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Milano
Primarie Pd, Fiano: "Basta beghe interne, ai cittadini interessano i contenuti"
Emanuele Fiano

di Fabio Massa

Emanuele Fiano, candidato alle primarie per la scelta del nuovo sindaco di Milano, in un’intervista ad Affaritaliani.it propone un ritorno ai contenuti della campagna: “Ai cittadini non interessano le nostre questioni interne. Expo? Sosteniamo il progetto del Comune. Lo stadio? Evitiamo un tifo da stadio sul pro e contro e aspettiamo il parere di un esperto, il nuovo assessore…” L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Onorevole Fiano, sembra che la discussione sulle primarie stia mettendo in ombra i veri problemi da affrontare nella campagna per Milano.
Se si vuole parlare di contenuti con me si va a nozze. Il mio evento al Franco Parenti era intitolato Milano viva sicura democratica. L’ho intitolato così perché penso che Milano sia piena di contenuti, di potenzialità. Di cose già fatte da questa giunta e di questioni ancora aperte. Noi dobbiamo parlare di queste questioni. Perché ai cittadini milanesi interessano le risposte prima di tutto.

Ecco, parliamo di risposte.
Un’altra premessa. Ho parlato di Milano viva perché a Milano ci sono energie straordinarie, capacità creative, intelligenze. C’è una rete universitaria e un tessuto imprenditoriale anche molto giovane che è unico. Siamo spessissimo all’avanguardia in Europa.

Veniamo ai temi concreti. Oggi Majorino ha detto che la collocazione giusta del nuovo stadio del Milan sarebbe il sito di Expo.
Prima di individuare un luogo, vorrei vedere un’analisi concreta e fatta da esperti. La giunta capirà i pro e i contro con il grande tecnico che è il nuovo assessore all’Urbanistica Balducci. Detto questo eviterei un tifo da stadio sul nuovo stadio del Milan, se mi è consentito giocare con le parole. Io penso che in generale un nuovo stadio sia una potenzialità per la città e ci sono esempi in giro per l’Europa dove un piccolo stadio monosquadra e di dimensione ridotta ha funzionato. Ma sarà la giunta e il nuovo assessore a verificare il dossier e l’impatto sul tessuto urbano.

E sull’area post Expo?
Sull’area post Expo io sono molto a favore della proposta che il Governo e il Comune stanno portando avanti, cioè del grande progetto sulla ricerca, del quale hanno parlato anche pubblicamente l’ex assessore De Cesaris e il ministro Martina. C’erano anche i sindaci dell’hinterland a quel convegno, segno che il coinvolgimento deve essere pieno.

E per quanto riguarda Maroni? Anche lui è della partita.
Ritengo che debba riprendere lo spirito che ci ha consentito di costruire Expo tutti insieme. Dovrebbe smetterla di essere divisivo come ha fatto in questi giorni.

Sembra di capire che lei non è contrario a priori allo stadio al Portello.
Io non sono contrario a priori a niente. So che ci sono proteste, però ci sono anche grandi opportunità. In casi così complessi è l’urbanista a dover dire la sua.

A proposito di urbanistica, l’addio della De Cesaris porrà problemi allo sviluppo della città?
Voglio dirlo chiaro: quella della De Cesaris è una perdita complicata, perché lei è una persona molto competente e con grandi capacità di lavoro. Le partite lasciate in sospeso verranno però analizzate da un’altra persona molto competente e dal plenum della giunta e del consiglio, laddove necessario. Sono certo che il lavoro della giunta continuerà.

Come valuta la mossa della De Cesaris? Un errore politico?
Sono valutazioni personali che non affronterei nella sfera politica. Una persona deve sentirsi bene nella compagine con cui lavora. Lei ha denunciato delle tensioni, e dunque la sua è una scelta personale. Ma sono convinto che continuerà a dare il suo contributo al centrosinistra milanese.

Anche candidandosi, magari.
Non lo so, non ho idea di che cosa voglia fare. Ma sono certo che la qualità della persona sarà di sostegno per il centrosinistra milanese.

La De Cesaris ha accusato Majorino di essere partito troppo presto.
Credo sia sbagliato sovrapporre questioni riguardanti l’armonia di giunta con le questioni riguardanti le primarie. Le primarie sono uno strumento e sono lo strumento migliore per scegliere il candidato sindaco.

Però si assiste a una proliferazione dei candidati. Carmela Rozza dice che è il modo migliore per non farle…
I partiti sono delle comunità con delle regole e delle discussioni collettive, quindi il metodo adottato sarà frutto di un percorso insieme. Il manifesto dei valori è l’avvio di questo percorso. Io capisco le preoccupazioni di Carmela Rozza, ma non so se alla fine ci saranno 10 candidati. Il compito di chi come me si occuperà di Milano è di metterci testa, cuore e passione. Bisogna sentire anche quel che succede nella pancia dei cittadini. I discorsi al nostro interno ai cittadini interessano davvero poco.

Ha sentito che cosa ha detto don Mazzi di Majorino? La competizione si sta avvelenando?
Non lo so, ma io avrò il sorriso in faccia fino all’ultimo giorno. Non mi interessano i veleni e non penso siano utili. La competizione si fa sulle idee e sulla capacità di ascolto. Non su altro.

Guardiamo all’altro fronte: Paolo Del Debbio sarebbe un competitor temibile?
Io non temo il centrodestra. Il miglior competitor che potremmo avere a Milano è Salvini.

Perché?
Perché Milano è la città della verità. Chi parla con le scritte sulle felpe e con gli slogan sulle ruspe non viene creduto. A Milano c’è una classe dirigente capace di riconoscere se chi ti parla è capace di amministrare la cosa pubblica. Matteo Salvini candidato sarebbe fantastico per dimostrare l’inconsistenza della sua visione politica.

@FabioAMassa

Tags:
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