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Processo Hydra: alla sbarra l’alleanza tra mafie in Lombardia. I verbali del pentito suicida: “Messina Denaro a Milano”

Nell’aula bunker di San Vittore parte il rito ordinario dopo 62 condanne in abbreviato. Tra gli imputati presunti vertici di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra

Processo Hydra: alla sbarra l’alleanza tra mafie in Lombardia. I verbali del pentito suicida: “Messina Denaro a Milano”
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Si apre questa mattina, nell’aula bunker davanti al carcere milanese di San Vittore, il processo con rito ordinario scaturito dalla maxi inchiesta “Hydra” della Dda di Milano e dei carabinieri del Nucleo investigativo. Al centro, la presunta alleanza tra esponenti di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra per gestire affari in Lombardia. Un’indagine che ha già prodotto un primo esito giudiziario: il 12 gennaio scorso, con rito abbreviato, sono arrivate 62 condanne per altrettanti imputati, con pene fino a 16 anni di reclusione. Il nuovo filone, celebrato a porte aperte davanti ai giudici dell’ottava sezione penale (collegio Balzarotti-Speretta-Fanales), rappresenta uno snodo decisivo per l’impianto accusatorio.

Un nuovo pentito: Gioacchino Amato diventa collaboratore di giustizia

Dalla prima udienza del secondo processo nato dall’indagine Hydra nell’aula bunker del carcere di San Vittore emerge che c’è un nuovo pentito dopo Bernardo Pace, morto in carcere nei giorni scorsi. E’ Gioacchino Amato, presunto esponente di spicco del clan della camorra romana di Michele Senese. A dare la notizia in aula è stata la pm Alessandra Cerreti che l’ha definito “neo collaboratore di giustizia” spiegando che ha già reso delle dichiarazioni a verbale. La pm ha depositato anche i verbali di Bernardo Pace, già condannato a 14 anni nel primo procedimento scaturito dall’inchiesta e anche lui collaboratore di giustizia morto suicida due giorni fa, un mese dopo l’inizio della collaborazione. Sulle modalità del suo decesso sono in coso indagini. Nel processo col rito ordinario sono imputate 45 persone per avere fatto parte di una presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie, camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra.

I verbali del pentito: “Vari tentativi di uccidermi”

Come “emerso” dalle “dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (…) sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità, lo posso fare soltanto cambiando vita”. Lo ha messo a verbale il boss Giacchino Amico, ammettendo di aver fatto parte del “sistema mafioso lombardo”, composto da esponenti delle tre mafie, e decidendo di collaborare con la Dda di Milano. Risulta, come riferisce Ansa, dal suo primo verbale del 3 febbraio, depositato nel maxi processo “Hydra” di Milano. Davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, il nuovo pentito Amico, che ha ricordato anche di essere stato in passato “coordinatore cittadino di Canicattì” del “Movimento Fare creato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi”, ha spiegato che ha “deciso di cambiare vita per mia madre, che è molto malata, e per mia moglie, che io ho trascinato in questo processo”. E ancora: “Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società (…) ho peraltro iniziato un percorso di fede”. Ha detto che “Hydra” è una “bella indagine che fotografa esattamente quello che è accaduto”. E ha voluto riferire di cose che “non sono emerse” e “ulteriori soggetti”. La trascrizioni del verbale sono in gran parte coperte da “omissis”.

Il verbale del pentito morto suicida: “Messina Denaro incontrava suo cugino a Milano”

Il capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, arrestato dopo quasi 30 anni di latitanza e morto nel 2023, “veniva a Milano” per incontrare, nello “studio” di un avvocato, Paolo Aurelio Errante Parrino, cugino del boss e ritenuto uno dei vertici del “sistema mafioso lombardo”, ricostruito nell’inchiesta “Hydra” della Dda di Milano. Di questi incontri tra i due nel capoluogo lombardo ha parlato, nel primo verbale di collaborazione del 19 febbraio, Bernardo Pace, già condannato a gennaio con rito abbreviato, e morto suicida tre giorni fa nel carcere di Torino. Lo riferisce Ansa. Su Messina Denaro il pentito Pace ha detto: “Io non l’ho mai visto in vita mia”. Però, ha confermato le indagini della Dda milanese e dei carabinieri del Nucleo investigativo sul fatto che Errante Parrino, per conto del “sistema mafioso lombardo”, teneva “i rapporti anche con l’ex latitante Matteo Messina Denaro”. E ha spiegato che il boss “veniva a Milano e si vedevano allo studio dell’avvocato, il cognato”. E ancora: “Loro facevano delle riunioni (…) ma non alla presenza dell’avvocato o anche alle volte c’era”. Il nome dell’avvocato viene fatto nel verbale, ma viene spiegato che “è morto”.

