Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.
Dietro la lentezza del Tai Chi si nasconde un lavoro profondo sul corpo, sulla mente e sull’energia. «Il Tai Chi non è solo un esercizio: è un atto di gentilezza verso noi stessi», spiega Marco Gamuzza, tra i più autorevoli insegnanti italiani formati in Cina. In questa intervista racconta perché questa antica arte marziale interna sia molto più di una semplice ginnastica dolce, è infatti un percorso capace di trasformare il modo in cui percepiamo, utilizziamo e abitiamo il nostro corpo.
Marco, cos’è davvero il Tai Chi oggi, al di là dell’idea comune di “ginnastica lenta”?
Il Tai Chi Chuan al di là dell’immagine diffusa, è prima di tutto un’arte marziale interna fondata su principi profondi che coinvolgono corpo, mente ed energia. Negli ultimi decenni, però, questa disciplina è stata progressivamente semplificata, fino a essere spesso ridotta a una forma di ginnastica dolce. È un utilizzo legittimo — il Tai Chi può offrire benefici concreti per la salute — e io stesso lavoro anche in questa direzione. Il punto critico è un altro: oggi raramente viene espresso il suo vero potenziale. Quando il Tai Chi viene privato dei suoi principi, perde la sua essenza. Ciò che spesso manca nella trasmissione è proprio ciò che lo rende unico: la connessione tra le diverse parti del corpo, il radicamento, e la capacità di sviluppare una forza integrata, elastica e sferica. È lì che il Tai Chi smette di essere un semplice esercizio e torna a essere ciò che è sempre stato, un sistema completo di trasformazione del corpo e della qualità del movimento. Per quanto riguarda la lentezza che si vede dall’esterno è solo uno strumento didattico e serve a costruire controllo, sensibilità e consapevolezza corporea. Ma sotto quella lentezza c’è un lavoro molto concreto sul corpo, sui principi biomeccanici profondi, un lavoro energetico raffinato e sulla mente che impara a dirigere il movimento in modo intenzionale.
Negli ultimi anni il Tai Chi è diventato molto diffuso. Come si distingue un insegnamento autentico da uno più superficiale?
Oggi il Tai Chi è molto diffuso, ma proprio per questo è diventato anche più difficile distinguere tra un insegnamento autentico e uno superficiale. Un insegnamento autentico trasmette principi precisi quali: connessione tra le parti del corpo, gestione del peso, radicamento, coordinazione tra intenzione e movimento. Non si limita a far “imparare dei gesti”, ma guida l’allievo a sviluppare una struttura e una consapevolezza reali. Al contrario, un approccio superficiale si concentra solo sull’estetica del movimento, sequenze memorizzate, movimenti lenti e blandi, senza una reale comprensione di ciò che accade nel corpo. In questi casi si perde completamente la funzione interna e con essa gran parte dei benefici profondi della pratica. Un altro elemento chiave è il metodo. Un insegnamento autentico segue una progressione, parte dalle basi, sviluppa sensibilità e solo nel tempo porta a movimenti più complessi. Non cerca risultati immediati, ma un cambiamento reale e duraturo. In sintesi, la vera differenza si percepisce nel tempo, un buon insegnamento non si limita a far muovere meglio, ma cambia il modo in cui una persona usa il proprio corpo.
Nel tuo lavoro parli spesso di “lavoro interno”. Cosa significa concretamente?
Quando si parla di “lavoro interno” è facile cadere in interpretazioni ambigue. Molti associano il termine “interno” a qualcosa di esclusivamente meditativo o legato agli stati interiori. In realtà, nel Tai Chi si tratta prima di tutto di qualità molto concrete del movimento corporeo. Parliamo di come il corpo genera e trasmette forza, la spinta nasce dal suolo, attraverso il radicamento, e si propaga lungo tutta la struttura in modo continuo, fino a raggiungere gli arti. Il movimento è un flusso continuo che nasce dal centro e si sviluppa verso la periferia. Questo implica una respirazione efficace, una coordinazione sottile, connessione tra le diverse parti del corpo e la capacità di utilizzare una forza densa, integrata ed elastica. In sintesi, il lavoro interno è ciò che trasforma il Tai Chi da una sequenza di movimenti a un vero metodo di sviluppo del corpo.
