Il BMW Group apre il 2026 in calo: Europa positiva, Cina in frenata, Mini in controtendenza.
BMW Group ha chiuso il primo trimestre del 2026 con 565.748 consegne globali nel comparto automotive, in flessione del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un dato che racconta un avvio d’anno meno brillante per il gruppo tedesco, soprattutto se letto accanto alla frenata del marchio BMW, sceso a 496.050 unità con un calo del 4,6%, e alla contrazione più marcata delle vendite di veicoli elettrificati e BEV. Nel quadro generale, però, non mancano segnali in controtendenza: Mini cresce ancora, l’Europa resta in terreno positivo e la Germania si conferma un mercato solido.
Dal punto di vista economico, il trimestre mostra con chiarezza una geografia della domanda sempre più disomogenea. La regione europea mette a segno 236.422 immatricolazioni tra BMW e Mini, con una crescita del 3%, mentre la sola Germania sale addirittura del 10,7% a 68.022 unità. È un risultato che suggerisce una buona tenuta commerciale nel mercato domestico e, più in generale, nel continente europeo, dove il gruppo sembra riuscire a difendere meglio volumi e posizionamento. Diverso il quadro fuori dall’Europa. Nelle Americhe le consegne si fermano a 109.639 unità, in calo del 4%, con gli Stati Uniti a 90.492 veicoli e una flessione del 4,3%. Ma è soprattutto la Cina a pesare sul bilancio del trimestre: 143.958 unità e un arretramento del 10%, dato che incide in modo evidente sull’andamento complessivo del gruppo.
È proprio qui che si legge il vero nodo del trimestre. Se l’Europa tiene e Mini cresce, il rallentamento cinese si conferma il fattore che più comprime i risultati. Per un costruttore premium globale, la Cina non è soltanto un mercato importante in termini di volumi, ma anche un territorio strategico per redditività, mix di prodotto e capacità di sostenere i programmi industriali. Un calo a doppia cifra in quell’area non può dunque essere considerato episodico nella lettura del trimestre: diventa un indicatore centrale dello stato di salute commerciale del gruppo.
All’interno di questo scenario, il dato più interessante arriva da Mini, che archivia il quinto trimestre consecutivo di crescita anno su anno. Le 68.427 consegne globali, pari a un aumento del 5,9%, indicano che il marchio britannico del gruppo continua a mostrare una dinamica più favorevole rispetto alla casa madre. In termini industriali e commerciali, non è un dettaglio secondario. In una fase in cui il marchio BMW rallenta e i numeri dell’elettrico arretrano, la capacità di Mini di restare in crescita assume un valore compensativo, anche sul piano del racconto strategico del gruppo. Non a caso, in Europa Mini viene indicata come particolarmente dinamica sul fronte BEV, segnale che nel marchio esiste una domanda elettrica ancora viva.
Molto più delicato, invece, il quadro dell’elettrificazione nel suo complesso. Il BMW Group elettrificato, comprendendo BEV e plug-in hybrid, si ferma a 132.518 unità, in calo del 15,9%. I soli BEV scendono a 87.458 unità, con una contrazione del 20,1%. È probabilmente il dato più sensibile dell’intero comunicato, perché va oltre il semplice rallentamento trimestrale delle consegne e tocca un asse strategico per tutto il settore premium europeo. Se un gruppo come BMW registra una flessione così netta delle vendite elettriche a inizio 2026, significa che la transizione continua a procedere in modo meno lineare del previsto, condizionata da fattori di mercato, geopolitica commerciale e diversa maturità della domanda tra le aree del mondo.
Anche gli altri brand e divisioni del gruppo chiudono il trimestre in territorio negativo. BMW M GmbH, dopo il record dello scorso anno, si ferma a 47.544 unità, in calo del 5,9%. Rolls-Royce consegna 1.271 vetture, in diminuzione dell’8%, mentre BMW Motorrad vende 42.735 motocicli e scooter, con una contrazione del 4,2%. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un gruppo che, almeno nei primi tre mesi dell’anno, fatica a ritrovare la spinta del 2025 e deve fare i conti con un mercato internazionale più frammentato e meno prevedibile.
Il punto, però, non è soltanto la flessione numerica. Il trimestre del BMW Group mostra anche una tensione tra aree che funzionano e aree che rallentano, tra marchi in difficoltà e marchi più reattivi, tra una domanda tradizionale che regge meglio e una componente elettrica che perde slancio. Da un lato c’è un’Europa che continua a rappresentare un argine, con la Germania in particolare a fare da sostegno. Dall’altro c’è una Cina che torna a essere la variabile più critica, in grado da sola di cambiare il segno del trimestre.
In chiave economica, la lettura è piuttosto chiara. Il gruppo tedesco non è davanti a un crollo, ma a un ridimensionamento che mette in luce le fragilità del contesto. Il calo del 3,5% nell’automotive, preso isolatamente, potrebbe sembrare gestibile; osservato insieme al -20,1% dei BEV e al -10% della Cina assume però un significato diverso. Segnala che il 2026 si apre per BMW con una combinazione di pressioni che riguardano contemporaneamente domanda, transizione energetica e distribuzione geografica delle vendite.
Resta, in questo contesto, il dato politico-industriale della tenuta europea. Che l’Europa cresca del 3% e la Germania del 10,7% significa che il gruppo conserva ancora una base commerciale molto solida nel suo perimetro storico. Ma non basta a neutralizzare la frenata asiatica né a compensare il rallentamento dell’elettrico. Per questo il primo trimestre non va letto come un semplice passaggio a vuoto statistico, ma come un segnale di mercato: il BMW Group entra nel 2026 con fondamentali ancora robusti in Europa, ma con una pressione crescente sui due fronti che oggi contano di più per il settore premium globale, cioè Cina ed elettrificazione.
In Breve
BMW Group Automotive Q1 2026: 565.748 unità, -3,5%
BMW: 496.050 unità, -4,6%
BMW M GmbH: 47.544 unità, -5,9%
Mini: 68.427 unità, +5,9%
BMW Group elettrificato (BEV + PHEV): 132.518 unità, -15,9%
BMW Group BEV: 87.458 unità, -20,1%
Rolls-Royce: 1.271 unità, -8,0%
BMW Motorrad: 42.735 unità, -4,2%
Europa: 236.422 unità, +3,0%
Germania: 68.022 unità, +10,7%
Americhe: 109.639 unità, -4,0%
Stati Uniti: 90.492 unità, -4,3%
Cina: 143.958 unità, -10,0%
Quarto pilastro: 74.415 unità, -8,3%

