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Remuzzi: "In Lombardia immunità maggiore, rischia più il Sud"

Remuzzi: "In Lombardia immunità maggiore, rischia più il Sud"

"A Bergamo andiamo bene sul fronte dell'immunità a Sars-Cov-2, in Lombardia anche. Adesso il problema può essere al contrario in Campania, in Calabria, nelle Isole. Il rischio è che possa succedere lì quello che è successo qui, ma non con la stessa gravità. Ci vorranno però un paio di mesi perché arrivino loro al punto dove siamo noi adesso". Lo ha spiegato Giuseppe REMUZZI, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, oggi a margine del convegno 'Covid-19, il virus ignorante', organizzato dalla Fondazione The Bridge in collaborazione con Regione Lombardia. "Noi - annuncia - stiamo uscendo con un lavoro scientifico che valuta l'immunità di 500 persone fra ricercatori del Mario Negri Bergamo, di Brembo e un altro gruppo. In generale qualcuno ha detto in quest'area si potrebbe arrivare al 60%. Io credo che ci sono aree di Bergamo dove si raggiunge un 40% di immunità", in termini di anticorpi. In generale nel capoluogo orobico "siamo attorno al 30% di positività agli anticorpi, secondo i dati Ats. Noi presto avremo i dati nostri. Il lavoro è stato accettato e uscirà a breve e fa vedere tante cose di questo virus".

Tutti, prosegue, "dicono che il virus non è mutato, in realtà è mutato tantissime volte. Si dice così nel senso che non è mutato in senso favorevole a noi. Ma questo è un virus che muta. Certo è che non si ritornerà più al tempo in cui c'era questa situazione qui", ai tempi dell'emergenza più dura. "Nel mondo i casi confermati con anticorpi stanno riducendosi e questo dà l'idea di un'epidemia che a un certo punto si fermerà. Ci vorrà del tempo, può darsi anche uno o due anni, ma sarà una cosa sempre meno drammatica". Quanto alla Lombardia, "non arriviamo mi pare al 20% di anticorpi, però c'è l'immunità delle cellule T che si calcola sia il doppio degli anticorpi, quindi se è il 20%" quella degli anticorpi "arriviamo al 60%" in totale. A Milano mi pare siamo intorno al 10% di presenza di anticorpi.

Il concetto, conclude REMUZZI, "ha a che fare con una situazione in cui si supera una certa soglia. Qualcuno ha detto che basta il 20% perché il virus faccia fatica a circolare. Non si parla di immunità di gregge, però bisogna tener conto che non ci sono solo gli anticorpi, c'è l'immunità conferita dalle cellule e dagli anticorpi. Mettendo insieme tutto è possibile che si arrivi a una protezione maggiore", quindi che si arrivi "al 60% mettendo insieme tutto. Ma non abbiamo dati sicuri perché è molto difficile studiare la parte cellulare". Quanto alla speranza del vaccino, "quello anti-coronavirus all'inizio sarà per pochissimi. Invece abbiamo dei vaccini che funzionano e lo sappiamo già: quello per l'influenza, per il pneumococco, per la turbercolosi, e anche i vaccini dei bambini - morbillo, parotite e polio addirittura - proteggono contro questo virus". 

"Io non credo che si debba parlare di seconda ondata" di Covid-19 "ma si dovrà parlare in momenti particolari di circostanze particolari: per esempio, la Basilicata o la Sardegna avevano zero, poi arriva un cluster perché c'è un super diffusore in un certo posto, in un ambiente chiuso, in una Rsa, e comincia a diffondersi. Se si ferma lì, poi non succede più niente. Bisogna fermare quei cluster. Ma non sarà più come allora". E' l'analisi di Giuseppe REMUZZI, a margine del convegno 'Covid-19, il virus ignorante'. "Noi dobbiamo fare quello che stiamo già imparando: circoscrivere e individuare chi ha pochi sintomi, piuttosto che fare il tampone a tutti, cosa inutile perché io posso essere negativo oggi e tra una settimana incontrare un super diffusore e diventare positivo. Così non serve a niente. Mentre è diverso fare il test se noi abbiamo incontrato qualcuno positivo", conclude. 

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