Cosa cambia davvero nel corpo di una persona che pratica Tai Chi con costanza?
Quello che cambia, io lo definisco un microcosmo nel macrocosmo. Quando pratichi Tai Chi con costanza, e arrivando ai principi intrinseci di quest’arte, avviene una trasformazione, si inizia a percepire il corpo con un’altra consapevolezza, un’altra percezione. Ci si rende conto che prima il corpo era come dimenticato e ricordato solo quando qualcosa non andava molto bene. Non si è più solo nella testa ma nell’intero corpo, il respiro diventa sempre più presente e si passa da sospirare a respirare correttamente. Il corpo, partendo dai piedi, lo si percepisce con una sensibilità più completa, la postura diventa allineata, e i vari movimenti, anche quelli quotidiani, sono accordati in armonia.
Il Tai Chi può essere sia un allenamento fisico sia un percorso di consapevolezza? Come si integrano questi due aspetti?
Assolutamente sì. Il Tai Chi Chuan è una pratica in cui il corpo partecipa integralmente, alternando posture fluide a movimenti più complessi che richiedono una precisione millimetrica. L’integrazione tra fisico e consapevolezza avviene attraverso il principio dell’Intenzione (Yi). In questo contesto, l’intenzione non è semplicemente volontà, ma la capacità di entrare in un ascolto profondo del proprio corpo e dei suoi segnali, sia biologici che energetici. Più questa capacità di percezione si affina durante il movimento, più la consapevolezza si estende anche al di fuori della pratica, diventando uno strumento concreto di crescita personale nella vita quotidiana. Pertanto, corpo e mente non vengono allenati separatamente ma evolvono insieme, attraverso la pratica costante.
Molte persone iniziano dopo i 40 o 50 anni. Perché questa disciplina attira soprattutto in questa fase della vita?
In effetti, la maggior parte delle persone inizia a interessarsi al Tai Chi mediamente dai 35-40 anni in su. Credo che questa scelta sia dettata dalla natura stessa del Tai Chi come stile interno, dove la coltivazione dell’energia e delle cosiddette forze interne avviene in modo silenzioso e profondo, lontano dai metodi puramente atletici. Insegnando anche Shaolin Kung Fu, vedo quotidianamente come i giovani siano attratti da salti, calci volanti e dinamismo. È un approccio corretto per la loro fase di crescita, a quell’età si ha bisogno di esprimere energia verso l’esterno, quella energia in medicina cinese viene definita Yang. Mi piace pensare che lo Shaolin sia come un fuoco che divampa, è affascinante e potente, ma consuma molta legna. Con l’età adulta, invece, matura una consapevolezza diversa che permette di guardare oltre la performance fisica. Le persone più mature non cercano più il consumo energetico, ma la rigenerazione. In questa fase, il desiderio di connessione tra mente e corpo si fa sentire con forza e il Tai Chi diventa il percorso ideale. Se lo Shaolin è fuoco, il Tai Chi è come un grande fiume, scorre costante e non ha bisogno di sforzo apparente per spostare le montagne. Si impara a non combattere contro la corrente, ma a fluire con essa, preservando e accrescendo la propria energia vitale e strutturale invece di esaurirla.
Chi ha dolori o problematiche fisiche può avvicinarsi al Tai Chi?
