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Yara Gambirasio "uccisa da sadico sessuale. Bossetti, sentenza il 17 luglio
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Omicidio Yara Gambirasio, sentenza Bossetti il 17 luglio

 

Il verdetto su Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre del 2010, nel processo d'appello a Brescia arrivera' il prossimo 17 luglio. I giudici quel giorno entreranno in camera di consiglio, uscendo o con la decisione di rinnovazione del dibattimento (ammettendo nuove perizie come chiesto dai difensori dell'imputato) o con la sentenza. Il presidente Enrico Fischetti lo ha annunciato al termine dell'udienza, nella quale e' presente Bossetti, condannato all'ergastolo in primo grado. Gli avvocati difensori che ieri hanno preso la parola concluderanno le loro arringhe il giorno 10 luglio. Mentre il 14 sono previste le repliche ed eventuali dichiarazioni spontanee di Massimo Bossetti.

Il 17 dunque la sentenza o una nuova ordinanza. "Serviranno diverse ore in camera di consiglio - spiega il presidente - per questo vogliamo entrarci presto. Senza ansia".

Assassinio di Yara Gambirasio, la difesa di Bossetti: "Uccisa da perverso sessuale sadico, non può essere lui"

 

Chi ha ucciso Yara Gambirasio, la tredicenne trovata morta in un campo a Chignolo d'Isola, nel febbraio 2011, "e' un perverso sessuale sadico . L'opposto di Bossetti. Su di lui non e' stata trovata neanche un'ombra. Quello che si puo' dire di lui e' che e' un 'caccia balle'". Cosi' il suo avvocato Paolo Camporini, durante il processo di appello a Brescia che traccia un profilo del muratore molto diverso da quello di chi si e' "divertito a giocare" con il corpo della ragazzina.

Dall'analisi dei suoi movimenti e dalle telefonate emerge che Bossetti faceva una "vita monacale, piatta e regolarissima". Quello di Yara e' "l'omicidio di qualcuno che ha dei serissimi problemi - continua il difensore - di uno che ci ha giocato con quel povero corpo, le ferite non sono state fatte a caso". Su questo punto gli avvocati di difesa e accusa si trovano d'accordo. In mattinata i legali della famiglia Gambirasio avevano sottolineato come le ferite inferte sul corpo della bambina mostravano "una violenza gratuita che va oltre l'intenzione di uccidere. Era per far soffrire la vittima prima di ucciderla".

Yara Gambirasio, i legali di Bossetti: "Cadavere rimaneggiato per depistare da mani esperte"

 

"Quello che ci troviamo di fronte e' un cadavere rimaneggiato per depistare - continua Camporini - . Neanche un chirurgo avrebbe fatto due tagli uguali ai polsi al buio". Troppi elementi sembrano costruiti ad hoc per il legale: "il lembo delle mutandine era stato messo fuori dai leggins come fosse stato fatto apposta. La maglietta era intatta (nonostante ci fossero stati dei tagli sulla schiena, ndr.) il che significa che il cadavere era stato rivestito". L'avvocato si rivolge ai giudici e insiste sulla necessita' di "avere coraggio, ce ne vuole tantissimo per una sentenza assolutoria". Ma "la presunzione di non colpevolezza vale anche per Bossetti", anche se il "circo mediatico a cui ha dato inizio l'accusa" non aiuta. La sentenza di primo grado che ha visto Bossetti condannato all'ergastolo e' stata "assolutista e autoritaria.

"Quarantacinque udienze buttate via". L'auspicio dei difensori e' che adesso la situazione sia diversa, "serve a tutti avere delle risposte". "Non si puo' cadere in questa tentazione autoritaria e inquisitoria di negare il contraddittorio". E Camporini conclude "o e' stato lui e merita la condanna altrimenti merita non so cosa, il risarcimento, perche' e' stato rovinato lui, i suoi figli, tutta la sua famiglia". Da parte sua, Bossetti, assicura il legale, e' pronto a sottoporsi a qualsiasi perizia: "non ha paura del contraddittorio, vuole eliminare ogni dubbio".

