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Processo penale, quale futuro tra nuove tecnologie e diritti costituzionali?

Processo penale, quale futuro tra nuove tecnologie e diritti costituzionali?

L’emergenza epidemiologica ha determinato una drastica – e improvvisa - forma di digitalizzazione del processo penale. La celebrazione di un processo penale davanti al proprio computer, sino a inizio marzo, sembrava una scena da film di fantascienza; dopo metà aprile, tutto d’un tratto, è diventata una realtà. Per arginare il rischio di contagi durante le udienze penali – molto concreto e pericoloso, in conseguenza della necessaria presenza di più persone in un’aula di giustizia – il Legislatore si è infatti mosso su due direttrici di marcia. Nell’immediatezza dello scoppio dell’epidemia ha disposto la sospensione di tutte le attività processuali, con la sola esclusione di quelle più urgenti – da svolgersi comunque a porte chiuse per garantire la salute dei partecipanti - perché principalmente legate allo stato di detenzione degli imputati o alla scadenza dei termini massimi della custodia cautelare; dalla seconda metà del mese di aprile ha poi previsto la possibilità che la maggior parte delle udienze e degli atti delle indagini preliminari potessero essere svolti in videoconferenza. Ci sono state fisiologiche luci e ombre, naturalmente, dato che il sistema giudiziario penale è passato, nel pieno delle difficoltà causate dall’epidemia, da un’assenza praticamente totale (culturale e infrastrutturale) di digitalizzazione - basta pensare che gli avvocati non potevano neanche effettuare una notifica con la posta elettronica certificata o il fax! – a un’invasiva presenza delle nuove tecnologie.

Ora che i giorni più bui del Covid sembrano essere alle spalle, e le attività giudiziarie stanno gradualmente tornando a regime ordinario, è il momento dei primi bilanci, anche se dal 30 giugno i processi sono tornati nelle aule di giustizia, senza più possibilità di fare ricorso all’udienza telematica: il capitolo non è però chiuso, anche perché in Parlamento – in sede di conversione al c.d. “Decreto Rilancio” - si sta discutendo proprio in questi giorni di procrastinare sino alla fine del 2021 la possibilità di svolgere le udienze al computer.

L’ambizione di ipotizzare un ricorso stabile alle nuove tecnologie per modernizzare il sistema giudiziario - nell’interesse dei diritti dei cittadini, senza perciò intaccare minimamente le garanzie costituzionali - non va fatta sfuggire: in quest’ottica, la riflessione non può essere limitata alle esigenze contingenti, e all’impatto delle nuove tecnologie sul processo penale, ma deve essere più ampia e organica, partendo da una responsabile presa d’atto degli aspetti della giustizia penale che possono essere migliorati grazie alle nuove tecnologie (a cominciare dalla telematizzazione degli atti e delle notificazioni), diminuendo i costi per i cittadini, che spesso creano inaccettabili forme di discriminazione su base reddituale. Bisogna anche stabilire chiaramente quali sono le attività processuali che devono continuare a svolgersi con la presenza fisica, in un’aula di giustizia, delle parti – a cominciare dall’esame incrociato dei testimoni, impensabile da svolgere via computer - e prevedere concrete forme di incentivazione dei riti alternativi, che diminuiscano la durata dei processi, nel contempo mettendo sempre al centro i diritti costituzionali dei soggetti coinvolti.

La modernità offre strumenti preziosi per migliorare il processo penale: negarlo sarebbe pretestuoso. Tuttavia, bisogna avere ben chiaro che l’ausilio delle nuove tecnologie deve essere sempre finalizzato a garantire e implementare il rispetto dei principi del giusto processo che stanno scritti nell’articolo 111 della Costituzione, non a produrre statistiche giudiziarie. Non è un percorso semplice, ma proprio per questo va cominciato - senza spazio per forzature o demagogie – il prima possibile. Italiastatodidiritto, in questi mesi, ha lavorato alle proprie proposte, in merito alle quali ha invitato a confrontarsi - il prossimo 7 giugno, in un convegno digitale aperto a chiunque voglia iscriversi - alcuni autorevoli esponenti delle istituzioni, dell’avvocatura, della magistratura e dell’accademia; le proposte, con il programma del convegno, sono pubblicate sul sito www.italiastatodidiritto.it. (SCARICA QUI LA LOCANDINA DEL CONVEGNO)

  

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