Gli imputati eccellenti: i presunti vertici delle tre mafie

Tra gli imputati figurano nomi ritenuti centrali dagli inquirenti nel presunto sistema mafioso lombardo. C’è Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro, detenuto al 41 bis e indicato come figura di vertice del mandamento di Cosa Nostra nella provincia di Trapani. Accanto a lui Gioacchino Amico, ritenuto un punto di riferimento del “sistema mafioso lombardo” per conto della camorra del clan dei Senese. E ancora Santo Crea, indicato come esponente di spicco della ’ndrangheta, e Giancarlo Vestiti, presunto “luogotenente” della camorra. L’udienza odierna dovrebbe essere dedicata in larga parte alla costituzione delle parti.

Nel precedente rito abbreviato si erano costituiti parti civili il Comune di Milano, quello di Varese, la Regione Lombardia e la Città metropolitana di Milano, oltre ad associazioni come Libera e WikiMafia. Non è escluso che anche nel processo ordinario si riproponga un fronte istituzionale e associativo compatto.

Il procuratore Marcello Viola e i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane stanno valutando la strategia sull’utilizzo dei nuovi collaboratori di giustizia. In particolare, dovranno decidere se depositare già in questa fase i verbali di alcuni nuovi pentiti oppure attendere la possibile riunione del procedimento con la posizione di Emanuele Gregorini, detto “Dollarino”, recentemente estradato dalla Colombia e mandato a giudizio.

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Il suicidio in carcere del collaboratore di giustizia Bernardo Pace

Tra gli elementi più delicati del processo c’è proprio il capitolo dei collaboratori di giustizia. Oltre ai tre pentiti già ascoltati nel corso dell’indagine e del rito abbreviato, si è aggiunto anche Bernardo Pace, condannato a gennaio a oltre 14 anni e che aveva iniziato a collaborare il 19 febbraio.

Due giorni fa Pace si è suicidato nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove era stato trasferito dopo l’avvio della collaborazione. Un episodio che ha sollevato interrogativi negli ambienti investigativi e giudiziari: non avrebbe mai manifestato intenti suicidi e aveva presentato istanza di scarcerazione al Riesame, in attesa di decisione. Era stato inserito nel programma di protezione e, nonostante problemi di salute, aveva espresso la volontà di uscire per poter rivedere i familiari. La Procura di Torino ha aperto un’indagine: l’uomo è stato trovato con un cavo stretto attorno al collo nel bagno della cella, nel piano riservato ai collaboratori di giustizia.

I numeri di Hydra: già 62 condanne e 18 assoluzioni

L’inchiesta Hydra ha avuto un percorso complesso già nella fase cautelare. Nell’ottobre 2023 il gip Tommaso Perna aveva rigettato gran parte delle richieste di arresto, bocciando 142 istanze su 153. Una decisione poi ribaltata dal Tribunale del Riesame e confermata dalla Cassazione, che hanno riconosciuto l’impianto accusatorio fondato sulla presunta “saldatura” tra le tre mafie. Nel processo abbreviato la condanna più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, ritenuto esponente di vertice della ’ndrangheta.

Complessivamente, su 80 imputati: 62 sono stati condannati, 18 assolti, nove hanno patteggiato e undici sono stati prosciolti in udienza preliminare. Con l’avvio del rito ordinario, il procedimento entra ora in una nuova fase, destinata a chiarire definitivamente la tenuta dell’accusa sulla presunta alleanza tra mafie in Lombardia.

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