La tensione che da anni attraversa l’urbanistica milanese ora esplode anche dentro gli uffici comunali. I dipendenti della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano scendono in campo con un’assemblea-presidio convocata per oggi, denunciando il peso di un clima diventato ormai insostenibile dopo oltre tre anni di inchieste, polemiche politiche e scontri interpretativi sulle norme edilizie.
Fp Cgil Milano, Cisl Fp Metropoli Milano, Uil Fp Milano, Csa e Rsu del Comune parlano apertamente di lavoratori lasciati soli, trasformati nell’“anello debole” di una vicenda che negli ultimi anni ha travolto il settore urbanistico del Comune. L’assemblea si tiene dalle 10 alle 13 nell’Aula Magna del Museo di Storia Naturale di corso Venezia, mentre dalle 11 è previsto anche un presidio davanti a Palazzo Marino.
“Dietro ogni pratica ci sono persone”
Il cuore della protesta è tutto nelle parole dei sindacati, che difendono i dipendenti coinvolti indirettamente nel lungo contenzioso giudiziario e mediatico sulle pratiche edilizie milanesi. “Il nostro primo pensiero va alle lavoratrici e ai lavoratori che si trovano, loro malgrado, al centro di un estenuante dibattito giudiziario e mediatico”, spiegano le sigle, parlando di personale costretto da anni a lavorare sotto pressione. Secondo i rappresentanti sindacali, il nodo centrale non sarebbe un sistema di profitti illeciti o vantaggi personali, ma piuttosto una lunga e complessa disputa interpretativa sulle norme urbanistiche ed edilizie, sostenuta nel tempo dalla stessa amministrazione comunale. Una posizione che punta a distinguere il piano tecnico da quello penale e morale. “Le colleghe e i colleghi della Rigenerazione Urbana sono prima di tutto cittadini e professionisti onesti”, scrivono i sindacati. “Trasformare un dubbio tecnico in un’ombra sulla loro moralità è un’amarezza che non meritano”.
Stipendi da 1.400 euro e il timore di risarcimenti milionari
Nella nota emerge soprattutto il peso umano della vicenda. I sindacati parlano di dipendenti che percepiscono stipendi da “1.400-1.500 euro al mese” ma che da oltre tre anni convivono con il timore di dover rispondere personalmente delle pratiche urbanistiche finite sotto la lente della magistratura. Una paura che riguarda anche possibili conseguenze economiche pesantissime. Le sigle evocano infatti il rischio di dover affrontare richieste economiche “che possono arrivare a decine o centinaia di migliaia di euro”. Un quadro che, sostengono, sta logorando non solo l’efficienza degli uffici ma anche la serenità personale e familiare dei lavoratori coinvolti. “Chiedere a un dipendente pubblico di lavorare così a lungo in un quadro di incertezza normativa rappresenta un onere che logora profondamente”, scrivono ancora Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Csa e Rsu.
La richiesta al Comune: tutela e riorganizzazione
La protesta non guarda soltanto al passato ma anche al futuro. I sindacati chiedono infatti che la vicenda venga chiusa rapidamente e che la magistratura possa valutare “con equilibrio le reali responsabilità”. Ma soprattutto domandano una tutela strutturale per il personale della Rigenerazione Urbana. Sul tavolo finiscono così anche i temi dell’organizzazione interna degli uffici: carichi di lavoro, condizioni operative, riconoscimento economico e professionale. Per le sigle, la crisi che ha investito l’urbanistica milanese dimostra la necessità di ridefinire responsabilità e strumenti di tutela per chi lavora negli uffici tecnici del Comune. “Difendere il loro lavoro significa difendere il valore e la credibilità del servizio pubblico”, concludono i sindacati.

