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Milano
Pinocchio/Pedemontana: se per una poltrona viene giù un palazzo (regionale)

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C’era una volta un Paese nel quale la politica era quella delle nomine. Riepiloghiamo per chi non segue queste partite (fortunatamente) e per chi invece si appassiona di poltrone e poltroncine. Pedemontana è la società, oggi in pancia a Regione Lombardia, ieri di controllo provinciale, che dovrebbe costruire l’autostrada omonima, per adesso minimamente realizzata. Come tutte le società, ha un consiglio di amministrazione che va nominato. E nel quale la politica mette quasi sempre il naso. Il che, se le nomine hanno comunque un profilo tecnico soddisfacente, non è necessariamente un male. La politica deve incidere sulla realtà, quindi è ovvio che per farlo usi tutti i canali a disposizione. Il problema è che non deve scegliere in virtù di lealtà politica ma di preparazione tecnica. E qui arrivano le grane, perché il patto tra la coordinatrice di Forza Italia Mariastella Gelmini e il presidente Maroni era che il posto di numero uno di Pedemontana andasse agli azzurri, che, manco a dirlo sono pure spaccati al loro interno. Ma che cosa vuol dire un posto “agli azzurri”? E la competenza?. Maroni dapprima rinvia la decisione a dopo le regionali, facendo così intendere che il voto avrebbe potuto dare la giustificazione a una nomina leghista, dato che il Carroccio diventerà il primo partito del centrodestra. Poi, a sorpresa, fa un blitz e fa nominare tre tecnici puri che non dipendono da nessun partito. Forza Italia, invece di ingoiare il rospo, si infuria: salta la giunta. Siamo proprio agli ultimi giorni dell’impero. Ma come è possibile mettere così in piazza tensioni sulle nomine che invece andrebbero riservate a trattative felpate, senza scossoni e soprattutto senza alcuna influenza diretta sull’attività amministrativa? Davvero si vuole bloccare tutta una Regione per una nomina in una società partecipata. Di questo passo, anche l’ultimo dei peones avrà potere di veto. E i lombardi, gente concreta, non potranno far altro che scandalizzarsi di una politica vorace e arraffona, che per ottenere una poltrona è pronta a tirar giù un palazzo, quello della Regione.

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