 

Omicidio di Yara Gambirasio, i legali di Bossetti: "Servono certezze, si conceda la perizia sul dna"

 

Per condannare Massimo Bossetti nel processo di appello, il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio bisogna avere certezze e elementi scientifici. "Dobbiamo essere sicuri che e' colpevole. Se permangono dei dubbi dovete assolvere. Questo e' il nostro ordinamento". Cosi' l'avvocato Claudio Salvagni, difensore del muratore di Mapello, durante la sua arringa davanti ai giudici della Corte di Assise di Appello. Ricorda una frase detta in occasione della sentenza del giocatore di football O.J. Simpson, assolto dall'accusa di aver ucciso la moglie, e cioe' "credo che probabilmente sia stato lui ma non ci sono abbastanza prove". "Questo e' lo stato di diritto - dice il difensore - il baluardo che non deve essere sorpassato". Secondo il legale ci sono troppe incongruenze, "non ci si puo' accontentare di risposte filosofiche. Qui c'e' in ballo la vita di un uomo. Questo non vuol dire dimenticarsi di Yara. Ma al contrario, significa volere per Yara il vero responsabile di questo omicidio". "Basta con i proclami dei giornali da pochi centesimi - dice rivolgendosi in particolare ai giudici popolari - noi vi daremo elementi oggettivi, scientifici" su cui riflettere. Perche' una cosa e' certa, per la difesa e cioe' che "la gente e' stata obnubilata da immagini distorte. Questo e' il muro che vogliamo superare, e fare in modo che si parli solo di diritto con mente serena e il piu' aperta possibile. Non vi racconteremo fandonie, ma i dati presenti nel fascicolo non consentono di condannare Massimo Bossetti". "Yara - conclude Salvagni - deve avere giustizia, ma ha bisogno del colpevole e non di un colpevole".

Basarsi su elementi scientifici e non su suggestioni. Insiste su questo tipo di approccio l'avvocato Salvagni che 'critica' quanto sentito durante questo caso: "Sono state dette cose incredibili, false e suggestive". Poi si riferisce direttamente agli avvocati della famiglia Gambirasio. "L'avvocato Pezzotta ha detto cose false che non trovano riscontro negli atti" cosi' come ha fatto il Pg. "Sono state dette cose creative, sbagliate e che sono contraddette dagli atti". "Noi siamo sereni perche' siamo dalle parte del giusto. Il nostro approccio - aggiunge - non e' puramente emozionale. Abbiamo cercato un approccio scientifico, asettico, critico".

Concedere la perizia sul Dna. Questa la richiesta della difesa di Massimo Bossetti, condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio pluriaggravato di Yara Gambirasio. Su quella che è la prova regina dell'accusa i legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, spendono gran parte dell'arringa che occuperà la seconda udienza del processo d'appello davanti ai giudici della corte d'assise d'appello di Brescia.

La custodia e la conservazione della traccia biologica "sono il tallone d'Achille" di un'indagine "con troppe anomalie" aveva detto in primo grado la difesa insinuando il dubbio sulla "certificazione" di ogni passaggio, ricordando l'uso di kit scaduti e dunque l'attendibilità delle risposte, evidenziando che sulla traccia biologica della vittima e di Bossetti trovata sugli indumenti della 13enne scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate c'è un picco "che certifica una contaminazione" restituendo un risultato "che non può essere accettato per dare una risposta forense e per condannare una persona". L'assenza del Dna mitocondriale non inficia i risultati per l'accusa, di diverso avviso la difesa.

"Facciamole, allora, queste perizie e andiamo a vedere se quel Dna e' davvero il suo o se, come crediamo noi, non e' il suo". Cosi' l'avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, si e' rivolto alla Corte d'Assise d'Appello di Brescia in un altro passaggio della sua arringa in corso nel processo di secondo grado sull'omicidio di Yara Gambirasio. Il difensore in questa parte del suo intervento, ancora una sorta di 'infarinatura' di elementi che verranno trattati piu' avanti nello specifico, ha anche chiarito che il computer di Bossetti sequestrato e analizzato "non e' quello di un pedofilo come dovrebbe sapere chi si occupa di casi del genere". Per il difensore la prova 'regina' del Dna, secondo l'accusa, e' soltanto un dato presentato come "roboante ma sbagliato" e "non si puo' condannare un uomo" sulla base di "71", come sostiene l'accusa, risultati attribuibili a Bossetti "su 101 e gli altri 30?". Per la difesa poi "le sfere metalliche e le fibre" trovate sul corpo della 13enne "non sono indizi" a carico di Bossetti e il furgone ripreso nelle immagini agli atti "non e' il suo"

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