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Milano

Non è ancora stata inaugurata e la mostra "Barbie - The icon" in calendario al neo Museo delle Culture di Milano fa già discutere. Luca Gibillini di Sel: "Uno stereotipo, no al Mudec".  Ecco la lettera integrale dell'esponente di Sel ai vertici del museo che Affaritaliani.it pubblica in anteprima

Apprendo dalla stampa e dalle pubblicità che il Mudec ospiterà ad ottobre una mostra in pompa magna sulla Barbie. Proprio sulla Barbie, quel prodotto commerciale che ha imperversato negli anni '80 contribuendo a creare i peggiori stereotipi sulla bellezza e sulle donne".

Ma capirete molto bene che non é la Barbie l'oggetto della mia preoccupazione. Voi sapete che Milano ha lanciato in questi anni una grande sfida per la cultura accessibile a tutti, per innalzare il profilo culturale della città per portarla finalmente oltre il provincialismo in cui era caduta e tornare a farne una città internazionale, di qualità morale e culturale. Insisto sulla parola cultura perché é la parola chiave. In questo processo faticoso rientra a pieno titolo la sfida del Mudec. Un museo delle culture, progettato da un grande architetto, voluto fortemente dal Sindaco e dall'Assessore Del Corno, su cui la città ha fatto un grande investimento in risorse economiche e in credibilità. Per questo la vittoria del bando di gestione da parte Vostra ci ha rallegrato e rassicurato. Oggi scopriamo che il pezzo forte che lancia il Mudec nell'importantissima prima stagione completa é una mostra sulla Barbie, pare in collaborazione con l'azienda produttrice della "bambola". Non prendetemi come snob o elitario, neanche come qualcuno che non capisce il tema della sostenibilità economica della struttura. Ho apprezzato molto la.mostra da voi organizzata al Pac su Pixar. Penso che Pixar peró sia un'altra cosa.

Prendetemi invece come qualcuno preoccupato dall'idea che la sostenibilità economica debba passare per il pop a tutti i costi, per l'abbattimento dell'offerta culturale, come se i cittadini potessero affollate il Mudec solo se l'offerta é nazionalpopolare, magari eticamente ambigua, magari culturalmente insignificante.

E non mi convince neanche l'affiancamento eventuale di altre mostre, perché non c'entra.

Ma possibile che non possiamo credere fino in fondo che un'offerta artistica alta e complessa possa attirare il grande pubblico, come invece é accaduto con le migliori mostre realizzate in questi anni? Possibile che non possiamo fare una sfida culturale alta? Possibile che nessuno si interroghi su quale messaggio il Mudec trasmette ai cittadini milanesi e soprattutto a chi osserva la scena milanese? Ma possibile che non possiamo pensare al Mudec come un laboratorio di innovazione artistica?

Mi spiace, caro Sole 24 ore, questa volta non state rendendo un grande servizio alla città. La vostra mostra delle bambole magre e bionde, ricche e perfette, simbolo della superficialità occidentale, non contribuirà alla costruzione di una Milano culturalmente attrattiva e neanche alla crescita dell'impresa e del mercato del settore.

Vi chiederei di ripensarci, ma temo non vi sará possibile. VI chiedo almeno di dare spiegazioni ai milanesi e di non cadere più,  in futuro, in quello che reputo un errore profondo.


Luca Gibillini
 

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