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Violenza sessuale a Milano: "Mi diceva 'non costringermi a sfregiarti'"

Violenza sessuale a Milano: "Mi diceva 'non costringermi a sfregiarti'"

"Ho continuato a dirgli: non è giusto, non voglio, sono anche fidanzata. Ma lui si è alzato dal tendone per posizionarsi davanti a me, minacciandomi con un coccio di bottiglia. Non costringermi a sfregiarti, mi diceva": è uno dei passaggi del racconto shock fornito alle poliziotte e alle psicologhe del Soccorso Violenza Sessuale della clinica Mangiagalli dalla giovane di 23 anni che nella notte tra il 31 marzo e l'1 aprile è rimasta in balia di un 38enne che l'ha minacciata e violentata nei pressi di Melchiorre Gioia a Milano.

Milano, una violenza sessuale interminabile: "Gli ho chiesto  cosa ne pensasse Allah di tutto questo"

Secondo quanto riportato da Repubblica, l'aggressore l'ha approcciata all'uscita dalla discoteca Tocqueville, in zona Corso Como. La 23enne aveva perso cellulare e portafogli."Ricordo di essermi appoggiata su una macchina perché barcollavo. ero confusa, spaventata". Poi è arrivato l'uomo:  "Mi ha detto che sapeva dov'era il mio telefono, che conosceva tutti in quella zona". La ragazza lo ha seguito, ma lui l'ha portata nel parcheggio multipiano in piazza Einaudi dove si trovava il suo giaciglio di fortuna. La giovane ha così realizzato di essere in trappola. Vani i suoi tentativi di andarsene:  "Mi ha spinto contro il muro per impedirmi di indietreggiare e per tenermi ferma. Mi ha poi tirato due schiaffi in faccia ed io ho continuato a gridare, gridare e a dimenarmi per cercare di liberarmi. Mi ha tirato altri due schiaffi mentre con l'altra mano mi teneva". Il 38enne l'ha costretta ad assumere cocaina assieme a lui:  "Non costringermi a sfregiarti". La giovane implora:  "Ricordo di avergli detto: ma Allah cosa ne pensa?". Ma lui "Mi guardava e mi diceva: mi hai fatto veramente incazzare, non lo fare mai più".

Quindi l'interminabile violenza, sotto la minaccia di un coccio di bottiglia puntato al collo. Dopo, il 38enne l'ha addirittura portata al bar prima di condurla a casa: "Per lui era come se avessimo avuto una notte d'amore. Continuava a dirmi che voleva la mia fiducia, anche se però non dovevo più comportarmi come quando cercavo di dimenarmi".

All'alba il nuovo tentativo di violenza, poi la chiamata ai carabinieri

In casa, il 38enne tenta un nuovo stupro, sventato dall'arrivo della coinquilina della 23enne che allerta i carabinieri. L'uomo viene fermato mentre sta tornando al parcheggio multipiano. Le prove della violenza sono evidenti, anche le telecamere del bar lo incastrano. Nel frattempo la vittima va in Mangiagalli dove è confermata la violenza sessuale: "Non è il dolore fisico, ma è stata la sensazione di non poter fare nulla, di essere impotente, di essermi sentita sola senza avere una via di fuga. Pensavo solo a sopravvivere".

L'aggressore doveva essere espulso dall'Italia due anni

Successivi approfondimenti hanno consentito di scoprire che il 38enne, Imad Bourcich, era uscito dal carcere un anno fa, dopo quasi due anni e mezzo di detenzione. tra i precedenti , rapina aggravata in concorso e violenza sessuale.  Il tribunale di Pavia aveva decretato due anni fa la sua espulsione "per la sua pericolosità sociale", ma il provvedimento non era mai stato eseguito.

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