Si apre questa mattina, nell’aula bunker davanti al carcere milanese di San Vittore, il processo con rito ordinario scaturito dalla maxi inchiesta “Hydra” della Dda di Milano e dei carabinieri del Nucleo investigativo. Al centro, la presunta alleanza tra esponenti di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra per gestire affari in Lombardia. Un’indagine che ha già prodotto un primo esito giudiziario: il 12 gennaio scorso, con rito abbreviato, sono arrivate 62 condanne per altrettanti imputati, con pene fino a 16 anni di reclusione. Il nuovo filone, celebrato a porte aperte davanti ai giudici dell’ottava sezione penale (collegio Balzarotti-Speretta-Fanales), rappresenta uno snodo decisivo per l’impianto accusatorio.
Gli imputati eccellenti: i presunti vertici delle tre mafie
Tra gli imputati figurano nomi ritenuti centrali dagli inquirenti nel presunto sistema mafioso lombardo. C’è Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro, detenuto al 41 bis e indicato come figura di vertice del mandamento di Cosa Nostra nella provincia di Trapani. Accanto a lui Gioacchino Amico, ritenuto un punto di riferimento del “sistema mafioso lombardo” per conto della camorra del clan dei Senese. E ancora Santo Crea, indicato come esponente di spicco della ’ndrangheta, e Giancarlo Vestiti, presunto “luogotenente” della camorra. L’udienza odierna dovrebbe essere dedicata in larga parte alla costituzione delle parti.
Nel precedente rito abbreviato si erano costituiti parti civili il Comune di Milano, quello di Varese, la Regione Lombardia e la Città metropolitana di Milano, oltre ad associazioni come Libera e WikiMafia. Non è escluso che anche nel processo ordinario si riproponga un fronte istituzionale e associativo compatto.
Il procuratore Marcello Viola e i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane stanno valutando la strategia sull’utilizzo dei nuovi collaboratori di giustizia. In particolare, dovranno decidere se depositare già in questa fase i verbali di alcuni nuovi pentiti oppure attendere la possibile riunione del procedimento con la posizione di Emanuele Gregorini, detto “Dollarino”, recentemente estradato dalla Colombia e mandato a giudizio.
Il suicidio in carcere del collaboratore di giustizia Bernardo Pace
Tra gli elementi più delicati del processo c’è proprio il capitolo dei collaboratori di giustizia. Oltre ai tre pentiti già ascoltati nel corso dell’indagine e del rito abbreviato, si è aggiunto anche Bernardo Pace, condannato a gennaio a oltre 14 anni e che aveva iniziato a collaborare il 19 febbraio.
Due giorni fa Pace si è suicidato nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove era stato trasferito dopo l’avvio della collaborazione. Un episodio che ha sollevato interrogativi negli ambienti investigativi e giudiziari: non avrebbe mai manifestato intenti suicidi e aveva presentato istanza di scarcerazione al Riesame, in attesa di decisione. Era stato inserito nel programma di protezione e, nonostante problemi di salute, aveva espresso la volontà di uscire per poter rivedere i familiari. La Procura di Torino ha aperto un’indagine: l’uomo è stato trovato con un cavo stretto attorno al collo nel bagno della cella, nel piano riservato ai collaboratori di giustizia.
I numeri di Hydra: già 62 condanne e 18 assoluzioni
L’inchiesta Hydra ha avuto un percorso complesso già nella fase cautelare. Nell’ottobre 2023 il gip Tommaso Perna aveva rigettato gran parte delle richieste di arresto, bocciando 142 istanze su 153. Una decisione poi ribaltata dal Tribunale del Riesame e confermata dalla Cassazione, che hanno riconosciuto l’impianto accusatorio fondato sulla presunta “saldatura” tra le tre mafie. Nel processo abbreviato la condanna più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, ritenuto esponente di vertice della ’ndrangheta.
Complessivamente, su 80 imputati: 62 sono stati condannati, 18 assolti, nove hanno patteggiato e undici sono stati prosciolti in udienza preliminare. Con l’avvio del rito ordinario, il procedimento entra ora in una nuova fase, destinata a chiarire definitivamente la tenuta dell’accusa sulla presunta alleanza tra mafie in Lombardia.


