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Milano
Isis, 2 cani sciolti arrestati a Brescia. FOTO e VIDEO
 

Volevano colpire la base militare di Ghedi, nel bresciano. Era questo l'obiettivo dei due uomini arrestati a Brescia questa notte, dalla polizia, con l'accusa di associazione con finalita' di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico. Si tratta del 35enne tunisino Lassad Briki, nato nella citta' 'calda' di Kairouan, e del 27enne pakistano Muhammad Wakas. Tutti e due soggiornano regolarmente in Italia, dove lavorano da anni. Tra i loro propositi, anche l'intenzione di "ammazzare due o tre carabinieri". In una conversazione riportata nell'ordinanza di custodia cautelare, Lassad Briki dice: "io voglio fare una cosa prima di andare via...". Muhammad Waqas risponde: "ammazzare due, tre carabinieri?". E Lassad risponde affermativamente, per cui l'interlocutore insiste: "io odio tanto i carabinieri". Le indagini condotte dagli uomini della digos di Milano e del servizio polizia postale hanno permesso di accertare che gli indagati, sostenitori dell'organizzazione terroristica Is, svolgevano continuativa attivita' di istigazione pubblica in rete. Avevano attirato l'attenzione mesi fa, postando sui social media dei 'selfie' nei quali minacciavano obiettivi come il Duomo di Milano o il Colosseo. E questa notte sono finiti in manette. "Ora agiamo con le foto nelle vostre strade...presto agiremo coi i nostri coltelli affilati...il futuro non e' lontano...#Islamic State in Rome". E ancora: "Siamo gia' a Roma...manca poco..nostri coltelli affilati e pronti per la macellazione". Sono due dei tweet postati dal tunisino Lassad Briki, postati sui suoi profili 'homar moktar' e 'homar moktar2', il secondo utilizzato dopo che il primo era stato chiuso dalla societa' Twitter. "Io forse aderisco a settembre ma non prima". E' quanto afferma Muhammad Wakas, in una conversazione intercettata definita dagli inquirenti di "eccezionale interesse investigativo". "Non vi e' dubbio - scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - che l'adesione sia riferita all'IS". "L'indagine e' iniziata ad aprile di quest'anno - ha spiegato il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli -; da quando uno sconosciuto ha pubblicato molti messaggi di sostegno allo stato islamico e di minaccia per i cittadini e le istituzioni italiane". I selfie che si trovavano su internet, avevano sempre un obiettivo 'sensibile' sullo sfondo, e davanti un biglietto con le frasi di minaccia o di proselitismo dello stato islamico. Gli investigatori, partendo da li', sono riusciti a individuare i 2 arrestati oggi, e dimostrare la loro adesione allo stato islamico con l'intenzione di partite per svolgere addestramento da mujahidin. Ma anche attivita' terroristica all'interno del nostro paese. "Queste persone hanno parlato di piu' obiettivi - spiega Romanelli -. Non c'e' mai stato un inizio di passaggio all'azione. Si parlava soprattutto di base militare di Ghedi, nel territorio bresciano. E altri possibili obiettivi, comprese le forze dell'ordine, ma in modo generico, e a danno di una societa' di ortofrutta, nella quale lavorava il tunisino, come addetto alle pulizie". L'addestramento, in attesa di andare un giorno in Siria, se lo stavano facendo da soli attraverso un manuale reperito su internet: si intitola la guida del mujahidin nei paesi occidentali. Ci sono istruzioni sia sui comportamenti per passare inosservati sia per confezionare armi e ordigni in modo artigianali". Nell'ordinanza vengono riportati anche documenti scaricati dal web su come far cadere un aereo. I due arrestati, secondo le indagini, sono due 'cani sciolti'.

PARLAVANO ITALIANO/ I due tra di loro parlavano in italiano, la lingua comune. E' quanto emerge dalle conversazioni intercettate tra i due, che vivevano a Manerbio (Brescia), nell'ambito dell'indagine che ha portato il gip di Milano Elisabetta Meyer a firmare un'ordinanza di custodia cautelare su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Enrico Pavone.

