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Tra referendum e Milano 2027, Scalpelli: “Il fronte riformista c’è. Ma non ha un partito”

Sergio Scalpelli analizza l’esito del referendum sulla giustizia e le conseguenze nella corsa verso le elezioni milanesi del 2027: “Calabresi? E tutto da vedere che voglia fare le primarie?”. L’INTERVISTA

Tra referendum e Milano 2027, Scalpelli: “Il fronte riformista c’è. Ma non ha un partito”
Sergio Scalpelli

Il risultato del referendum sulla giustizia apre una riflessione politica che va ben oltre il singolo quesito e investe direttamente gli equilibri del centrosinistra, a Milano e a livello nazionale. Secondo Sergio Scalpelli, storica anima del riformismo sotto la Madonnina, il voto restituisce l’immagine di un’area liberal-democratica tutt’altro che marginale. Ma che ha un problema: “Questa area non ha un partito. E’ frammentata e divisa, anche per colpa delle infauste vicende di quella che è stata l’esperienza del Terzo polo. Se questa area vuole contare, deve necessariamente strutturarsi in un organismo unitario”. A Milano, secondo Scalpelli, il centrodestra non ha chance. Ed i riformisti, per essere protagonisti, devono sapere su quale candidato contare. Calabresi? “E tutto da vedere che voglia fare le primarie”. A livello nazionale, invece, l’esito del voto potrebbe nascondere qualche insidia per la leader del Pd Elly Schlein: “Questo risultato darà piuttosto molto fiato alle ambizioni di leadership di Giuseppe Conte“. L’INTERVISTA

Scalpelli, il voto milanese sul referendum che indicazioni dà al fronte riformista?
Penso che il risultato nazionale e milanese abbiano un segno comune: l’area riformista e liberal democratica esiste ed è forte. E vale in Italia qualcosa più del 10 per cento. Ma ha un problema.

Quale?
Questa area non ha un partito. E’ frammentata e divisa, anche per colpa delle infauste vicende di quella che è stata l’esperienza del Terzo polo. Se questa area vuole contare, deve necessariamente strutturarsi in un organismo unitario. Altrimenti non riuscirà né a dare mano a sconfiggere la destra, né a pesare e far prevalere una propria strategia all’interno del centrosinistra, sostenendo l’impegno per una società europeista ed aperta, che rispecchi i nostri valori.

E verso le Comunali 2027 cosa ci racconta il voto degli scorsi giorni?
Il primo elemento che se ne trae è che appare molto improbabile che il centrodestra potrà presentarsi in modo competitivo alle elezioni del 2027. Sembra ad oggi una partita tutta interna al centrosinistra.

E in questa partita i riformisti quale ruolo vogliono avere?
Se il campo riformista vuole avere un suo peso specifico è necessario che si presenti sostenendo un unico candidato. Può essere Calabresi? Il suo è un nome ascrivibile a questo spazio ed ai suoi valori, ma è tutto da vedere che voglia fare le primarie. Ci sono poi Emmanuel Conte ed Anna Scavuzzo, ma una scelta dovrà essere fatta per evitare una dannosa dispersione.

Il Pd potrebbe avere la tentazione di spostare il proprio baricentro più a sinistra?
Non credo che dal risultato del referendum il Pd abbia nuovi spunti da ricavare. Specie a Milano dove c’è già una componente di sinistra anche innovativa rappresentata da Pierfrancesco Majorino o Lorenzo Pacini, e per la quale ho sincera simpatia pur non condividendo quasi nulla della loro linea.

E a livello nazionale?
Credo che a livello nazionale questo risultato darà piuttosto molto fiato alle ambizioni di leadership di Giuseppe Conte.

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