Milano
Pinocchio/Se Milano si "romanizza"...

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C’era una volta un Paese nel quale i pensionati perdevano tutto e si suicidavano. Nel quale i clochard dormono anche nel centro della città, oltre che nelle baracche in periferia, dove l’edilizia popolare non è finanziata e non funziona, dove lo stato se ne frega degli ultimi ma anche dei primi. Perché alla fine fregarsene di tutti è abbastanza più conveniente. C’è un Paese nel quale i candidati alle primarie cianciano di unità della sinistra e non di solidarietà. Nel quale stiamo ad arrovellarci se il meglio per Milano è un manager che le qualità del politico, la politica che ha le qualità della manager, il giornalista televisivo populista oppure il giornalista della carta stampata di destra. Siamo in un Paese nel quale trovare un’idea è un’impresa, e dove l’impresa, se anche ha un’idea non riesce a declinarla perché lo Stato, semplicemente, se magna tutto. Siamo in una città che si sta - e nella Capitale non me ne vogliano - romanizzando. A Milano il sì è sempre stato sì e il no è sempre stato no. Invece anche sotto la Madonnina inizia ad imporsi il sì che forse è no che forse è sì e comunque ci rivediamo in tempi migliori. Roba da bizantini che nella Capitale va bene ma qui da noi proprio non si dovrebbe poter sentire. C’era una volta Milano con il cuore in mano e non con la mano dietro, e via girare rasenti ai muri perché, metaforicamente, sono tutti pronti a fregarti. C’era una volta Milano. Speriamo che ci sia ancora sennò sai che anche recuperare la Darsena e magari riaprire i Navigli non ce la renderà di certo.












