Milano
Rogoredo, il quartiere irrisolto che non riesce a liberarsi dai fantasmi del "boschetto della droga"
La sparatoria che ha visto la morte di un 28enne marocchino è solo l'ultimo dramma di un quartiere con una storia molto difficile

Rogoredo, il quartiere irrisolto che non riesce a liberarsi dai fantasmi del "boschetto della droga"
Rogoredo continua a essere un luogo di confine, geografico e sociale. Un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto una profonda trasformazione urbana, ma che resta segnato da fragilità irrisolte. Il boschetto di via Sant’Arialdo non è più il simbolo del degrado assoluto che per decenni ha monopolizzato la cronaca, eppure i problemi che lo abitavano non sono scomparsi: si sono semplicemente spostati, seguendo nuove traiettorie lungo i binari, sotto i cavalcavia, fino all’hinterland sud-est.
Lo denunciavano già la scorsa estate residenti e associazioni del quartiere: «La rigenerazione ha restituito spazi ai cittadini, ma i “fantasmi” continuano a muoversi tra le nostre strade». Un allarme che torna oggi d’attualità, dopo l’ennesimo episodio di cronaca nera: la sparatoria avvenuta ieri, 26 gennaio, che riaccende i riflettori su una zona mai davvero uscita dall’emergenza.
Dal “supermarket dell’eroina” alla svolta del 2019
Per anni il bosco di via Sant’Arialdo è stato una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, un vero e proprio mercato a cielo aperto dell’eroina, frequentato quotidianamente da centinaia di tossicodipendenti provenienti da tutto il Nord Italia. Un luogo fuori controllo, dominato dallo spaccio e dall’abbandono.
La svolta arriva nel 2019, con un piano coordinato dalla Prefettura che mette insieme forze dell’ordine, istituzioni locali e sistema sanitario. Tre i pilastri dell’intervento: la riqualificazione dell’area verde, oggi tornata parco pubblico; l’assistenza sanitaria e sociale per i consumatori di droga, con centinaia di persone indirizzate verso percorsi di cura; una presenza costante delle forze dell’ordine per impedire il ritorno dello spaccio organizzato.
Violenza e fragilità nel boschetto della droga di Rogoredo
Il cambio di passo ha prodotto risultati concreti, ma non è stato indolore. Nel maggio del 2021, proprio in via Sant’Arialdo, un carabiniere fu aggredito da un uomo armato di roncola, con problemi psichiatrici. La notte si concluse con un colpo di pistola esploso da un militare, che ferì l’aggressore a una gamba per fermarlo. Un episodio che mostrò quanto fragile fosse – e sia ancora – l’equilibrio della zona.
Oggi, i flussi della tossicodipendenza seguono altri percorsi: lo sterrato di via Orwell, le aree sotto la tangenziale, i margini della massicciata ferroviaria dell’Alta Velocità, fino ai confini con San Donato e San Giuliano. Zone impervie, pericolose, dove il rischio di incidenti mortali è altissimo. E da mesi, i residenti segnalano nuove presenze problematiche anche nelle aree verdi di via Rogoredo e nelle strade circostanti.
A Rogoredo si continua a morire. Lo scorso 5 gennaio Andrea Colombo, 34 anni, è stato trovato in condizioni gravissime vicino al capolinea della metropolitana di San Donato, in via Impastato, una delle principali piazze dello spaccio della città. È morto poco dopo in ospedale. L’ipotermia sarebbe stata la causa immediata del decesso, ma – come ha scritto sui social Simone Feder, psicologo e coordinatore del “Team Rogoredo” – quella vita era segnata da tempo. Il freddo è stato solo l’ultimo colpo.
La sparatoria di ieri 26 gennaio si inserisce in questo contesto complesso. Un ragazzo di vent'anni marocchino sarebbe stato colpito e ucciso da colpi d'arma da fuoco nel corso di una sparatoria con la polizia proprio in via Impastato. A fare fuoco sarebbe stato un agente del commissariato Mecenate in borghese. La vittima si era avvicinata a una pattuglia di agenti in borghese e in divisa impugnando una pistola, che poi si è scoperto fosse a salve.












