Milano
Pinocchio/Smog, un'emergenza che va a targhe alterne

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C’era una volta una città che parlava di smog. Parlava di politiche per l’ambiente. E dibattevano dibattevano. Regione, Comune e per carità di Dio che non c’è più la provincia altrimenti avremmo visto anche il presidente di via Vivaio battagliare per proporre ricette. Il problema è che il tema dell’inquinamento, che fino a due settimane fa ci faceva ritenere di essere come la Cina, e in giro iniziavano a vedersi anche le mascherine, è fortemente legato ai riscaldamenti pubblici e privati. Nel senso che si accende e spegne proprio come una caldaia. Alla fine si perde, secondo me, anche il senso dell’urgenza e dell’emergenza. Cioè, ci preoccupiamo solo e unicamente quando si sforano i limiti dell’Europa, come se fosse quello a importare, quei 100 giorni fuori dai limiti e non il fatto che respiriamo tutti i giorni a tutte le ore. Anche quando siamo appena sotto il limite. La verità è che quando vediamo le montagne, là in fondo, noi poveri cittadini, ascoltatori di Radio Lombardia e lettori di Affaritaliani.it, non capiamo più niente, presi da impulso romantico. I politici, invece, non capiscono niente nei restanti giorni dell’anno in cui le montagne non si vedono e soffochiamo senza neanche rendercene conto. La dimostrazione è semplice: questo dibattito si accende e si spegne con una ciclicità da vergogna, e probabilmente tutto questo parlare e poco fare è più inquinante e offensivo per i nostri cervelli di qualunque altra cosa.











