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Milano
Un bocconiano in corsa alle Regionali. Pacente si candida con Moratti
Carmine Pacente

Un bocconiano in corsa alle Regionali. Pacente si candida con Moratti

Carmine Pacente, bocconiano nato nel Cilento, già collaboratore dell’Ispi, già responsabile del Servizio Europa della Provincia di Milano. Eletto nel consiglio comunale di Milano nel 2016 e nel 2021, è presidente della Commissione consiliare “Fondi europei e PNRR”. Ora candidato al Consiglio regionale della Lombardia, capolista di Azione-Italia viva.

Pacente come spiega agli elettori il passaggio dalla sfera del Pd al sostegno di Letizia Moratti?

Nella vita accadono spesso cose imprevedibili e anche belle. La premessa doverosa è che il 90% dei miei rapporti politici e istituzionali derivano dalla grande passione e da un impegno ormai pluridecennale sui fondi europei. E’ accaduto anche con i miei nuovi compagni di viaggio di Azione e del Terzo Polo. Con Mariastella Gelmini abbiamo interloquito intensamente sul PNRR durante tutta la sua esperienza come Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie del Governo Draghi. Con Giulia Pastorella ci siamo incontrati durante la campagna per le elezioni europee del 2019, entrambi candidati nella circoscrizione del Nord Ovest. La prima chiacchierata che ho fatto con il leader Carlo Calenda è stata letteralmente monopolizzata dal PNRR e dai fondi europei. Con Mariasole Mascia, vice sindaca di Vimercate, ci siamo incontrati nel Dipartimento Europa di ANCI che io presiedo dal 2019. E potrei continuare con mille altri esempi. Ho trovato sincero interesse per questi temi e la volontà di costruire un progetto politico autenticamente europeista, insieme a Italia Viva e a tutti coloro che vorranno collaborare, che mi riporta un po' alle origini. Provengo da una tradizione familiare post democristiana, transitata attraverso il Partito Popolare Italiano fino alla Margherita e poi al PD. Ho ritrovato tanti amici che hanno frequentato per anni una summer school che organizzavo su questi temi nel mio Paese d’origine nel Cilento: da Sandro Gozi a Guido Galperti per citarne alcuni.

I giovani sembrano distanti anni luce da istituzioni e politica, cosa li può avvicinare alle istituzioni rappresentative?

E’ un tema molto spinoso. La debolezza delle assemblee rappresentative, a tutti i livelli di governo nessuno escluso, non aiuta. C’è una sensazione diffusa di non riuscire realmente a incidere nelle decisioni che sembrano spesso di competenza esclusiva degli esecutivi (giunta o governo) o – a essere più precisi – di pezzi di esecutivi, in genere quelli più vicini al leader: sia esso un presidente o un sindaco. La debolezza dei partiti e il “leaderismo” sempre più spinto producono da tempo questa deriva, che per alcuni è positiva per altri meno. Se un cittadino o un giovane pensa che il proprio voto per chi deve rappresentarlo nelle assemblee elettive sia inutile o pensa che il proprio impegno diretto sia inutile, investe il tempo in altre faccende.

Le risorse del Pnnr sembrano un talismano per risolvere tutti i problemi, concretamente quali sono le opere in Lombardia che potranno migliorare e quali tempi serviranno?

La stagione dei fondi europei in Lombardia è particolarmente interessante in questo periodo di programmazione. Alle risorse del PNRR si aggiungono i fondi europei di coesione (gli ex fondi strutturali), i fondi per la politica agricola e altre risorse minori come i programmi europei a gestione diretta (Europa digitale, Europa creativa, Horizon Europe, Life e tantissimi altri). Diamo qualche numero: i fondi europei di coesione a disposizione di Regione Lombardia e della nuova Giunta ammontano a 3,5 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al recente passato. Queste risorse, insieme a quelle per la politica agricola, sono in gestione all’autorità regionale. Nel territorio lombardo atterrano poi 1,7 miliardi di risorse del PNRR per mobilità e infrastrutture; 1,2 miliardi per la Sanità, il 40% destinato al rafforzamento della medicina territoriale; 550 milioni per l’istruzione, di cui oltre la metà circa 240 milioni per nuovi asili nido; e poi 172 per scuole di infanzia e per scuole innovative, 37 per le mense scolastiche, 27 per le palestre, 68 per la messa in sicurezza. Sono soltanto alcuni esempi, l’elenco sarebbe troppo lungo. Naturalmente il ruolo della Regione in quanto istituzione è molto diverso a seconda degli strumenti di cui parliamo. Così come i tempi di realizzazione degli interventi sono variabili ma tutti non oltrepassano il 2029.

Tra comune e regione le polemiche non mancano e certo non giovano ai cittadini. Ha una ricetta per costruire la pace tra le due istituzioni?

Credo che tutti i miei colleghi sia in comune che in regione possano testimoniare che in questi anni non ho mai cercato la polemica fine a se stessa ma sempre il confronto sulle cose da fare, pur da posizioni diverse come è naturale che sia. Il lavoro a Palazzo Marino sul PNRR e sui fondi europei è stato spesso condiviso dalle diverse forze politiche e non era scontato come alcuni possono invece pensare. Inoltre in veste di Presidente del Dipartimento Europa di ANCI ho attivamente partecipato al lungo confronto - durato più di un anno - tra Giunta Regionale e ANCI per la programmazione delle risorse europee destinate alle aree urbane, Milano compresa. Ovviamente ho partecipato al tavolo bilaterale insieme al Presidente Mauro Guerra che ha spesso sostenuto le mie proposte e alla Presidenza di Regione Lombardia. Se dovessi essere eletto come mi auguro, continuerei a operare esattamente con questo spirito che per me è semplicemente naturale.

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