L'INCHIESTA SPRINT ED IL PROFILO TWITTER/ Quella sfociata nei due arresti e' stata un'inchiesta 'sprint', nata dal monitoraggio della polizia postale, e durata poco piu' di due mesi. I proclami degli indagati erano gia' stati riportati dai media alla fine di aprile dopo che erano diventate virali in rete le foto che inneggiavano all'Islamic state. Quando hanno capito di essere sotto osservazione da parte delle forze dell'ordine, il tunisino e il pakistano hanno chiuso il profilo twitter Islamic_State_in_Rom. Tramite l'account mandavano messaggi con sullo sfondo alcuni luoghi simbolo italiani, a Roma e a Milano. I due arrestati sono residenti da tempo in Italia, entrambi regolari e tutti e due lavoravano, uno come operaio, l'altro in un'impresa di pulizie. Avevano attirato l'attenzione mesi fa, postando sui social media dei 'selfie' nei quali minacciavano obiettivi come il Duomo di Milano o il Colosseo.

"VOGLIO AMMAZZARE DUE O TRE CARABINIERI"/ Tra i propositi dei due arrestati nell'ambito dell'operazione antiterrorismo coordinata dalla Procura di Milano, ci sarebbe stato anche quello di "ammazzare due o tre carabinieri". In una conversazione riportata nell'ordinanza di custodia cautelare, Lassad Briki dice: "io voglio fare una cosa prima di andare via...". Muhammad Waqas risponde: "ammazzare due, tre carabinieri?". E Lassad risponde affermativamente, al che l'interlocutore insiste: "io odio tanto i carabinieri". Lassad dice: "c'e' una base militare qua" e l'amico spiega: "l'altro giorno io ho visto che andavano con una macchina, quella di tipo grande macchina di militare, con grandi ruote cosi', io facevo sorpasso, io ho fatto cosi' (ride). Io ho guardato dentro e c'erano con tutti i vestiti da soldati tre, quattro persone dietro e una piccola macchina di carabinieri... (ride). Io pensato carabinieri per proteggere militari, i carabinieri mi rimanevano attaccato con quella macchina".

TRA GLI OBIETTIVI LA BASE MILITARE DI GHEDI... OPPURE UNA CHIESA/ Volevano colpire la base militare di Ghedi, nel bresciano. Era questo l'obiettivo dei due uomini arrestati a Brescia questa notte, dalla polizia, con l'accusa di associazione con finalita' di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico. "Queste persone hanno parlato di piu' obiettivi - spiega Romanelli -. Non c'e' mai stato un inizio di passaggio all'azione. Si parlava soprattutto di base militare di Ghedi, nel territorio bresciano. E altri possibili obiettivi, comprese le forze dell'ordine, ma in modo generico, e a danno di una societa' di ortofrutta, nella quale lavorava il tunisino, come addetto alle pulizie". Tra i possibili obiettivi da colpire, il pakistano Waqas, arrestato stamane con l'accusa di terrorismo internazionale, indica anche genericamente "una chiesa". E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare nella quale il gip sottolinea "le perplessita'" espresse da Waqas rispetto alla ferma volonta' del tunisino Briki di attaccare la base militare di Ghedi. "Waqas - scrive - lo invita a cambiare obiettivo, ripiegando su target meno impegnativi perche' meno vigilati. Una caserma di carabinieri o addirittura una chiesa provocando pero' il rifiuto del tunisino che invece desidera colpire un obiettivo dall'alto valore simbolico".

