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Donne e lavoro, ecco come Milano può accelerare il cambiamento
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Donne e lavoro, ecco come Milano può accelerare il cambiamento

Milano è senza dubbio un passo avanti sul versante della parità di genere rispetto ad altre aree del Paese.

Nella nostra città il ruolo delle donne, sia in ambito lavorativo, sia in ambito economico, finanziario e sociale, è generalmente riconosciuto; nel mondo del lavoro e delle professioni vediamo moltissime donne ricoprire ruoli apicali e il lavoro femminile ha una diffusione assai ampia e variegata.

Occorre tuttavia continuare sul percorso avviato per ottenere un’effettiva situazione di pari opportunità e di pari trattamento.Permangono infatti differenze tra donne e uomini a livello di prospettive di carriera, di qualificazione professionale, di formazione imprenditoriale, di parità di retribuzione.

Tali disparità consentono purtroppo di affermare che il cammino è stato contrassegnato da numerosi successi, ma che la strada da percorrere è ancora lunga.

Occorre adottare ulteriori, nuovi e diversi strumenti per superare, nei fatti, le disuguaglianze, accentuate, come spesso capita, dalle situazioni di crisi.

Tra le questioni su cui intervenire si evidenziano l’annoso problema della compartimentazione per genere del mercato occupazionale e la pari opportunità di accesso ai ruoli rappresentativi e apicali in favore delle donne.

Occorre continuare a combattere contro gli stereotipi culturali che incidono tuttora sull’atteggiamento adottato nei confronti del lavoro femminile e quindi proseguire nelle azioni di sensibilizzazione (a partire dalla scuola), incoraggiando sempre più donne ad intraprendere studi in materie scientifiche/tecniche e/o in ambiti tradizionalmente appannaggio dell’altro genere.

Occorre poi rafforzare il sostegno alle aziende che promuovono la leadership femminile attraverso meccanismi premiali che prevedano e/o potenzino eventuali benefici, riconoscimenti, incentivi fiscali dedicati.

Occorre ancora riconsiderare esperienze e pratiche organizzative che pongano la “conciliazione vita-lavoro” al centro del più ampio dibattito sulle politiche del lavoro.La conciliazione è elemento decisivo nello sviluppo e nella crescita del lavoro delle donne e non argomento da relegare ai margini della discussione.Occorre poi riflettere sui tempi, sui luoghi e sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

Il cosidetto “smart working” ha costituito un’opportunità di significativo rilievo da cui trarre benefici non soltanto in termini di “conciliazione”, ma anche in termini di cambiamento dell’ottica con cui si è sempre guardato alla prestazione lavorativa.

In questo senso, l’adozione di tale modalità di lavoro può inserirsi tra gli strumenti di welfare aziendale, atti a consentire servizi di cura alle persone e all’infanzia.

Alcune imprese di grandi dimensioni hanno da tempo inaugurato queste nuove forme di tutela del benessere lavorativo e familiare; si ritiene che si possa proseguire su questa strada, sia in ambito pubblico, sia in ambito privato, anche in contesti e dimensioni aziendali medio piccoli.

Sinergie virtuose sono invero realizzabili attraverso esperienze associative, che possono facilitare donne e uomini occupati in realtà imprenditoriali di ridotte dimensioni nella gestione del proprio tempo di vita e di lavoro.

Per le micro realtà imprenditoriali, del lavoro autonomo e delle professioni, soluzioni aggregative potrebbero, inoltre, offrire il necessario supporto per accedere a prestazioni e servizi che possano migliorare, sia la vita lavorativa, sia la vita privata.Le difficoltà non riguardano solo le lavoratrici dipendenti; tante lavoratrici autonome in caso di malattia, infortunio e soprattutto di gravidanza rischiano di compromettere in maniera spesso non reversibile i propri percorsi professionali.

L’istituzione di meccanismi di tutela accessibili ad una platea più ampia potrebbe essere di grande aiuto.

A livello territoriale sarebbe poi utile rafforzare un sistema di “gender budgeting” per impostare ed approvare specifici capitoli di spesa che tengano conto delle esigenze di genere, accompagnato da meccanismi di “gender auditing”, utili a valutare l’effettiva realizzazione delle azioni previste in sede di approvazione del bilancio consuntivo.

Milano può essere il riferimento nel Paese per un deciso cambio di passo ormai indifferibile. Non perdiamo questa opportunità per dare un segnale forte.

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