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Urbanistica, la rivolta dei dipendenti comunali: “Non possiamo essere noi il capro espiatorio”. Le famiglie sospese: “Milano paralizzata”

Assemblea-presidio dei lavoratori della Rigenerazione Urbana dopo anni di inchieste e polemiche. I sindacati: “Ansia, stipendi bassi e rischio di pagare di tasca propria, vogliamo più tutele”

Urbanistica, la rivolta dei dipendenti comunali: “Non possiamo essere noi il capro espiatorio”. Le famiglie sospese: “Milano paralizzata”
Striscione contro la tratta a Palazzo Marino, Milano

La tensione che da anni attraversa l’urbanistica milanese ora esplode anche dentro gli uffici comunali. I dipendenti della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano sono scesi in campo con un’assemblea-presidio denunciando il peso di un clima diventato ormai insostenibile dopo oltre tre anni di inchieste, polemiche politiche e scontri interpretativi sulle norme edilizie. Fp Cgil Milano, Cisl Fp Metropoli Milano, Uil Fp Milano, Csa e Rsu del Comune parlano apertamente di lavoratori lasciati soli, trasformati nell’“anello debole” di una vicenda che negli ultimi anni ha travolto il settore urbanistico del Comune.

“Dietro ogni pratica ci sono persone”

Il cuore della protesta è tutto nelle parole dei sindacati, che difendono i dipendenti coinvolti indirettamente nel lungo contenzioso giudiziario e mediatico sulle pratiche edilizie milanesi. “Il nostro primo pensiero va alle lavoratrici e ai lavoratori che si trovano, loro malgrado, al centro di un estenuante dibattito giudiziario e mediatico”, spiegano le sigle, parlando di personale costretto da anni a lavorare sotto pressione. Secondo i rappresentanti sindacali, il nodo centrale non sarebbe un sistema di profitti illeciti o vantaggi personali, ma piuttosto una lunga e complessa disputa interpretativa sulle norme urbanistiche ed edilizie, sostenuta nel tempo dalla stessa amministrazione comunale. Una posizione che punta a distinguere il piano tecnico da quello penale e morale. “Le colleghe e i colleghi della Rigenerazione Urbana sono prima di tutto cittadini e professionisti onesti”, scrivono i sindacati. “Trasformare un dubbio tecnico in un’ombra sulla loro moralità è un’amarezza che non meritano”.

Stipendi da 1.400 euro e il timore di risarcimenti milionari

Nella nota emerge soprattutto il peso umano della vicenda. I sindacati parlano di dipendenti che percepiscono stipendi da “1.400-1.500 euro al mese” ma che da oltre tre anni convivono con il timore di dover rispondere personalmente delle pratiche urbanistiche finite sotto la lente della magistratura. Una paura che riguarda anche possibili conseguenze economiche pesantissime. Le sigle evocano infatti il rischio di dover affrontare richieste economiche “che possono arrivare a decine o centinaia di migliaia di euro”. Un quadro che, sostengono, sta logorando non solo l’efficienza degli uffici ma anche la serenità personale e familiare dei lavoratori coinvolti. “Chiedere a un dipendente pubblico di lavorare così a lungo in un quadro di incertezza normativa rappresenta un onere che logora profondamente”, scrivono ancora Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Csa e Rsu.

La richiesta al Comune: tutela e riorganizzazione

La protesta non guarda soltanto al passato ma anche al futuro. I sindacati chiedono infatti che la vicenda venga chiusa rapidamente e che la magistratura possa valutare “con equilibrio le reali responsabilità”. Ma soprattutto domandano una tutela strutturale per il personale della Rigenerazione Urbana. Sul tavolo finiscono così anche i temi dell’organizzazione interna degli uffici: carichi di lavoro, condizioni operative, riconoscimento economico e professionale. Per le sigle, la crisi che ha investito l’urbanistica milanese dimostra la necessità di ridefinire responsabilità e strumenti di tutela per chi lavora negli uffici tecnici del Comune. “Difendere il loro lavoro significa difendere il valore e la credibilità del servizio pubblico”, concludono i sindacati.

Sala: “Da un paio d’anni i dipendenti fanno una vita infernale”

“Io sono più che vicino a loro. Cercheremo di fare tutto il possibile. E’ chiaro che sono un paio d’anni che stanno facendo una vita infernale”. Così il sindaco di Milano Beppe Sala. “E’ molto difficile far capire ai cittadini cosa vuol dire oggi firmare degli atti, prendersi delle responsabilità con il rischio di avere un avviso di garanzia quando fai tutto in buona fede – ha aggiunto Sala -. Per cui cercheremo di fare il possibile per stare loro ancora più vicino, però certamente questa è una fase storica per cui certi lavori in Comune sono lavori che uno lo fa perché ha bisogno dello stipendio, perché è legato al Comune, perché è da tanti anni qua, ma se potesse decidere magari non lo vorrebbe fare. Tanto è vero che tempo addietro avevo avuto una lettera di tanti di loro che chiedevano un trasferimento”.

Le Famiglie Sospese: “L’intero sistema è paralizzato”

“Prendiamo atto delle parole del sindaco Giuseppe Sala riguardo alla “vita infernale” vissuta dai dipendenti della Direzione Urbanistica, ma a Milano la realtà è ancora più drammatica: oggi siamo di fronte a famiglie sospese, società sospese e impiegati sospesi. Un intero sistema cittadino è paralizzato”. Lo dichiara in una nota Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie Sospese, commentando le ultime dichiarazioni del sindaco in merito alle proteste dei lavoratori del Comune. “Comprendiamo le difficoltà umane e professionali dei tecnici comunali che si trovano a firmare atti in un clima di profonda incertezza giudiziaria, continua Borsellino ma la solidarietà espressa dal sindaco non basta più. Le promesse di soluzioni concrete che ci erano state prospettate all’inizio di quest’anno continuano a rimanere disattese, mentre i mesi passano e i danni economici e sociali per i cittadini si accumulano”.

Secondo il portavoce del Comitato, la situazione richiede un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli: “Siamo davanti a un corto circuito creato da Palazzo Marino e che ora è incapace di gestire. E’ urgente e indispensabile un intervento del Governo e del Parlamento attraverso una legge nazionale che faccia chiarezza normativa, sblocchi l’impasse interpretativa e restituisca certezze giuridiche sia a chi deve firmare gli atti in buona fede, sia ai cittadini che subiscono gli effetti di questo blocco. Il quadro normativo attuale sta soffocando lo sviluppo edilizio e sociale della città”. Tuttavia, conclude Borsellino, “non accettiamo l’immobilismo locale. Da Sala e dalla sua amministrazione la città si aspetta prese di posizioni e proposte politiche immediate, non una semplice constatazione del problema. Non possiamo permetterci di restare “in sospeso” a tempo indeterminato”.