LA "GUIDA PER TERRORISTI" SUL WEB ED IL SOGNO DELLA SIRIA/ I due uomini arrestati questa notte a Brescia dalla polizia si stavano 'formando' attraverso un manuale che si puo' recuperare su Internet. Secondo quanto spiegato in conferenza stampa dal procuratore aggiunto, Maurizio Romanelli, il tunisino e il pachistano avevano 'scaricato' dal web il manuale dal titolo 'How to survive in the west a mujahid guide'. Si tratta di un volume diviso in 12 capitoli che contiene spiegazioni su come creare bombe fatte in casa, trasportare armi, come allenarsi, come nascondere l'identita' da estremista. Ma anche come proteggere la privacy su Internet, cosa fare quando si e' spiati e come scappare per salvarsi. I due uomini arrestati dalla Polizia di Milano pensavano di partire per la Siria, dove avrebbero potuto addestrarsi militarmente. E' quanto emerso dall'attivita investigativa, come ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli. I due, ha stato detto, "erano consapevoli di non avere un addestramento militare consolidato". "I due - spiega ancora - non solo hanno dimostrato adesione allo stato islamico con l'intenzione di partite per la Siria per svolgere addestramento da mujahidin. Ma anche attivita' terroristica all'interno del nostro paese".

"ROMANI, O L'ISLAM O I COLTELLI"/ "O popolo di Roma, avete tre soluzioni: accettare l'Islam; pagare Jezia; i nostri coltelli (Jihad). A voi la scelta!". E' uno dei messaggi postati sull'account Twitter 'Islamic States in Rome' che sarebbe stato utilizzato dai 2 presunti terroristi, arrestati nella notte dalla polizia a Brescia. Il messaggio e' statro mostrato in conferenza stampa a Milano, insieme ai numerosi selfie che i due, un tunisino e un pakistano, avevano postato con sullo sfondo il Duomo di Milano o il Colosseo. Tra i documenti raccolti, anche il giuramento di fedelta' al Califfo dello Stato islamico al Baghdadi: "Dichiariamo la Bay'a al Califfo", era scritto nel biglietto. Da qui il nome dell'operazione antiterrorismo condotta dalla Digos, "Bay'a".  "Ora agiamo con le foto nelle vostre strade...presto agiremo coi i nostri coltelli affilati...il futuro non e' lontano...#Islamic State in Rome". E ancora: "Siamo gia' a Roma...manca poco..nostri coltelli affilati e pronti per la macellazione". Sono due dei tweet postati dal tunisino Lassad Briki, postati sui suoi profili 'homar moktar' e 'homar moktar2', il secondo utilizzato dopo che il primo era stato chiuso dalla societa' Twitter.

ANCHE UNA DITTA DI ORTOFRUTTA NEL MIRINO/ Nel mirino dei due uomini arrestati nel blitz antiterrorismo questa notte Brescia, il tunisino Lassaad Briki, 35 anni, e il pakistano di 27 anni Muhammad Waqas, c'era anche una ditta di ortofrutta dove l'uomo si recava a fare le pulizie. Come ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, che ha coordinato l'inchiesta condotta da Digos e polizia postale, nel corso di una conferenza stampa, oltre alla base militare di Ghedi e a "generici riferimenti a forze dell'ordine", c'era anche una ditta di alimentari, in particolare di ortofrutta, nella quale lavorava il tunisino come addetto alle pulizie. Romanelli ha chiarito pero' che non c'e' mai stato "un pericolo concreto". Al momento erano solo 'parole'.

GLI ITALIANI? "SFIGATI SEMPRE AL BAR"/ Waqas e Briki, i due arrestati stamane nell'ambito del blitz antiterrorismo della Procura di Milano, in alcune conversazioni intercettate parlano di come integrarsi nella societa' italiana per portare a termine i loro propositi, "come suggerito dal famoso manuale 'Come sopravvivere in Occidente'. "Per esempio io ho amici italiani - dice Waqas - io adesso ho lasciato non vado piu' con loro, pero' se io voglio uscire con loro... Andare al bar cosi' tutti mi conoscono, anche altri italiani amici di amici... Pero' loro sono sfigati sempre al bar cosi'...". Per quanto riguarda il bere bevande alcoliche Waqas racconta all'amico che ormai gli italiani hanno capito che lui e' musulmano e non beve: "prima io due o tre volte sono andato con loro in discoteca pero', perche' loro bevono tanto, loro non possono guidare la macchina, mi dicono che tu non bevi e tu guidi la nostra macchina (....), io ho pensato cosi' che va bene uscire con loro, guidare la macchina anche se incontro la polizia... O magari se qualche giorno succede qualcosa loro dicono no lui sempre esce con noi, lui e' bravo!".

