1968 che qualche studente imbecille che ancora crede nella retorica sessantottina non decida di impedire agli altri di studiare per le ragioni più disparate. Ai miei tempi si protestava contro Mururoa e gli esperimenti nucleari dei francesi, poi l’anno dopo contro la riforma Berlinguer, poi l’anno dopo non mi ricordo più perché, poi l’anno dopo è arriva la Digos perché la scuola, il liceo classico Manzoni, era stata invasa dai Punkabbestia con i cani e andava completamente bonificata. Poi l’anno dopo io non c’ero più, ma è stata la volta della riforma di questo e di quello, e della Palestina e di israele e delle assemblee autogestite contro l’imperialismo americano convocate con l’iphone e poi del fascismo russo a colpi di blackberry e poi ancora per il terzomondismo, il quartomondismo, contro l’antisemitismo, contro la Gelmini Gelmini Gelmini, contro la Giannini Giannini Giannini. Contro i crumiri che vogliono studiare, contro quelli che non fanno la settimana bianca. Ecco, l’occupazione come un rito. C’è il Natale con il presepe e le polemiche di Rozzano e c’è l’occupazione abusiva delle scuole pubbliche. Andate a studiare.












