I pm di Milano all’Aia per il caso “Cecchini a Sarajevo”: vertice con il tribunale internazionale - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 10:29

I pm di Milano all’Aia per il caso “Cecchini a Sarajevo”: vertice con il tribunale internazionale

Al fine acquisire atti e testimonianze sui presunti “tiratori turistici” attivi tra il 1992 e il 1995 i pm milanesi hanno si sono recati alla Procura del Meccanismo Residuale. Coinvolte anche autorità di Belgio, Francia e Bosnia

di Giorgio d'Enrico

I pm di Milano all’Aia per il caso “Cecchini a Sarajevo”: vertice con il tribunale internazionale

L’inchiesta milanese sui presunti “cecchini del weekend” a Sarajevo compie un passo oltreconfine. Gli inquirenti che indagano su cittadini italiani – e non solo – accusati di aver pagato per andare a uccidere “civili inermi” durante l’assedio della città tra il 1992 e il 1995 hanno avuto un primo incontro all’Aia con i magistrati della Procura del Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali, organismo che ha raccolto l’eredità del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia.

L'obiettivo della Procura: trovare documenti e testimonianze

A recarsi nei Paesi Bassi è stato il pm Alessandro Gobbis, che coordina l’indagine del Ros dei carabinieri insieme al procuratore Marcello Viola. L’obiettivo, per la Procura di Milano, è acquisire documentazione processuale dell’epoca, comprese testimonianze raccolte nei procedimenti internazionali sui crimini commessi nell’ex Jugoslavia.

Le riunioni tra magistrati proseguiranno anche oggi. Il confronto non riguarda soltanto l’Italia: ai vertici potrebbero partecipare anche altre autorità giudiziarie interessate alla vicenda. I presunti “tiratori turistici”, infatti, sarebbero arrivati non solo dall’Italia, ma anche da altri Paesi europei. Tra le autorità coinvolte figurano Belgio e Francia, oltre ovviamente alla Bosnia.

Primo indagato: durante l'interrogatorio nega tutto

L’indagine, intanto, si allarga. Due giorni fa il primo indagato, un ex camionista friulano di 80 anni, accusato di omicidio volontario continuato e aggravato, si è difeso nell’interrogatorio a Milano negando ogni addebito e affermando di non essere mai stato a Sarajevo.

L’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta sulla base di alcune testimonianze. Tra queste, il racconto di una donna che quindici anni fa avrebbe raccolto le confidenze di un collega dell’autotrasportatore, il quale si sarebbe vantato di quella presunta “caccia all’uomo” nella città assediata.

Nel frattempo, inquirenti e investigatori stanno approfondendo anche altri cinque nomi di presunti cecchini tra Trieste, Torino e Milano. Il numero degli indagati potrebbe quindi crescere, mentre l’inchiesta assume sempre più una dimensione internazionale, con un coordinamento tra procure destinato a incidere sugli sviluppi futuri del procedimento.








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