LE REAZIONI E I COMMENTI

ALFANO: "LA PREVENZIONE FUNZIONA"/ "Anche questa mattina abbiamo avuto la conferma che il nostro sistema di prevenzione nei confronti di attacchi terroristici funziona". Cosi' il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commenta l'arresto a Brescia di un tunisino e pakistano che progettavano attentati a Roma e Milano. "Gli arresti di stamattina - ha aggiunto il ministro, parlando a margine della presentazione del piano servizi per l'esodo estivo - sono un'ulteriore prova che il monitoraggio del web consente un'azione di prevenzione molto efficace".

GELMINI: "NIENTE TRIONFALISMI, PERICOLO E' CONCRETO"/ "Bene l'operazione antiterrorismo della polizia a Brescia. Dimostra due cose: che il pericolo delle cellule terroriste nel nostro Paese è reale e concreto; che le Forze dell'Ordine e l'Intelligence sanno reagire. Non bisogna abbassare la guardia però, perché un colpo a segno non significa che la battaglia è vinta. Al governo dico: no al trionfalismo''. Lo dice Mariastella Gelmini, vicecapogruppo di Fi alla Camera.

MARONI: "SBARCHI DI CLANDESTINI AUMENTANO I RISCHI"/ "Sono molto preoccupanti perche' mi sembra di capire che siano terroristi che volevano fare degli attentati qui dalle nostre parti. Questo dimostra che il rischio c'e' ed e' alto". A dirlo e' il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, commentando l'arresto a Brescia di due terroristi 'sostenitori' dell'Isis. A margine del vertice maggioranza-opposizione sulla riforma del sistema socio-sanitario al Pirellone, il governatore ha spiegato: "E' un rischio che viene continuamente alimentato dall'arrivo di clandestini". Maroni, poi, polemizza con il prefetto Mario Morcone (Capo dipartimento immigrazione del Viminale): "Sentivo stamattina il prefetto Mario Morcone dire che non c'e' nessuna emergenza immigrazione in Italia. L'unica cosa che si puo' dire e' che anche i prefetti sono vittime dei colpi di calore". A chi gli faceva notare che i due arrestati erano immigrati regolari, Maroni ha risposto: "Uno dei modi per combattere il terrorismo e' anche fermare le partenze dalla Libia e questa e' una delle cose che il governo non sta facendo".

DE CORATO: "ORA STOP A BANDO MOSCHEA A MILANO"/ Riccardo De Corato: “Duomo, Stazione Centrale, Expo: i due islamici arrestati a Brescia avevano Milano nel mirino. E gli arresti degli ultimi mesi dimostrano che non sono due “folli” isolati, ma membri dell’Isis che ormai abbiamo in casa. Di che altra dimostrazione abbiamo bisogno? Majorino faccia una cosa di destra, chiuda il bando-farsa che viola ben due leggi regionali. Dopotutto in vista delle elezioni ha già virato su idee di destra come i militari in strada (tolti dalla sua giunta), tanto vale che faccia marcia indietro anche sulle moschee". Ancora De Corato: "Ricordiamo i dieci jiahdisti presi meno di un mese fa, ricordiamo la ragazza italiana e la sua famiglia convertiti alla guerra santa… Dove si sono convertite queste persone? Dove pregavano? E, nel caso dei due uomini arrestati oggi, dove si sono incontrati visto che neanche erano dello stesso Paese? Le moschee possono diventare luoghi di ritrovo per i terroristi e per questo la Regione ha varato la legge sui luoghi di culto, per garantire il più possibile la sicurezza. L’operazione di oggi è l’ennesima dimostrazione che aprire adesso nuove moschee è una follia. Regione Lombardia ha emanato una legge valida, il problema è che il centrosinistra che governa Milano invece non vede l’ora di aprire le due moschee che tanto desidera. Il fatto che il bando sia impantanato è grazie alle normative regionali e ci auguriamo che rimarrà così fino alla fine del mandato di Pisapia”.

 

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terrorismoisispolizia di stato







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