Certamente. A chi soffre di dolori o problematiche specifiche, consiglio sempre di consultare preventivamente il proprio medico per ricevere il benestare alla pratica. La sicurezza dell’allievo viene prima di tutto. Dopodiché, posso dire con certezza, supportato anche dalle numerose ricerche universitarie che ne confermano i benefici, che il Tai Chi è una disciplina ideale proprio perché permette di iniziare con estrema gradualità. Il primo passo è la ricerca di una buona regolazione del respiro. La respirazione, per quanto sembri un’azione scontata, se compresa a fondo permette di sciogliere blocchi sia emotivi che fisici, agendo efficacemente sul sistema nervoso. Successivamente, si guida il corpo verso la riscoperta dell’allineamento, dell’equilibrio e del radicamento. Poiché si tratta di un’attività a basso impatto, le articolazioni non vengono stressate, ma lubrificate e rinforzate. Già dopo poche settimane di pratica costante, la maggior parte delle persone riferisce un netto miglioramento del benessere generale su più piani, sia fisico che mentale.
Quanto conta la costanza nel percorso di apprendimento?
Un vecchio proverbio cinese recita: “La goccia d’acqua, con il tempo, scava anche la pietra”’. Questo detto racchiude tanta saggezza quanta verità. La costanza è la chiave per ottenere qualsiasi risultato, e nel Tai Chi è fondamentale per permettere ai benefici di agire in profondità e stabilizzarsi. Tuttavia, ci tengo sempre a sottolineare un aspetto essenziale con i miei allievi: la pratica non deve mai diventare un obbligo. Invito sempre a ricercare il piacere e quella profonda sensazione di libertà che il movimento consapevole regala. Se il piacere e la costanza restano uniti, l’allenamento non è più uno sforzo mentale, ma un momento con sé stessi a cui non si vuole mancare.
Oggi insegni anche online: è davvero possibile apprendere il Tai Chi a distanza?
Si, da diversi anni insegno online attraverso percorsi che partono dalle basi ai livelli avanzati. Ho strutturato ogni lezione nei minimi dettagli, curando sia la precisione del movimento che la profondità dei principi, permettendo così a persone da ogni parte d’Italia di praticare questa disciplina senza dovervi rinunciare per ragioni geografiche. A chi è scettico, amo ricordare la storia antica delle arti marziali, spesso gli allievi ricevevano dai maestri dei manoscritti con testi e disegni, che dovevano studiare in solitudine incontrando la guida solo raramente. Per loro quei documenti erano sacri e fondamentali per progredire. Se all’epoca avessero avuto a disposizione dei video tutorial per studiare i dettagli e i ‘segreti’ della disciplina, lo avrebbero considerato un miracolo. Proprio per questo preferisco chiamarli “per-corsi”,non sono semplici video, ma un cammino interattivo. Sotto ogni lezione infatti lo studente può fare domande e ricevere chiarimenti diretti da me. Inoltre, dal prossimo anno, integrerò questa modalità con seminari dal vivo, un modo per perfezionare la pratica “fino in fondo” e creare momenti di confronto umano e tecnico che arricchiscono ulteriormente l’esperienza del Tai Chi. Potete approfondire l’insegnamento online su: https://www.marcogamuzza.it/
Se dovessi dare un consiglio a chi sente che dovrebbe iniziare ma continua a rimandare, quale sarebbe?
Anche in questo caso mi affiora alla mente un celebre proverbio cinese: “Un viaggio di mille miglia comincia sempre dal primo passo”. Il consiglio che sento di dare a chi continua a rimandare è di ascoltare quella spinta interiore e darsi, finalmente, una possibilità. Spesso il passo più difficile è proprio quello che varca la soglia, lasciandosi alle spalle l’incertezza e le scuse della mente, per iniziare un percorso di ascolto profondo verso sé stessi. All’inizio potremmo non essere abituati a ritagliarci dei momenti esclusivi, ma con il tempo ci si rende conto di quanto sia gratificante e vitale. Il Tai Chi non è solo un esercizio, è un atto di gentilezza verso noi stessi che, una volta iniziato, ci fa chiedere: “Perché non ho cominciato prima?” Il mio augurio è che quante più persone possibile possano intraprendere il viaggio del Tai Chi. Ciò che all’inizio può apparire come un semplice esercizio fisico, con il tempo e l’esperienza si rivela un potente strumento per conoscere sé stessi e imparare a esprimere al meglio il proprio potenziale.

