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Prescrizione, evento dell’ordine degli avvocati al Franco Parenti

Prescrizione, evento dell’ordine degli avvocati al Franco Parenti

Prescrizione o non prescrizione? Essere o non essere? Dubbio amletico? Anche no. Questa è la posizione che - nel corso di un convegno organizzato dall'ordine degli avvocati di Milano per il 24 ottobre dalle ore 9.30 alle ore 13 - sarà spiegata presso la Sala Grande del Teatro Franco Parenti. L'evento cade nella settimana di astensione dalle udienze convocata dall'Unione delle Camere Penali per evitare l'entrata in vigore della legge. Dopo l'introduzione di Salvatore Scuto, la tavola rotonda con Piermaria Corso, Mauro Gallina, Dino Rinoldi, Andrea Soliani, Giorgio Spangher, per la moderazione di Guido Camera. A chiudere la conversazione conclusiva tra Luca Poniz presidente ANM e Vinicio Nardo, presidente dell'ordine degli avvocati. Sulla prescrizione Affaritaliani.it Milano ha chiesto al moderatore dell'evento, l'avvocato Camera, di "dare i numeri". Eccoli.

Avvocato Camera, diamo i numeri della prescrizione.
Oggi la maggior parte dei reati sono già imprescrittibili. Alcuni esempi: il sequestro di persona a scopo di estorsione ha una durata massima di 63 anni; l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti 43; morte o lesioni come conseguenza di inquinamento ambientale 53 anni; omicidio stradale aggravato da uso di alcol o droghe 33 anni; violenza sessuale 33 anni; corruzione in atti giudiziari 33 anni; omicidio imprescrittibile; maltrattamenti contro familiari e conviventi 63 anni; atti sessuale con minorenne 63 anni; bancarotta fraudolenta 21 anni e 9 mesi. Sono tutti periodi lunghissimi entro i quali non è possibile ipotizzare che un processo non riesca a concludersi con una sentenza definitiva, altrimenti diventa una vera e propria odissea del tutto inconciliabile con la durata ragionevole del processo imposta dall’articolo 111 della Costituzione e 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Quanti processi vanno prescritti?
Già oggi i processi che si concludono con la prescrizione sono una percentuale bassissima: nel 2015 sono stati, secondo statistiche ufficiali, il 4%; la ricerca diffusa dall’Unione delle Camere Penali ed Eurispes la scorsa settimana dimostra che su 100 processi che vanno al dibattimento, solo 2 si concludono con prescrizione, per lo più a cagione di rinvii dettati da problematiche organizzative del sistema giudiziario (notifiche sbagliate, assenza di testimoni, etc.) e non certo da tattiche dilatorie degli avvocati dato che – per inciso – già oggi ogni rinvio per legittimo impedimento dell’imputato e del suo avvocato comporta il congelamento della prescrizione.

Quindi, prescrizione sì o prescrizione no?
Per migliorare la risposta dello Stato alle aspettative dei cittadini in materia di giustizia, la ricetta migliore non è certo una norma che prevede la “prescrizione infinita”, che, al contrario, potrebbe ampliare i tempi “morti” del processo, purtroppo tutt’altro che rari, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, i cui termini perentori previsti dal codice di procedura penale non vengono quasi mai rispettati

Prescrizione a parte, come si fa a uscire dall'endemica lentezza della giustizia italiana?
Bisogna investire sempre di più su forme realmente deflattive (come l’ampliamento dei lavori di pubblica utilità in favore della collettività) per le condotte di offensività contenuta, che consentano di riservare il processo penale ai fatti veramente gravi, nel contempo investendo sulla qualità della giurisdizione e sulla qualificazione degli avvocati, risorsa fondamentale per il nostro sistema giudiziario: questo vale, soprattutto, nell’attuale contesto storico, dove i cambiamenti sociali, economici e industriali rivelano problematiche per la sicurezza collettiva e individuale inimmaginabili in passato, che spesso si pensa di risolvere – in modo quantomeno approssimativo - solo con lo strumento penale

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